La morte a Venezia, pubblicato nel 1912, è tra i più famosi romanzi dello scrittore tedesco Thomas Mann, premio Nobel per la letteratura nel 1929. L’opera racconta l’amore platonico e autodistruttivo che un vecchio scrittore tedesco, di nome Martin von Aushenbach, prova per un ragazzino in villeggiatura con la famiglia a Venezia.Questo amore porta un uomo riconosciuto dalla società benestante e benpensante come un punto di riferimento etico, a far crollare progressivamente tutte le proprie certezze fino a ripercuotersi anche sulla propria salute fisica, rischiando il contagio del colera e quindi la morte.

L’atmosfera di morte è infatti dominante sin dalle prime pagine del libro. Aschenbach avverte il richiamo alla partenza nei pressi di un cimitero, dopo l’apparizione di una strana figura, che è metafora del destino che l’attende. Anche la visione del vecchio imbellettato sulla nave verso Venezia che si intrattiene con ragazzi molto più giovani di lui non è solo un dettaglio comico ma preannuncia la trasformazione di Aschenbach quando pedina Tadzio per le strade veneziane.

La città stessa, infatti, rappresenta il connubio tra Amore e Morte: erede di un passato glorioso e culla di artisti, Venezia è ormai l’oscuro fantasma degli sfarzi di un tempo

La città stessa, infatti, rappresenta il connubio tra Amore e Morte: erede di un passato glorioso e culla di artisti, Venezia è ormai l’oscuro fantasma degli sfarzi di un tempo.La sua estetica decadente con le vie strette, i portici e le acque ristagnanti si ricollega quindi alla funzione allegorica del colera, che rappresenta la crisi esistenziale del protagonista e la sua crescente mania morbosa: Già da parecchi anni il colera asiatico aveva mostrato un’accentuata tendenza a diffondersi anche fuori della sua terra d’origine. […] Ma mentre l’Europa sgomenta si aspettava che il morbo l’invadesse da quella parte, per via di terra, lo spettro invece aveva fatto la sua comparsa in vari porti mediterranei, attraversando il mare su navi mercantili di Siria […] Il Nord della penisola era rimasto immune; ma a metà maggio di quell’anno i terribili vibrioni erano stati rinvenuti a Venezia, in un medesimo giorno, sui cadaveri nerastri e scarniti di un mozzo di nave e di una fruttivendola. Fu imposto il silenzio sui due casi, ma nello spazio di una settimana erano saliti a dieci, venti, trenta, e per di più in diversi quartieri”.

L’esito della vicenda indica per Mann l’impossibilità di risolvere l’enigma che lega realtà ed esperienza artistica: se la prima sembra negare e proibire la seconda, al  tempo stesso, l’esperienza sensuale e artistica, se vissuta pienamente, porta inevitabilmente ad una drammatica sconfitta.