Un forte terremoto ha colpito la parte meridionale della Turchia, al confine con la Siria, nella notte tra domenica 5 e lunedì 6 febbraio. La prima scossa, di magnitudo 7.7, è stata registrata alle 02:17 (ora italiana) nel territorio della provincia di Gaziantep, la sesta città turca per numero di abitanti. Nei minuti e nelle ore successive la terra ha continuato a tremare con scosse di assestamento che hanno superato il quinto grado della scala Richter. Alle 11:24 di lunedì un’altra scossa di magnitudo 7.6 è stata avvertita nei pressi di Elbistan, nella provincia di Kahramanmaraş.

Gli effetti del sisma sono stati devastanti, aggravati dal fatto che le persone sono state sorprese dalle scosse nel cuore della notte. Il numero delle persone che hanno perso la vita continua a salire di ora in ora. Si contano più di 15mila vittime in Turchia e almeno 7mila in Siria, dopo le prime ore erano quasi 9mila contro 2600 circa. Le ricerche dei dispersi proseguono e nonostante siano trascorse oltre 50 ore dal sisma i soccorritori continuano ad estrarre persone vive dalle macerie.

Il presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdoğan, nella giornata di mercoledì, si è recato nelle zone terremotate.

L’Afad (l’autorità turca per la gestione dei disastri e delle emergenze) ha riferito che attualmente stanno lavorando nelle zone terremotate oltre 90mila persone, tra personale di ricerca, di soccorso e di supporto. Il presidente turco Erdoğan ha dichiarato tre mesi di stato di emergenza nelle dieci province colpite dal sisma.

Si chiama Angelo Zen l’italiano, residente in provincia di Venezia, l’italiano attualmente disperso in Turchia dopo il terremoto : lo ha annunciato il ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani in diretta su Rai 3. L’uomo, 60enne consulente orafo, era in viaggio per lavoro e alloggiava in un albergo di Kahramanmaraş distrutto dal sisma.

Un vasto incendio è scoppiato nella notte tra lunedì e martedì nel porto di İskenderun (Alessandretta), località affacciata sul Mediterraneo al confine con la Siria. I media locali riferiscono che il rogo sarebbe stato causato dalla caduta di alcuni container dopo le scosse.

Migliaia di edifici sono crollati e i soccorritori stanno scavando tra le macerie nel tentativo di recuperare i dispersi. Le operazioni sono rese difficoltose anche a causa delle condizioni climatiche in alcune aree del Paese colpite da copiose nevicate.

 

Le reazioni di solidarietà sono arrivate da tutto il mondo. L’Unione europea ha attivato il Centro di coordinamento della risposta alle emergenze e ha inviato le prime squadre di soccorsi provenienti da Romania e Paesi Bassi. Nelle prime ore di martedì è arrivato in Turchia il team italiano composto dalle squadre Usar (Urban Search and Rescue) dei Vigili del Fuoco e del Dipartimento di Protezione Civile.

A Damasco, capitale della Siria, sono atterrati i primi aerei carichi di aiuti provenienti da Iraq e Iran.

Nella notte tra domenica e lunedì, il Dipartimento della protezione civile italiana aveva diramato un’allerta maremoto per la possibilità che onde anomale potessero colpire le coste del Sud Italia come conseguenza delle forti scosse. In via precauzionale la circolazione ferroviaria in Sicilia, Calabria e Puglia è stata interrotta per circa un’ora. L’allarme è rientrato dopo poche ore.

Si tratta del terremoto più forte mai registrato in Turchia dall’agosto 1999. In quell’occasione persero la vita 17mila persone. Il presidente turco, Recep Tayyip Erdoğan, ha annunciato sette giorni di lutto nazionale nel Paese.