Coloro che si erano augurati che la recente elezione del presidente della Tanzania, John Magfuli, avrebbe aperto la strada a una svolta in senso riformista, con l’estirpazione della corruzione e un rinnovamento all’interno del governo, devono oggi frenare gli entusiasmi.

Il ministro dell’informazione Nape Nnauye, ha annunciato al paese la decisione del governo di invocare il Newspaper Act del 1976 con cui bandire il settimanale Mawio e limitarne le pubblicazioni anche sulle piattaforme online.

La notizia arriva proprio ora che il governo aveva permesso il ritorno, nel panorama mediatico del paese, di East Africa, una pubblicazione locale che all’inizio del 2015 era stata fatta chiudere, per problemi di corretta registrazione, anche se era da più di vent’anni che operava nella regione.

Il governo ha giustificato la chiusura accusando il tabloid di incitare alla violenza e minacciare la pace, la stabilità e la sicurezza del Paese.

Secondo l’editore di Mawio, Simon Mkina, l’accusa lanciata nei confronti del periodico è chiaramente una violazione della libertà di stampa, volta a tappare le voci dell’opposizione. «Il nostro governo – ha detto Mkina – non accetta le critiche, l’unica cosa che vuole sono dei media che dicono solo di sì»

Il problema è che in Tanzania le leggi in vigore che regolamentano il panorama mediatico lasciano troppo potere nelle mani dei governi. Andrebbero quindi aggiornate e ridisegnate in modo tale che la libertà dei giornalisti sia sempre garantita.

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