Il cestista dilettante Joao Kisonga, pivot dei Bionics Buccinasco, è stato insultato per il colore della pelle da un avversario. A 33 anni ha subito diverse esperienze simili, ma adesso è ora di dire basta. I mugugni del pubblico sono quasi una routine a cui Kisonga è purtroppo abituato. Il 16 febbraio, è però un giocatore di Rovello Porro ad essere accusato di essere l’autore delle offese e a gran voce tutta la società Buccinasco ha reclamato giustizia e severità.

«Era un momento delicato della partita – spiega Joao Kisonga – ed è normale che sotto canestro ci siano dei contatti. Dopo qualche spinta di troppo il giocatore numero 27 mi ha insultato dicendomi “negro di merda”. Questa volta non ho reagito con violenza, (in passato Kisonga tirò un pugno all’avversario in una situazione simile, ndr), ho solo riferito all’arbitro ciò che mi era stato detto. Ma entrambi gli arbitri non hanno sentito perché in palestra c’era tanto frastuono. Mi fido degli arbitri, ma il numero 27 di Rovello Porro ha ripetuto l’insulto più volte ed è strano che l’arbitro non lo abbia sentito».

Non è possibile che ci siano ancora questi episodi di razzismo e viene richiesta maggiore severità alla Federazione Pallacanestro Così, la società sportiva milanese Bionics Buccinasco ha scritto una lettera alla Federazione e alla Commissione arbitrale affermando che non tollererà più questo silenzio del duo arbitrale e che la prossima volta i giocatori abbandoneranno il parquet. Rovello Porro, invece, allontana le accuse sostenendo che il loro “numero 27” non ha offeso nessuno e non ci sono prove che dimostrino il contrario. Alberto Bellondi, presidente del Comitato Regionale lombardo, ha condannato in un comunicato ufficiale ogni forma di razzismo: «Lealtà e correttezza sono principi fondamentali della pallacanestro. Ho affidato il caso alla Procura Federale per fare maggior chiarezza sul caso. Per gli arbitri non è facile – continua Bellondi, difendendo il duo arbitrale – non possono sentire tutto. Certo è che la sinergia e l’onestà dei giocatori potrebbero aiutare». Il Comitato sta pensando di far leggere un comunicato contro il razzismo all’inizio di ogni partita su tutti campi lombardi. Idee che però devono concretizzarsi se si vogliono cambiare le cose. La burocrazia, come spesso capita, rallenta o addirittura blocca queste iniziative rischiando di essere strumentalizzate per fine politici.

Intanto, i Bionics Buccinasco e Joao Kisonga hanno deciso di dire basta e con loro anche i tifosi che hanno mostrato striscioni solidali nei confronti del pivot italiano. Un episodio simile è accaduto anche a Claudio Negri, giocatore del BCT Trecate (C gold piemontese), durante il match tra Collegno Torino e Trecate. «Mi aveva già insultato nella partita di andata – dice Negri  che ha denunciato il fatto attraverso un sfogo su Facebook nel post partita – ma ho lasciato perdere. A Torino, invece, mi ha dato del “negro sbuccia banane”. Lo ringrazio perché eravamo sotto con il punteggio e questo affronto mi ha dato la carica necessaria per giocare meglio e aiutare i miei compagni a vincere la partita». Claudio Negri ha deciso di non scrivere alla Federazione come ha fatto Kisonga perché non crede che sia questa la via per mettere a tacere chi non onora i valori del basket. Ha scelto i social per rispondere al giocatore di Collegno che si sarà sentito perlomeno umiliato nel leggere il post-denuncia.

La pallacanestro è sempre stata simbolo di una lenta e faticosa integrazione che inizia in America grazie a leggende afroamericane come Bill Russell e Wilt Chamberlain. In Italia Joao Kisonga e Claudio Negri combattono il razzismo sul solco dei giganti che li hanno preceduti.