La corsa per la scelta del candidato democratico che dovrà fronteggiare il presidente Donald Trump alle elezioni del 3 novembre 2020 si fa sempre più serrata. Il super Tuesday, della scorsa settimana, ha scombussolato ogni sondaggio proposto sino ad ora sui candidati. Tanti sono stati i ritiri illustri prima e dopo i voti dei 25 stati del 3 marzo. Buttigieg, Warren, ma sopratutto l’ex sindaco di New York Mike Bloomberg, hanno mollato; così facendo il campo si è ristretto a sole due figure. Bernie Sanders e Joe Biden sono rimasti come le uniche forze per i dem. Il primo, dopo le vittorie in New Hampshire e Nevada e il buon risultato in Iowa, nel super Tuesday è riuscito a conquistare solo 4 stati, mentre Joe Biden, rinato dopo il South Carolina, ha sorpreso tutti nel ”Super Martedì”, portando a casa 10 stati.  Per quanto riguarda il numero di delegati il bottino dei due candidati si fa ampio, visto la spartizione anche dei seggi di chi si è ritirato (26 Buttigieg, 12 di Bloomberg, 36  Warren,  7 Klobuchar e  1 Tulsi Gabbard). Ora Biden  ha circa 433 delegati, mentre Sanders 388.

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Fonte ANSA

 

COSA SIGNIFICA LA VITTORIA DI BIDEN? 

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Il risultato della grande vittoria di Joe Biden è del tutto clamoroso per il  fatto che, nessuno fino a una settimana fa, avrebbe pensato che potesse riuscire nell’impresa di rimontare su Sanders.

La sua campagna era cominciata con dei risultati che facevano pensare a un rapido abbandono, invece che a una cavalcata verso la vittoria: quarto posto in Iowa, e un umiliante quinto posto in New Hampshire, con solo l’8% dei voti.

Il cambio di marcia arriva subito dopo la grande vittoria in South Carolina con il 48.7% dei voti, grazie  Pete Buttigieg (candidato rivelazione e stella dei moderati fino a quel momento), ed Amy Klobuchar, (popolare senatrice del Minnesota in grado di conquistare un certo numero di voti nel Mid-West e nel Nord Est), i quali annunciano il proprio ritiro  appoggiando Joe Biden.

La sua grande vittoria nel Super Tuesday  è dovuta anche al ricevimento di altri due endorsement di grande peso. Per primo quello di Harry Reid, ex senatore del Nevada e capogruppo Dem al Senato per una ventina d’anni: Reid era un punto di riferimento della sinistra del partito per le sue battaglie contro le lobby e la corruzione della politica, benché fosse piuttosto conservatore su altri temi, e la campagna di Sanders non si aspettava un suo sostegno a Biden. Per secondo quello di Beto ‘O Rourke, astro nascente tra i Dem, con un carisma di impronta obamiana, capace di vincere nel 2012 un seggio alla Camera nel suo Texas partendo da posizioni molto liberal. Nel 2018, la sua campagna per un seggio al Senato contro il Repubblicano Ted Cruz aveva scatenato una pioggia di piccole donazioni da tutti gli Stati Uniti – la conquista del Texas, stato simbolo del conservatorismo americano, è un’obbiettivo che i Dem accarezzano da tempo – ed era fallita solo di un soffio. Ma Beto ne aveva ricevuto un’immensa popolarità, e la sua decisione di appoggiare Biden è stata davvero amara per Sanders.

Chi è Joe Biden? 

”Gli Stati Uniti sono in guerra per salvare l’anima della nazione”. È questo il messaggio al centro della campagna elettorale di Joe Biden, l’ex vicepresidente USA in corsa per la nomination del Partito Democratico alle elezioni presidenziali di novembre e vincitore, stando ai risultati, alle primarie del “Super Tuesday” lo scorso 3 marzo.

Tra i tanti candidati democratici che sperano di impedire la rielezione di Donald Trump, Biden sembra godere di un largo margine di vantaggio.  Nonostante la sua immagine moderata e la sua storica fiducia nelle soluzioni bipartisan (appoggiato sia da maggioranza che dall’opposizione), Biden è stato però al centro degli attacchi del Partito Repubblicano durante lo “Ukrainegate”, lo scandalo che ha portato al processo di impeachment di Trump, e un bersaglio frequente dei tweet accusatori del presidente. In un’atmosfera politica più polarizzata che mai, Biden si presenta agli elettori come un continuatore dell’era Obama, dopo una lunghissima carriera politica e una vita familiare segnata dalla tragedia.

Queste elezioni saranno probabilmente l’ultima chance per Joe di realizzare il suo sogno di studente: se dovesse vincere, Biden avrebbe 78 anni il giorno dell’inaugurazione e sarebbe il presidente più vecchio di sempre ad insediarsi alla Casa Bianca (lo stesso varrebbe in realtà anche per Trump, che verrebbe rieletto a 74 anni).

Se ha per ora superato il principale ostacolo dei suoi due precedenti tentativi, la popolarità nei sondaggi, Biden si trova tuttavia di fronte a nuovi ostacoli, tra cui anche le accuse di sette donne di contatti fisici inappropriati. Al primo posto tra i candidati democratici per copertura mediatica e pronto a incalzare Trump sui temi più critici della sua presidenza, dopo il Super Tuesday Biden sembra più slanciato che mai per scalzare il presidente da Pennsylvania Avenue.