Uccelli che cinguettano, le campane del santuario che battono le ore e il fischio del treno che arriva in stazione: questi sono i suoni di Vanzago, un comune di poco più di 9mila abitanti nella provincia Nord-Ovest di Milano.Vanzago è sempre stato un paese tranquillo, immerso nei campi e nella natura, a pochi passi dalla riserva naturale del WWF. La cittadina perfetta per le famiglie.

Alle 7:45 la fermata dello scuolabus è vuota, non ci sono bambini che aspettano il furgoncino giallo con i loro pesanti zaini sulle spalle, non ci sono mamme impazienti che si confrontano sugli ultimi voti presi dai loro figli nella verifica di matematica. Sono mattinate calme, timide, immerse nella nebbia che aleggia sui campi. Ci sono solo i pendolari sulla banchina del treno. Non si sente il vociare degli studenti diretti a scuola. Qualche anziano va al cimitero in bicicletta, e lo strisciar delle ruote sul terriccio risuona dal viale dei Caduti  fino alla palestra Cantoni, ormai chiusa da settimane. È un paesaggio spettrale, quello delle mattine vanzaghesi, ma è solo un’impressione.

Qui in provincia, infatti, sembra non esserci la paura del contagio. Qui è come se il corona-virus non sia mai arrivato. Il paese si sveglia più tardi del solito, ma i cittadini non si sono fermati. Le bancarelle al mercato del mercoledì mattina sono meno numerose del solito, ma i clienti non mancano. Nelle giornate di sole i parchi sono pieni di bambini accompagnati dai nonni, ragazzi in cerca di distrazione dalla noia di giornate sempre uguali e persone di tutte le età che non si lasciano scoraggiare dal Covid-19.

Ciononostante non mancano i disagi causati dalle restrizioni, soprattutto per i commercianti.Le polemiche e le lamentele hanno invaso le conversazioni di tutti i giorni: tra i clienti dei bar costretti dietro a nastri e transenne ad un metro dal bancone, anche per un caffè veloce; tra i cittadini in fila all’esterno della posta, perché si entra uno alla volta; tra gli adolescenti che si ritrovano in piazza, ma a cui forse non dispiace un po’ di riposo.

“Passività” non è una parola ammessa. Sono molte le iniziative della comunità per reagire all’emergenza. Da dicembre è nato il TG Vanzago, una pagina social che tiene informati i cittadini e che in queste settimane si è attivato per aiutare tutte le categorie messe in difficoltà dalle misure di contenimento del contagio: genitori, babysitter, commercianti, anziani.Il Tg è diventato, inoltre, il portavoce della comunità, l’intermediario tra i vanzaghesi e le autorità, il sindaco e i comuni limitrofi. La biblioteca è chiusa al pubblico. Si entra solo per riconsegnare i libri uno alla volta, ma i ragazzi che non possono studiare lì hanno trovato luoghi alternativi, come bar e pub che, per ovviare alle perdite della settimana di chiusura forzata, hanno deciso di stare aperti tutto il giorno. Il solo servizio al tavolo non ferma la voglia di stare in compagnia. Alcuni esercizi commerciali hanno iniziato a fare consegne a domicilio, in modo che, nonostante la riduzione dei posti all’interno del locale, i cittadini possano gustare i piatti del loro menù.

Non è dunque il panico che si respira a Vanzago, ma l’insofferenza per una situazione di limitazioni e disagi.Contro ogni consiglio e indicazione, l’aggregazione è la forza propulsiva di questa cittadina e non si fermerà, come i più la definiscono, per una “pandemia qualunque”.