Il ministro degli esteri Luigi Di Maio lo definisce il «D-Day del turismo europeo»: Il 15 giugno prossimo riapriranno le frontiere degli Stati membri dell’Unione, di quelli facenti parte dell’area Schengen e del Regno Unito. Sulla ripartenza del gran tour tuttavia, grava la minaccia della cosiddetta “black list” (lista nera), che potrebbe comportare, almeno per un primo momento, un trattamento ineguale nei confronti dei Paesi più colpiti dalla pandemia, tra i primi l’Italia e la Spagna.

Per far fronte al rischio di ghettizzazione, lo scorso 4 giugno i due rispettivi premier Giuseppe Conte e Pedro Sánchez hanno scritto una lettera alla presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen. La richiesta unanime è quella di una tempestiva eliminazione dei controlli alle frontiere, da effettuarsi in maniera «coordinata, non discriminatoria e in base a criteri epidemiologici chiari e trasparenti». Nella lettera, in particolar modo, si fa appello al Centro Europeo per il controllo e la prevenzione delle malattie (ECDC) affinché lo stesso svolga un ruolo guida nel definire regole comuni che possano garantire una riapertura in sicurezza. La libertà di movimento nell’area Schengen e Ue, come si ricorda, è infatti «uno degli elementi fondamentali del progetto europeo».

Non stupisce che siano proprio questi due Paesi, messi in ginocchio dall’emergenza Coronavirus, a spingere per una ripartenza comune. Tra gli obiettivi c’è anche quello di scongiurare ulteriori problemi economici. Secondo l’Eurostat, infatti, nel 2018 Spagna e Italia sono state rispettivamente la prima e la seconda meta prediletta dai viaggiatori europei e l’intero settore del turismo incide per circa il 12/13% del Pil di entrambi gli Stati.

Con l’intento di risolvere le «tutte le contraddizioni allo spirito europeo», anche il ministro degli Esteri Di Maio negli ultimi giorni si è adoperato per far ripartire al più presto la stagione turistica, incontrando a Roma il collega francese Le Drian lo scorso 3 giugno. Il 5 ed il 6 giugno è stata la volta delle prime missioni fuori dai confini nazionali, in Germania – secondo l’Istat primo paese nel 2018 per numero di turisti stranieri in Italia – e in Slovenia. I tre incontri hanno portato ad esiti positivi, con la decisione della riapertura comune delle frontiere commentata dallo stesso Di Maio come un gesto di fratellanza, solidarietà e collaborazione.

Tuttavia, l’appuntamento più importante sarà quello di martedì 9 giugno, quando il ministro degli Esteri italiano si recherà in Grecia in seguito alle polemiche scoppiate dopo la comunicazione di un differente trattamento previsto per chi arrivi dal Bel Paese. In particolare, dal 15 al 30 giugno, i viaggiatori italiani provenienti dalle regioni considerate ad “alto rischio” (Lombardia, Veneto, Piemonte ed Emila Romagna) saranno sottoposti al test e obbligati ad una quarantena di 7 giorni se risultati negativi, o di 14 se positivi. Un altro Paese che desta preoccupazioni è l’Austria. Il ministro degli Esteri austriaco Alexander Schallenberg, infatti, nei giorni scorsi aveva annunciato la riapertura a sette degli otto Paesi confinanti. Come sottolineato dallo stesso in un’intervista al Corriere della Sera però, l’esclusione dell’Italia non è da considerarsi come «una decisioni definitiva», e possibile è la scelta di seguire il modello greco, aprendo le proprie frontiere alla provincia di Bolzano e ad altre selezionate Regioni, ma per ora non è stata comunicata alcuna decisione di tal genere.

Il resto dell’Europa invece si prepara all’appuntamento del 15 giugno in maniera difforme: se la Francia e la Svizzera tra una settimana non imporrano più alcuna restrizione, la Norvegia rimarrà ancora chiusa alla Svezia ma non alla Finlandia e alla Danimarca, che a sua volta riaprirà i confini a tutti i Paesi Ue e Schengen solo a partire dal 31 giugno. Da oggi invece, si potrà raggiungere il Regno Unito, ma a condizione di sottoporsi ad una quarantena di 14 giorni, dalla quale però sono esclusi i cittadini delle Isole Man, delle Isole del Canale e dell’Irlanda. Anche in quest’ultima resta l’obbligo di auto-isolamento, così come, al momento in Portogallo. Il comportamento cauto dei vari Paesi, e le decisioni differenti, dovranno però allinearsi a fine mese, quando – come comunicato dalla commissaria europea degli Affari interni Ylva Johansson – l’area Schengen dovrà tornare ad un pieno funzionamento.