L’interno di un ospedale in pieno stato di confusione. Persone a terra su lettini di fortuna. Paramedici che tentano in ogni modo di aiutare tutti questi pazienti e una frase a scandire la scena: “qui la gente sta morendo”. Inizia così il documentario di Felipe Vicencio realizzato per la Television National de Chile e venditore dell’edizione 2019 del premio Pesu, uno dei maggiori premi giornalistici riguardo il tema ambiente e sostenibilità.

Il reportage, della durata di 15 minuti, è incentrato sulla contaminazione chimica di alcune aree industriali non distanti dalla capitale Santiago, a Quintero precisamente. “Stiamo parlando di una delle più grandi aziende cilene, la zona è molto contaminata. “I bambini si ammalano perché bevono acqua dal rubinetto o respirano semplicemente l’aria. La situazione è grave” I bambini si ammalano perché bevono acqua dal rubinetto o respirano semplicemente l’aria. La situazione è grave”, spiega Felipe, ospite all’Università Cattolica insieme a Carolina Gutierrez di Entel. “Le tematiche ambientali hanno sempre avuto poco rilievo – continua poi il giornalista di Tvn -, fino a pochi anni fa non ne parlava nessuno. Questo racconto invece prova a dare un taglio ben preciso ad una storia fatta di sofferenza e dolore”.

Oltre al racconto delle persone che vivono questa dimensione drammatica, Felipe sottolinea in particolare tre grandi punti fermi all’interno del suo lavoro. “Il primo riguarda l’ospedale, come si vede subito all’inizio del video. Le strutture ospedaliere non sono adeguate per un’emergenza di questo tipo e sono sovraffollate. Il secondo riguarda i vigili del fuoco, che non hanno le attrezzature per affrontare una contaminazione chimica. Ma soprattutto, quasi tutti sono volontari e non hanno più che un caschetto e una normale divisa antincendio. Per difendersi dall’inquinamento chimico non c’è nulla. Infine, il punto fondamentale riguarda una macchina, l’unica presente in Cile, che serve a misurare il grado di contaminazione. È stata tenuta per due anni chiusa a chiave in qualche stanza nella capitale, senza mai essere usata. Poteva sicuramente servire”.

Le persone coinvolte in questo disastro ambientale sono migliaia, ma lo Stato cileno chiude gli occhi su tutto ciò. Ad agosto 2018, quando Felipe si trovava a Quintero per il suo reportage, ha saputo che in poco più di due ore si sono intossicate più di 600 persone, molte delle quali sono bambini. “Vomito, diarrea, mal di testa. Questi sono i sintomi principali – dice Felipe -. Qualcuno è morto per cancro. Ma devono ancora provare che fosse collegato all’intossicazione, anche perché quella macchina per la rilevazione non è mai stata utilizzata”.