“Qualcuno era comunista perché Berlinguer era una brava persona”. Così cantava Giorgio Gaber negli anni ’90 e molti non l’hanno dimenticato. Il suo famoso monologo è una lucida analisi di ciò che è stato il comunismo in Italia e, da questo punto di vista, Enrico Berlinguer non poteva non occupare un posto d’onore.
Lo sa bene Pierpaolo Farina, milanese di soli 25 anni, che Berlinguer non ha fatto in tempo a conoscerlo, ma ha imparato a stimarlo studiando la sua storia e la parabola politica che l’ha portato a diventare uno dei più importanti e coraggiosi segretari che il Partito comunista italiano abbia mai avuto. «A 15 anni sentii per la prima volta il nome di Berlinguer durante una manifestazione studentesca e, tornato a casa, chiesi a mia madre chi fosse. Lei mi rispose che era stato un politico che, quando era morto, la gente piangeva per strada. A 18 anni trovai per caso una sua biografia e lì si accese la passione per quell’uomo che aveva dato la vita per un ideale». Oggi Pierpaolo è il fondatore e il digital communication manager di enricoberlinguer.it, il primo e più importante sito web sul politico sardo. «All’università, per un esame di informatica, realizzai un prototipo di quello che oggi è enricoberlinguer.it. All’esame fui bocciato, ma oggi quel sito è la più grande web community esistente su un politico morto trenta anni fa».
Gli uomini e le donne di enricoberlinguer.it sono sparsi in tutta Italia e anche all’estero e hanno da poco superato i 400 mila, con una media di 5mila visite al giorno. Ma ciò che più interessante notare è che un terzo degli iscritti sono under 30: ragazzi e ragazze che non hanno potuto conoscere Enrico, non hanno potuto vederlo in azione. Non un gruppo di nostalgici dei tempi che furono, dunque, ma persone interessate che hanno visto nel segretario del Pci un esempio di onestà intellettuale e competenza come se ne trovano pochi nel panorama politico odierno. Non ha dubbi Pierpaolo che è convinto che «bisogna prenderlo ad esempio per la sua tensione morale e ideale, recuperare, attualizzandole, battaglie fondamentali come quella sulla questione morale».
L’11 giugno 2014 saranno trascorsi trent’anni dalla sua scomparsa e l’Italia lo ha celebrato in vari modi. Tra questi il documentario firmato da Walter Veltroni «che è realizzato con cura e rispetto ed è un utile strumento per far conoscere ai più giovani questo personaggio»un po’ timido, sempre riservato e discreto, forse con una certa “spigolosità del carattere” ma mai triste, come lui stesso ha puntualizzato durante un’intervista. A dispetto di quanto emerge dalla parte iniziale del film in cui tanti ragazzi interpellati sulla sua figura non sanno rispondere, Pierpaolo chiarisce che «ci sono molti più giovani che sanno chi era Berlinguer di quanto sembri. Il merito è anche del sito e della capacità dello staff di fare un uso estensivo e moderno dei social media». Insomma, un lavoro che, nel 2014, equivale al “casa per casa, azienda per azienda e strada per strada” che Berlinguer chiedeva ai compagni del suo partito nel 1984.
Qualcuno si chiede, allora, se il motivo per cui i giovani non si occupano di politica e non sviluppano quella coscienza civile che avevano i loro padri non sia la mancanza di interesse, ma per la mancanza di stimoli e buoni esempi.Possibile, ma non per chi ha come modello uomini d’altri tempicome questo.