Secondo l’agenzia delle entrate 90mila tra persone e aziende hanno presentato domande di voluntary disclosure, vale a dire “autocertificazione di evasione fiscale”.  Un fenomeno abbastanza nuovo, per l’Italia, come sottolinea Calogero Vecchio, dottore commercialista presso un noto studio milanese, ma di cui si vedevano già i segnali. Secondo Vecchio, infatti, «negli ultimi anni si è assistito a una progressiva intensificazione della lotta all’evasione fiscale che ha permesso di ridurre considerevolmente le perdite di gettito erariale. Prima di tutto, attraverso un inasprimento delle pene connesse alle violazioni amministrative e penali in ambito tributario; in secondo luogo, con l’introduzione di istituti che consentono al contribuente che ha commesso tali illeciti di regolarizzare spontaneamente e autonomamente la propria posizione, beneficiando di riduzioni delle sanzioni, o addirittura, della non punibilità della sanzione stessa».

Negli ultimi mesi si sentito parlare spesso di voluntary disclosure: cos’è esattamente?

«La collaborazione volontaria è il risultato del percorso intrapreso dal legislatore nazionale, di concerto con gli altri Stati, finalizzato a combattere l’occultamento dei capitali e dei relativi redditi al di là dei nostri confini. Occorre precisare che questa è una procedura molto diversa rispetto ai precedenti scudi fiscali. Essa non presenta i tratti distintivi del condono, il cui paradigma è stato un ragionamento di questo tipo: «Caro contribuente, tu mi porti indietro i capitali ed io-Stato, chiudendo un occhio, ti chiedo un’imposta simbolica, garantendoti l’anonimato». L’odierna voluntary disclosure, improntata ai principi di piena e completa trasparenza nei rapporti fisco-contribuente, prevede l’onere per il contribuente di fornire un’informazione piena su tutti i patrimoni e redditi precedentemente occultati al fisco; per i quali sono richieste imposte totali, e la previsione di benefici esclusivamente sul piano sanzionatorio, amministrativo e penale. Ciò vuol dire che il rapporto fisco-contribuente (grazie anche alla progressiva armonizzazione della normativa internazionale e alla implementazione dello scambio di informazioni tra Stati, su tutti la Svizzera) sta assumendo oggi una connotazione diametralmente opposta alla ratio del “vecchio scudo”.  Il ragionamento ora prevalente è: «Caro contribuente, dimmi chi sei, dimmi cosa, come e quando hai occultato patrimoni e materia imponibile e versa le imposte dovute; beneficerai così di agevolazioni sulle sanzioni amministrative/penali altrimenti erogabili in misura piena».

Secondo la sua esperienza, quali sono le modalità più frequenti di occultamento dei patrimoni?

«La casistica è molto ampia: i casi che ho affrontato sono molteplici e assai diversi tra loro. Un filone molto comune è quello dei contribuenti che hanno ricevuto somme in eredità, mantenute poi “al buio” al di fuori del territorio nazionale in conti esteri cifrati. O ancora, imprenditori o liberi professionisti che hanno trasferito oltre confine le risorse accumulate tramite il “nero”. Altri, invece, riguardano situazioni ben più complesse – spesso connesse a grandi patrimoni detenuti al di là dei confini nazionali – occultati mediante articolate concatenazioni societarie artatamente costituite per allontanare, agli occhi del fisco, il bene occultato dal suo effettivo titolare; mediante società fittiziamente interposte, Stiftung (fondazioni di famiglia, ndr.) di diritto estero, rapporti fiduciari, polizze assicurative.

Quanto fatto finora ha debellato il problema o si potrebbe fare di più?

«Certamente lo sforzo fatto fino a questo momento dai vari governi è stato nobile e dai risultati tangibili. Non posso dirle, tuttavia, che il problema dell’occultamento dei fondi neri all’estero sia definitivamente estinto. Certamente stiamo assistendo ad un cambiamento di rotta, basti pensare all’iter di accordi sullo scambio di informazioni avviato tra gli Stati, che ridurrà sempre di più la lista dei cosiddetti Paesi “blacklist”. Oggi, rispetto a ieri, è più difficile “far sparire” il proprio tesoretto».