Se un tempo i videogiochi potevano essere definiti un passatempo di nicchia, riservato ai ragazzini di ritorno da scuola e a pochi altri appassionati, oggi sono a tutti gli effetti una parte fondamentale della cultura pop. Se da un lato a registrare guadagni milionari sono molto spesso i cosiddetti titoli tripla A, ovvero prodotti da grosse case di sviluppo come la Ubisoft di Assassin’s Creed o la Rockstar Games di GTA, è anche vero che, sempre più spesso, a spuntarla e a scavalcare i giganti sono titoli “indie”, prodotti da piccole software house indipendenti. È il caso di Among Us, sviluppato dall’americana Innersloth, e che nelle ultime settimane è diventato virale sui social e nel mondo dello streaming a tema videoludico.
Il gioco, a conti fatti, è semplice e pulito, sia nelle meccaniche che nella grafica, dai colori saturi ed essenziale. I giocatori, a gruppi di massimo dieci a partita, sono proiettati in scenari fantascientifici, che si tratti di astronavi, laboratori o basi metereologiche. Qui saranno chiamati a svolgere alcuni piccoli lavori di riparazione e messa a punto, ma al contempo dovranno scoprire chi, tra loro, siano gli impostori: giocatori estratti a sorte che avranno l’obiettivo di uccidere gli altri. Per impedire agli impostori di vincere, i giocatori avranno la possibilità di dialogare e cooperare tra loro, ogni volta che viene scoperto un cadavere o se viene indetta una riunione d’emergenza. Al termine della discussione, i partecipanti potranno selezionare per votazione chi, secondo loro, è da eliminare in quanto impostore. Un meccanismo che ricorda le meccaniche di giochi di ruolo da tavolo ben più vecchi e rodati, come l’intramontabile Lupus in Tabula.

Classica situazione iniziale della mappa “The Skeld”, con i giocatori attorno al tavolo centrale dell’area mensa della nave, da cui è possibile indire riunioni d’emergenza in caso si sospetti di qualcuno.
È proprio questo suo incentrarsi sul sospetto, sulla dissimulazione e sulla psicologia dei giocatori che sembra attirare molti giocatori, e pensare che sia frequentato da soli ragazzini sarebbe un errore: sono in molti gli appassionati di ogni età che sui social si riuniscono per giocare: “gioco coi miei figli ed amici o online. Amo i giochi con traditore, in genere da tavolo, di cui ho un’ampia collezione e conoscenza” racconta Alberto, padre di famiglia di 46 anni; “fortunatamente io l’ho scoperto in tarda età, se no non mi sarei più laureato”, commenta scherzosamente Matteo; “Mentre in un classico gioco cooperativo l’interazione si limita al gameplay del gioco stesso, quindi alle attività da svolgere, qui la forte interazione tra i giocatori scatena una componente intrigante di mistero, e costringe ad interagire a livello psicologico” spiega Kimmo, fan venticinquenne del gioco; “mi piace Among Us perché conosci gente straniera ed è un piacere parlarci: si allena l’inglese e quando trovi un bel gruppo si riesce a fare gioco di squadra” afferma Marika, anche lei di 25 anni. Non manca, ovviamente, chi apprezza particolarmente vestire i panni dell’impostore: “la cosa che mi piace di più è il dover ‘trattare’ con persone che non conosci per scagionarti dall’essere impostore, spesso anche in lingue straniere” spiega Veronica, 23 anni.

Tipico confronto in chat tra giocatori a seguito del ritrovamento di un cadavere. A chi segnala l’omicidio spetta il compito di dichiarare dove fosse il corpo, poi si inizia a discutere di chi possa essere l’assassino (o gli assassini, in caso si giochi con due o tre impostori).
Un gioco che, da quanto raccontano molti fan, acquisisce ulteriore pregio se si ha un gruppo di amici fidati con cui giocare. Sono molte, infatti, le chat su Discord o altre piattaforme utilizzate in parallelo alle partite: “Secondo me, giocare con i propri amici stimola in qualche modo il legame che hai con loro” sostiene Antonio, 27 anni; “è bello giocare con gli amici, perché la conoscenza reciproca cambia le dinamiche di gioco” spiega Francesco, 34 anni.

Capita spesso che, per il compleanno di uno dei partecipanti, venga richiesto a tutti di indossare il cappello adatto all’occasione.
Se è probabile che la moda di Among Us, al di là di pregi e limiti del gioco, sia nata dallo spopolare di video e gameplay del titolo, è comunque curioso che il boom di un gioco così incentrato sul rapporto tra le persone e così adatto alle serate a distanza tra amici sia iniziato proprio dopo il lockdown, con la pandemia che ancora spinge molti verso il virtuale. Ciò che è certo, però, è che Among Us, nato indie e alternativo, è ora più pop che mai: i social pullulano di meme a tema, e qualsiasi personaggio famoso diventa così “impostore”.
Riuscirà Among Us a non essere una meteora? Saprà rinnovarsi, dar vita a sequel e non limitarsi ad essere per qualche tempo il “gioco del momento”? Difficile a dirsi. Quello che è certo è il suo successo attuale, ottima base di partenza per la casa di sviluppo Innersloth per poter durare negli anni, lanciandosi a tutti gli effetti nell’affollatissimo mondo dei videogiochi multiplayer online.



