In Italia c’è un problema di natalità. È evidente. I dati dell’Istat ci dicono che nel 2100 saremo poco più della metà rispetto alla popolazione attuale. Per invertire la rotta servirebbe rimettere in circolo quella fiducia nel futuro e nel sistema Paese che non può essere solo incentivata con le parole. Servono soldi, e molti. L’Italia li avrebbe ma le cose non stanno andando come dovrebbero.

Nel PNRR sono stati stanziati 4,6 miliardi per la creazione di nuovi posti negli asili nido, circa 250mila in più a fronte dei 360mila attuali. Gli asili italiani, sia pubblici che privati, stando ai dati del 2021, possono coprire appena il 33% della popolazione tra i 0 e i 2 anni. L’Unione Europea ne copre in media il 36% con esempi molto virtuosi come i Paesi Bassi -74% di copertura- ma anche molto problematici come la Romania, col 9% della popolazione 0-2 anni coperta.

 

Dal 2016 il numero di posti in Italia è rimasto pressoché invariato ma se si riuscissero a mettere in campo tutti i 4,6 miliardi si potrebbe arrivare al 50% di copertura. L’offerta di asili nido è distribuita tra pubblico e privato. In alcune regioni, come la Calabria, gli asili nido privati sono la maggioranza. Tra le regioni più virtuose nel pubblico, ci sono Molise, Emilia-Romagna e Valle d’Aosta. Le casse dei comuni italiani coprono la quasi totalità dei costi, pesando poco sui contribuenti. Ma durante la pandemia gli investimenti sono diminuiti, aggravando la spesa sostenuta dagli stessi comuni.

 

I 4,6 miliardi del PNRR sono divisi in quattro parti principali2,4 miliardi per nuovi posti di asili nido da assegnare tramite bando sommati a 700 milioni per lo stesso motivo già previsti nel 2020 dal governo Conte I; 600 milioni alle scuole dell’infanzia per la ristrutturazione degli edifici e 900 milioni per la formazione del personale. La distribuzione dei finanziamenti del PNRR è stata calcolata tenendo conto dei posti disponibili attualmente nelle regioni e sommandola alla previsione di quanti bambini tra i 0 e i 2 anni ci saranno nel 2026, data di scadenza del PNRR. Le regioni che si sono aggiudicate più soldi sono la Lombardia, la Sicilia e la Campania.

 

Tuttavia, molte delle regioni italiane non hanno sfruttato a pieno la disponibilità dei finanziamenti del PNRR. Dei 2,4 miliardi a disposizione, i comuni italiani hanno presentato proposte esaurendo solo 1,8 miliardi al 28 febbraio 2022. È stato promosso, quindi, un altro bando solo per Basilicata, Sicilia e Molise che non erano riuscite a presentare proposte per esaurire i fondi stanziati. Il bando è terminato il 31 marzo del 2022 e si è arrivati a 2 miliardi di fondi utilizzati. Solo l’Umbria ha presentato dei progetti per esaurire tutti i soldi messi a disposizione nei bandi. Solo la Toscana e l’Emilia Romagna sono riusciti a raggiungere il 50% dei budget. A scendere poi tutti gli altri. L’esempio meno virtuoso è il Trentino con appena il 3% dei fondi utilizzati. Attualmente, questi sono i 652 comuni che sono stati finanziati per la costruzione di nuovi asili nido.

 

Negli scorsi mesi le istituzioni sono intervenute sul tema: il ministro per gli affari europei, le politiche di coesione e il PNRR, Raffaele Fitto, aveva già esposto le sue preoccupazioni sulla riuscita della missione. I soldi sono assegnati ma i piccoli comuni potrebbero non riuscire a spendere cifre che, in sostanza, non hanno mai gestito. L’Unione Europea dà tempi stringenti: entro il 2026 tutti i progetti devono essere completati. Ci riusciremo?