“A stare nel quartiere serve fottuta personalità”. Lo capisci passeggiando a Gratosoglio, tra palazzine bianco sporco e ritinture gialle e rosse. Tutte uguali e pericolosamente noiose. Così noiose e anonime che a nessuno verrebbe in mente di mettere piede a Gratosoglio, se non fosse che questo è il sacrario del golden boy della musica italiana, quel Mahmood che ha vinto il Festival di Sanremo nel 2019 con Soldi e che nel 2024, dopo appena tre giorni dalla sua partecipazione, ha sbancato le classifiche con Tuta Gold, il brano più ascoltato in assoluto.
Alessandro Mahmoud nasce nel 1992 a Milano, nel quartiere di Gratosoglio, da padre egiziano e madre italiana, di origine sarda, con cui cresce. Si avvicina alla musica frequentando l’Accademia di canto Il Pentagramma e successivamente il Centro Professione Musica (Cpm) sempre a Milano. Il suo nome d’arte è la sintesi tra il suo cognome, Mahmoud, e le parole inglesi “my mood”, ossia “il mio stato d’animo”.
I primi passi nel mondo della musica
Circondata da un campetto da calcio, da uno di basket e dalle sale dell’oratorio, l’architettura della chiesa rossa si riconosce percorrendo tutta via Costantino Baroni. Qui, anni fa, Mahmood frequentava la comunità e cantava nel coro parrocchiale. Anna Cervo lo dice con un certo orgoglio, lei che del cantante è stata la catechista: «Era un ragazzo buono, sempre ubbidiente e molto educato». Peccato che Alessandro Mahmoud avesse poi lasciato il coro della messa della domenica per dedicarsi a una formazione musicale a tutto tondo.
«L’ho conosciuto che aveva solo quindici anni, era piccolino. Ha fatto l’audizione per entrare alla scuola di musica in cui insegnavo (Il Pentagramma, ndr.) e la direttrice non lo voleva prendere. Io ho insistito, lo volevo»: Gianluca Valenti ricorda così il primo incontro con Mahmood. Valenti è un cantante lirico, baritono, ed è stato il primo maestro di musica di Mahmood, quando era ancora solo Alessandro Mahmoud e la sua carriera era ancora tutta in divenire. Fin dal primo momento Valenti ha notato in lui qualcosa di speciale: «La musica non è per tutti ma è per chi può farla. E la prima cosa che ti serve, che nessuna tecnica ti può dare, è il timbro della tua voce». E il timbro di Mahmood è inconfondibile. Con Valenti l’artista ha imparato l’intonazione, la respirazione e la tecnica interpretativa. «Insieme abbiamo fatto anche un musical: Aggiungi un posto a tavola». Le lezioni sono continuate anche fuori dalla scuola fino circa ai vent’anni di Mahmood, ma maestro e allievo sono sempre rimasti in contatto.
Nel 2012 quando l’autore di Soldi partecipò a X-Factor e venne squalificato alla seconda esibizione, «io gli scrissi un messaggio – ricorda Valenti con orgoglio -. Alessandro, questo è solo l’inizio, gli ho detto. E infatti è stato proprio così. Oggi sono molto felice del suo successo». L’intima, affettuosa soddisfazione traspare dalla voce di Valenti: per un insegnante gli allievi «è come se fossero dei figli, li vedi crescere. Con Alessandro c’è sempre stato un affetto familiare. Lui è una persona onestamente buona, estremamente semplice, legato a dei valori quasi antichi come la terra, la famiglia. Torna sempre a casa a trovare la sua mamma e tutti i suoi cugini, con semplicità». Questo, per Gianluca Valenti, è Alessandro Mahmoud, anche dopo quindici anni, anche dopo il successo. «In questa spontaneità sta la sua fragilità e la sua forza».
Un successo frutto di talento e impegno
La vittoria del Festival di Sanremo nel 2019 e la successiva consacrazione con l’album Gioventù Bruciata, rilasciato nello stesso anno, hanno segnato una crescita artistica improvvisa ma non casuale. La storia musicale e personale di Mahmood è una storia di sacrifici che l’artista fa emergere in ogni testo con grande sensibilità. Andrea Rodini, primo manager del cantante milanese, arrangiatore e vocal coach, è stato l’uomo volano verso il successo del cantante: «Ho conosciuto Alessandro nel 2013, e nel 2016 siamo andati insieme a fare il primo Sanremo. Lui portò in gara un brano intitolato Dimentica e io diressi l’orchestra per lui. La nostra prima conoscenza risale, però, a tre anni prima, quando Alessandro frequentava il Centro professione musica come mio allievo in un corso di songwriting».
Già da quel primo approccio era evidente il talento del ragazzo, appena ventenne: «Io, con il mio lavoro, provo a tirare fuori la creatività di ognuno, e questa è stata l’arma vincente con Mahmood. Ricordo la prima volta che mi portò una canzone: mi successe una cosa che pochissime volte mi è accaduta perché, quando la ascoltai, notai che era sbagliata secondo i canoni della scrittura tradizionale e pensai di dovergliela cambiare tutta. Per fortuna – e non è facile che accada una cosa così – in quella situazione decisi di fare un passo indietro invece che un passo in avanti. In quel caso adottai un’altra chiave di lettura e non toccai nulla di quel testo. Gli ho creduto completamente fin dal primo momento perché era chiaro che aveva e ha un modo del tutto personale di raccontare una storia. Quel modo lì, per quanto inconsueto e canonicamente “sbagliato”, è una ridefinizione di un altro modo di scrivere. Ed è proprio per questo che Alessandro, per me, ha rivoluzionato il modo di scrivere la musica pop in Italia.»
Dietro all’artista che si è affermato a livello internazionale ci sono la perseveranza e l’impegno del ragazzo che non ha mai smesso di mettersi in gioco: «Vi racconto questo episodio che a me ha fatto capire molto. Alessandro arrivava da una cultura musicale R&B, con un fraseggio melodico e musicale ricco di melismi. Per metterlo alla prova gli affidai il brano di Franco Battiato Cuccurucucu Paloma, un brano totalmente distante dai suoi standard con una nota unica tenuta per dieci secondi. Alessandro la portò a lezione e la cantò in una maniera pazzesca, facendomi immediatamente capire quanto fosse costantemente concentrato sul suo lavoro.»
Andrea Rodini, oltre a sottolineare il talento dell’artista, descrive anche la purezza della persona: «Alessandro è sempre molto aperto e disponibile, con poco “distacco da star”. La sua forza è stata ed è rimanere puro per continuare ad essere il ragazzo di tutti i giorni. Quando nel 2022 gli ho spiegato la portata rivoluzionaria di Soldi, con cui aveva vinto il Festival tre anni prima, mi sembrava non esserne consapevole fino in fondo. Questa è la sua grande forza”.