Ha un  italiano perfetto, ma il forte accento inglese tradisce la sue origini. Carole Anne Richards è nata in Inghilterra 52 anni fa, ma  vive da 15 anni a Torino, dove lavora  come manager consultant nell’ambito dei software gestionale aziendali. Il 7 dicembre, insieme ad altri 3 cittadini britannici che vivono in Spagna e Francia, ha fatto ricorso all’Alta Corte di Giustizia del Regno Unito, chiedendo che il voto su Brexit venga annullato. «Io e gli altri non eravamo favorevoli alla Brexit dall’inizio, ma non c’era molto che potevamo fare. A luglio ci sono state una serie di indagini della electoral commission inglese, è stato confermato che ci sono state attività illegali sul referendum. «A luglio ci sono state una serie di indagini della electoral commission inglese, è stato confermato che ci sono state attività illegali sul referendum»». A quel punto avevamo una spinta per andare in tribunale per fare ricorso». Secondo Carole  sono stati commessi diversi reati come l’eccesso di spesa per la campagna elettorale del leave e l’uso improprio dei dati personali degli elettori.

whatsapp-image-2018-12-12-at-12-55-48

«Noi britannici in Europa siamo tutti migranti, per noi gli effetti della Brexit sono sproporzionati, perché perderemo molti diritti, uno su tutti la libertà di movimento – ci spiega Carole- il governo italiano non ha fatto nulla, il 30 marzo saremo residenti illegali. Per noi è veramente grave, soprattutto in Italia». Il paradosso è che il Regno Unito ha già leggi in vigore che tutelano gli italiani residenti nel Paese. La Francia ha appena approvato una legge che permetterà di difendere i diritti acquisiti dai cittadini britannici in caso di un No Deal, anche la Germania sta studiando una norma simile. Finora l’Italia non si è mossa , denuncia British in Italy, il comitato che riunisce tutti i sudditi di sua maestà residenti nel Belpaese. Gli italiani presenti nel Regno Unito sono  circa 700mila, di questi, però, solo 315mila circa sono registrati all’Aire, l’anagrafe degli italiani residenti all’estero. L’Istat ha rilevato che i cittadini residenti in Italia proveniente dal Regno Unito al 1° gennaio 2018 sono 28.168. Questa discrepanza numerica non giustifica l’assenza di qualsiasi norma che salvaguardi la posizione dei britannici in Italia.

«A complicare la situazione si è aggiunto il decreto sicurezza – aggiunge Carole Anne – io ho chiesto la cittadinanza un anno e mezzo fa, ma non è sufficiente in seguito all’introduzione delle nuove norme contenute nel provvedimento».   Il decreto Sicurezza ha esteso il periodo di elaborazione delle domande di cittadinanza  Il decreto Sicurezza, infatti, ha esteso il periodo di elaborazione delle domande di cittadinanza . L’articolo 14, quello in materia di concessione o revoca della cittadinanza, ha prolungato i termini di definizione dei procedimenti da 24 a 48 mesi dalla data di presentazione della domanda. Nel momento in cui le richieste dei britannici che vivono in Italia verranno prese in considerazione non saranno più cittadini dell’UE, quindi le domande potrebbero non essere più valide.

Alla domanda sul futuro politico del Regno Unito risponde: «Secondo me non cambierà nulla. Theresa May sta andando in giro per l’Europa, dubito che potrà modificare l’accordo» , forse qualcosa, ma nulla che potrà cambiare il voto e l’accordo verrà bocciato. Noi contrari alla Brexit stiamo spingendo per fare un secondo referendum, speriamo di riuscire ad ottenerlo, ma in tanti, troppi, non lo vogliono».