Un recente rapporto del ministero dell’Interno ha rivelato come nel 2024 vi sia stato un aumento dei casi di omicidi compiuti dai minori. Dai dati pubblicati dal Viminale si stima che circa l’11% delle uccisioni volontarie perpetrate da minori si attesti all’11% del totale, in netto aumento rispetto al 2023, quando la percentuale si attestava al 4%.
È ancora difficile stabilire se l’aumento di questi casi possa considerarsi un dato stabile. «Non è mai facile commentare i risultati di un anno solo. Bisognerà aspettare almeno due anni per capire se si possa parlare effettivamente di un trend», commenta su Magzine Marco Dugato, docente di Modelli Applicati per l’Analisi Criminale presso l’Università Cattolica di Milano.
In alcuni casi è facile ricondurre gli omicidi compiuti da minori al fenomeno delle cosiddette baby gangs, che hanno attirato l’attenzione dei media. Secondo Dugato la questione degli omicidi compiuti dai minori non è automaticamente legata a questo fenomeno. Lo stesso termine è entrato nell’uso giornalistico mettendo insieme tra loro realtà e gruppi completamente diversi, e a volte l’uccisione di un coetaneo non necessariamente va ricondotta alla violenza di gruppo, dove più alto è invece il tasso di reati come scippi, rapine e risse.
L’aumento degli omicidi è invece un dato da tenere in considerazione per quel che riguarda l’effettivo aumento dei delitti compiuti dai più giovani rispetto agli anni precedenti, causati anche da contesti gravati dalle deficienze del sistema sociale. «Si tratta di un dato trasversale, a volte non legato a situazioni di povertà, ma è necessario riconoscere che le situazioni di marginalità incidono su questi ragazzi. – spiega ancora Dugato – La colpa non è da attribuire del tutto a loro. A pesare è soprattutto la diminuzione, sia in quantità che in qualità, di politiche legate al mondo giovanile, e proprio questa carenza lascia i ragazzi in balia di sé stessi».
Allo stesso tempo la società, se da un lato abbandona questi ragazzi a loro stessi, dall’altro lato sembra pretendere molto da loro, senza fornire quegli strumenti che possano aiutarli. «Ciò crea una forte componente psicologica, ovviamente da valutare caso per caso, ma che può portare ad un livello di pressione molto forte. E se tu chiedi molto, ma allo stesso tempo dai poco, ciò potrebbe portare ad un livello maggiore di frustrazione, che in qualche modo viene poi sfogata». E quando i ragazzi vengono lasciati soli è facile che qualcun altro possa offrir loro un’alternativa: la criminalità organizzata, sempre alla ricerca di nuove leve.
Si parla anche molto spesso del ruolo che certi film, musica e soprattutto i social possono avere avuto nel determinare questa situazione. Anche in questo caso l’assenza di interventi efficienti ha avuto la sua parte. «E’ difficile dire se un certo contenuto possa essere deviante. Si diceva la stessa cosa per esempio della musica di Elvis Presley negli anni ’50. Film e musica di carattere violento o comunque considerati devianti ci sono sempre stati e non automaticamente erano considerati pericolosi. Vero è che oggi Internet permette anche ai minori di accedere a contenuti violenti, a volte esaltati. Anche il mancato controllo quindi, in parte, ha le sue colpe».