Nei giorni scorsi la Casa Bianca ha pubblicato sui social network un’immagine che raffigura Donald Trump vestito da Papa. La fotografia, creata con l’intelligenza artificiale, rappresenta il Tycoon vestito di bianco, con la mitria, il crocifisso al collo e un dito alzato in segno di benedizione, e ha raccolto reazioni entusiaste da parte del popolo di Truth (n.d.r. il social di riferimento). Lo stesso presidente americano ha deciso di diffonderla sulla sua pagina e, scherzando, ha commentato che gli piacerebbe essere eletto papa.
Questo episodio, unito al fatto che il Conclave per eleggere il 267esimo Vicario di Pietro è pronto a partire, ci interroga su come gli Stati Uniti stanno guardando a questo evento, in particolare le cancellerie e il governo repubblicano in carica.
Negli Stati Uniti le aspettative sul prossimo conclave sono basse e piuttosto sobrie. Nessuno si aspetta un papa americano: l’idea viene scartata a priori, visto che Washington è già percepita come troppo potente sulla scena mondiale. L’interesse dei cittadini americani, soprattutto dei non cattolici, è più legato al fascino del rituale e alla teatralità medievale della cerimonia, piuttosto che a vere speranze di influenza. Tra i cattolici, però, il futuro papa viene visto come figura chiave per orientare battaglie morali e politiche, specie su temi come immigrazione e aborto. La crescente comunità latina, sempre più politicamente attiva e oscillante tra progressismo e valori conservatori, guarda con attenzione a un possibile cambio di rotta in Vaticano. In generale, però, gli americani non ritengono di avere voce in capitolo, consapevoli che la crescita del cattolicesimo oggi arriva dal Sud del mondo, non dagli Stati Uniti. L’unica attesa reale è capire se il nuovo pontefice segnerà un ritorno a posizioni più tradizionaliste, in sintonia con l’attuale clima politico americano più orientato a destra.
“Il Vaticano nel panorama internazionale ha un potere molto soft e deve usarlo in modo strategico. Ha sempre fatto un ottimo lavoro, in questo senso” racconta a Magzine Christopher Livesay, corrispondente a Roma per la CBS. “Quando venne eletto John F. Kennedy – primo presidente americano di fede cattolica – negli Stati Uniti iniziò a circolare il timore che un presidente cattolico sarebbe stato più leale verso Roma e verso il papa, piuttosto che verso gli Stati Uniti”, continua Livesay, “ma Kennedy fece un buon lavoro nel non enfatizzare troppo la sua fede. Non la nascose, ma la minimizzò. Così, quando Joe Biden – anche lui cattolico – divenne presidente sospetti di quel tipo ormai non ne esistevano più”. Questo permise a Joe Biden di essere molto aperto nel comunicare la sua fede e il suo amore per papa Francesco. “A gennaio Biden tentò di fare un viaggio a Roma per vedere papa Francesco prima che il suo mandato terminasse, ma dovette annullare il viaggio a causa degli incendi scoppiati a Los Angeles. Non poteva permettersi di essere assente durante quell’eemergenza. Ma questo dimostra quanto amasse Bergoglio e quanto gli fosse devoto come cattolico. Sicuramente c’è stata una forte influenza morale che la Chiesa cattolica ha esercitato sulla presidenza Biden”. Guardando all’attuale presidenza americana è importante sottolineare che JD Vance è apertamente cattolico, ed è anche una delle ultime persone ad aver incontrato papa Francesco in vita. Il presidente Trump ha avuto degli scontri con papa Francesco sia durante il suo primo mandato che durante l’ultima campagna elettorale. In entrambi i casi la tensione era relativa alla politica migratoria promossa dal tycoon. “Durante il suo primo mandato, le questioni di confine erano un tema caldo. Francesco aveva appena visitato il confine tra Stati Uniti e Messico, e, mentre lasciava il Messico, sottolineò come costruire muri non sia cristiano. Donald Trump rispose dicendo che quella affermazione di papa Francesco era vergognosa”, ricorda Livesay. La tensione tra i due, dunque, non era un segreto, ma vale la pena sottolineare che nel primo viaggio internazionale che Trump fece come presidente degli Stati Uniti – durante il suo primo mandato– fece tappa a Roma per proprio per incontrare Bergoglio. La stessa cosa è accaduta ora: giunto al suo secondo mandato, il suo primissimo viaggio internazionale è stato di nuovo a Roma, per partecipare al funerale di papa Francesco. “Trump, anche se era in disaccordo con le posizioni di Francesco, ha sempre rispettato il papa e il suo ruolo istituzionale. Aggiungo che proprio mentre stava lasciando gli Stati Uniti per raggiungere Roma e presenziare al funerale, la stampa ha chiesto a Trump cosa pensasse di Francesco. Il presidente ha risposto che lo considerava un brav’uomo e un tipo fantastico, il che nel linguaggio un po’ particolare di Donald Trump è un grande complimento”.
Parlando, invece, di quali sono le aspettative degli americani riguardo a questo conclave e al nuovo pontificato, Christopher Livesay è abbastanza sicuro: “Non credo che gli americani si aspettino un papa americano. Penso che anche i media abbiano fatto un buon lavoro nel disilluderli su questo. Nessuno si aspetta che il papa venga dagli Stati Uniti. Nessuno lo ha mai davvero pensato, e questo deriva dal fatto che gli Stati Uniti sono già considerati troppo potenti”. Fino ad oggi la Chiesa non ha neanche mai avuto un pontefice americano. “Circola comunque l’idea che si possa scegliere un americano contrario a Donald Trump solo per mandare un messaggio. Non credo nemmeno che qualcuno pensi davvero che accadrà, ma il sospetto c’è. Mi riesce comunque molto difficile credere che la Chiesa cattolica sia così politicamente orientata. Per quanto sia un’istituzione sia politica che religiosa, la loro prima priorità è trovare una guida spirituale per la Chiesa cattolica”.
Gli Stati Uniti, comunque, stanno vivendo un raro momento di conservatorismo e di nazionalismo, che porta con sé la riscoperta dei valori ritenuti tradizionali, per esempio relativamente alla definizione di “famiglia” e si potrebbe pensare che questi valori siano distanti da quelli promossi da papa Francesco. “Sì, si potrebbe argomentare che l’orientamento negli Stati Uniti sia nella direzione di un papa più conservatore. Ma tutto questo sarebbe valido se solo gli Stati Uniti avessero davvero quella sorta di influenza. In realtà, l’America non ce l’ha: non è un Paese a maggioranza cattolica e rappresenta solo una piccola percentuale dei cattolici nel mondo. Sicuramente non è lì che la Chiesa cattolica sta crescendo: la crescita maggiore viene dal mondo in via di sviluppo”. Infatti, la crescita notevole del cattolicesimo si osserva proprio nel Sud del mondo, dove papa Francesco ha assunto un ruolo centrale, con la sua opera di promozione e di ricerca di un dialogo interreligioso. “Non credo che gli americani in generale abbiano delle vere aspettative su questo conclave. La maggior parte, dato che non sono cattolici, guardano al conclave un po’ come guardano all’incoronazione del re e della regina in Inghilterra” conclude Christopher Livesay. “Sono attratti dalla cerimonia, dal rituale, dalla stranezza di tutto ciò, che ha un aspetto molto medievale, e che, quindi, richiama quell’Europa antica che li affascina. In molti lo seguono e lo seguiranno proprio e solo per questo”.

