In una mattinata di metà dicembre, nelle vie interne allo storico quartiere milanese di Isola, aleggia una certa calma che cozza con la tipica frenesia attribuita a Milano e ai suoi abitanti. Poche le persone che si incontrano per strada. Lo stesso vale anche per le tipiche luminarie natalizie che caratterizzano questo periodo dell’anno.
Luci e addobbi si trovano già in un tratto di via Borsieri. Nulla a che vedere, però, con quello che accadeva fino a pochi anni fa: prima del Covid, infatti, in questa strada si trovavano dei mercatini di Natale, poi sospesi per una serie di difficoltà logistiche. A ricordarlo è la signora Paola A., titolare di un negozio di calzature, che poi aggiunge: «Ormai non è più come vent’anni fa. Anche se io non vendo proprio dei pensierini di Natale, sembra un anno particolare, sottotono. Lo dicono anche i titolari di un ristorante qua vicino, quindi un po’ tutti i settori accusano».
I commercianti del quartiere, così come la maggior parte dei passanti che si incontrano, indicano in Piazza Gae Aulenti o nell’area antistante i palazzi della Regione Lombardia le aree dove pare saranno allestiti i tradizionali mercatini. «Di solito mettono delle piste di pattinaggio, però quest’anno mi pare che non fanno nulla del genere», sostiene invece la signora Rosella G., a passeggio proprio ai piedi della Torre Unicredit, il grattacielo più alto di Milano (e d’Italia), ormai simbolo del quartiere.
Con l’avvicinarsi dell’ora di pranzo, uno dei luoghi che più si riempie di gente è il mercato comunale coperto di Isola, nel cuore di piazzale Lagosta. Attivo dal secondo dopoguerra, è stato ristrutturato da poco e ha riaperto i battenti nel 2022; al suo interno ospita venditori di generi alimentari. Tra questi, c’è anche Felice de F., originario della Puglia e in attività dal 1980. «Per il ponte dell’Immacolata c’è stata una leggera flessione degli incassi da quando ci sono stati i rincari; in generale, la merce costa di più», spiega Felice, intento ad assaggiare uno dei minestroni che ha preparato per la vendita ai clienti. A quest’ultimi, si presenta con grembiule e cappello: «È la divisa per rendermi riconoscibile al cliente. Il cappello dà eleganza, pulizia, ordine».
A breve distanza dal suo variopinto banco ortofrutticolo — illustrato spesso ai clienti tramite Facebook — si trova un altro storico venditore del mercato. È il macellaio Roberto B., affaccendato insieme ai suoi collaboratori a raccogliere prenotazioni e richieste in vista dei pranzi e cenoni di Natale. «Prevediamo un Natale buono, non eccezionale», racconta Roberto mentre serve (e scherza, allo stesso tempo) con clienti abituali. «Quest’anno la gente ordina meno agnello degli altri anni. Si è tornati a piatti tradizionali: il bollito, il vitello tonnato, il cappone, gli arrosti misti».
È auspicabile, però, che Natale, oltre che consumi, significhi anche solidarietà e condivisione. In tal senso, sono in prima linea la comunità pastorale S.Maria della Fontana e la Chiesa metodista di Milano, entrambe attive nel quartiere con una serie di iniziative volte alla preparazione e distribuzione di scatole” o “sacchetti di Natale” con dentro cibo e indumenti caldi per i senzatetto del quartiere.

