Quando i riflettori si spengono arriva Coda Story. Il progetto di slow journalism è nato dieci mesi fa con l’idea di coprire quelle storie che, non essendo più un tema caldo,  non compaiono più nei giornali, uscendo dalla mediasfera. Si tratta di un modello di giornalismo in controtendenza che sopravvive grazie alle donazioni e al crowdfunding dei suoi lettori.

Dopo avere dato spazio ai diritti LGBTQ in Russia, sul sito di Coda sono apparse due nuove storie: le campagne di disinformazione in Eurasia e la crisi dei migranti (raccontata da Berlino). Natalia Antaleva, co-fondatrice ed ex corrispondente della BBC, ha detto che per queste edizioni saranno sperimentati nuovi linguaggi di visual storytelling.

Della scelta dei temi da trattare ha parlato anche l’altro co-fondatore di Coda, Ilan Greenberg. «In Germania, per esempio, c’è stata un’orgia di notizie sui migranti quando il focus era sul viaggio delle persone dalla Grecia. Ma ora l’attenzione deve essere spostata sulla questione dell’integrazione o della mancanza di essa e delle politiche che dovranno essre fatte».

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