Mattoncini blu squillante, arancione timido, grigio sobrio, rosso fumetto, di tutti i colori e forse qualcuno di più. Corti, lunghi, alti, circolari. A centinaia, a migliaia, a confondersi e mischiarsi e nascondersi come i pezzi di un puzzle. È il mondo di Riccardo Zangelmi, emiliano di Reggio Emilia, che ha scelto di guadagnarsi da vivere con i Lego, la passione della sua  vita.

Quando e come è nata la passione per i Lego? Immagino che da bambino giocasse anche con altri giochi. Si ricorda perché sono stati proprio i Lego  ad affascinarla così tanto?

Sì, giocavo con i Lego sin da bambino, montavo i set ufficiali e poi mi divertivo a disfarli e a ricrearli seguendo il mio istinto, la mia fantasia. Cercavo di dar vita a dalle immagini e a dei personaggi che mi piacevano, mettendo insieme pezzi di scatole diverse.

Entrai in un negozio di giocattoli e vidi una scatola di Lego Star WarsPoi, all’età di 12 anni, smisi, così, senza un reale motivo: un lungo black out creativo che è durato fino ai 28/29 anni. Un giorno, mentre cercavo un regalo per un mio nipote, entrai in un negozio di giocattoli e vidi una scatola di Lego Star Wars, un’astronave stellare. E tutto riprese da dove avevo lasciato: la passione, la voglia di costruire, una brace nascosta che riprese ad ardere. E non ha più smesso.

Lei sta seguendo un percorso all’interno della Lego per diventare Lego Certified Professional. In cosa consiste questo percorso? Come ne è venuto a conoscenza? Potrebbe avere uno sbocco all’interno della Lego stessa?

È un percorso molto interessante e divertente, esiste da più di 10 anni. Non posso svelare in cosa si caratterizza perché devo rispettare un vincolo di segretezza, ma posso affermare che il supporto messo a disposizione dalla società è massimo e molto utile per accrescere le mie competenze. Entrai in contatto con l’associazione italiana Lego che mi propose di organizzare una mostra con le mie opere. Fu in quell’occasione che conobbi il responsabile di Lego Danimarca. Chiese di vedere il portfolio delle mie opere: da lì cominciò la nostra collaborazione e chiesi di poter seguire il corso per diventare Lego Certified Professional. Dovrei terminare nel 2017, ma dopo non lavorerò in Lego, no. Sono e continuerò ad essere un libero professionista.

Perché, qual è il suo lavoro attuale?

Lavoravo per una società di spedizioni di Reggio Emilia e parallelamente, circa 10 mesi fa, fondai una mia società, la Brick Vision.La società per cui lavoravo perse l’appalto ed entrò in crisi: mi licenziai Dopo alcuni mesi, la società di cui ero dipendente perse l’appalto e entrò in crisi.Lo interpretai come un segno e decisi di lanciarmi: mi licenziai e già ora sto cercando di vivere esclusivamente creando costruzioni con i Lego su commissione, per privati e società. E organizzando delle mostre.

Quanto tempo dedica giornalmente ai Lego? Ha un luogo di lavoro dedicato o lavora da casa? Com’è il suo ufficio?

Lavoro tutti i giorni, costantemente. Ho il mio studio a casa, uno spazio di circa 100mq che sto allargando, con i pezzi divisi ordinatamente per forma e colore, riposti negli scaffali. Al centro un tavolo o dei bancali su cui costruisco l’opera, in funzione di quanto è grande.

Cosa hanno pensato, quali sono state le reazioni dei suoi familiari e amici di fronte alla sua scelta di fare dei Lego la sua professione?

La mia famiglia mi è sempre stata molto vicina, sostenendomi nelle mie scelte. Ha vissuto il mio percorso, una passione per i Lego che si è poi trasformata in lavoro, le mostre, gli apprezzamenti. Ho visto più resistenza da parte dei miei amici, alcuni di loro sono stati più scettici verso la peculiarità della mia scelta. È normale, credo. Ora alcuni di loro, quelli con cui condivido questa passione, mi vengono spesso ad aiutare e lavorano con me.

E lei stesso come ha vissuto questa scelta? Ora prevalgono la voglia e l’entusiasmo del progetto o i timori legati ai rischi dell’incognita?

All’inizio c’erano sì dei timori legati al futuro, ma sono durati poco. La passione mi ha dato slancio ed entusiasmo: mi ha permesso di superare le iniziali paure sulla sostenibilità della mia scelta. Ho avuto coraggio, ma non è stato difficile scegliere, ho solo seguito la passione che mi porto dentro

Conosce altre persone che hanno compiuto la sua stessa scelta di vita? Li ha mai incontrati? Cosa crede che vi accumuni, al di là della passione per i Lego?

Nel mondo ci sono 13 persone che hanno conseguito il Lego Certified Professional. Alcuni di loro hanno fatto la mia scelta, si dedicano a tempo pieno ai Lego. Come ad esempio Nathan Sawaya, newyorchese, avvocato, che ha mollato tutto per costruire con i Lego. Ecco, siamo persone diverse, sì. Ma forse abbiamo tutti un pizzico di spregiudicato coraggio. Spesso ci sentiamo, a volte ci incontriamo per confrontarci e condividere le nostre esperienze.

Da cosa trae ispirazione per le sue opere? Qual è il percorso creativo che segue per giungere alla versione finale del lavoro?

Traggo ispirazione da quello che vedo, da ciò che mi circonda. E dai ricordi, soprattutto dai cartoni animati della Pixar. Qualcosa mi ispira se mi dà emozione che cerco di trasporre nelle mie costruzioni. Alcuni fanno dei disegni preparatori, io preferisco tenere il mio progetto in testa. Solo se le costruzioni che ho in mente sono particolarmente complicate uso un programma di progettazione al computer.

Considera le sue opere delle creazioni artistiche? Perché? C’è qualche artista cui si sente maggiormente affine?

Alcuni usano il ferro, altri il legno. Io i Lego. Tutto quiAlcuni usano il ferro, altri il legno. Io i Lego. Tutto qui. Sento di poter esprimere la mia creatività attraverso dei mattoncini colorati che si incastrano. Non so se sono un artista, di certo non c’è nessuno scultore o pittore cui mi sento più vicino rispetto ad altri.

Si immagina un giorno di esporre in qualche museo di arte contemporanea?

In realtà l’obiettivo cui sto lavorando adesso è tenere una personale a Milano nel 2017. Ed esporvi le mie opere principali. Già questo sarebbe stupendo.