Mary Shelley lo sapeva, o meglio, gli scritti della Sibilla Cumana trovati nel 1818 dalla protagonista dell’Introduzione di The last man lo profetizzavano. Li aveva raccolti e tradotti, dando loro una nuova forma e ne aveva fatto un romanzo ambientato nel XXI secolo.Un’opera che si incastra perfettamente nel puzzle poetico dell’autrice, dallo stile romantico-grottesco, definita pietra angolare di un genere nuovo, il “post apocalittico”.

Il suo è un romanzo ambientato negli ultimi decenni del XXI secolo, ma dal cuore ottocentesco: un futuro carico di tensioni politiche in cui l’Inghilterra non è più una monarchia e la guerra tra Grecia e Turchia viene ancora combattuta. Il protagonista narrante Lionel Verney, autobiograficamente legato alla scrittrice, compie un lungo viaggio in l’Europa con alcuni compagni. Il primo, Adrian, è figlio dell’ultimo re d’Inghilterra, cultore delle arti umanistiche, ricalcato sulla figura di Percy Bysshe Shelley, marito dell’autrice stessa. Il secondo è Lord Raymond, giovane militare che perde la vita lottando in Grecia, ricalcato sulla figura di Lord Byron, poeta con cui i due coniugi avevano instaurato un sodalizio intellettuale e affettivo. I protagonisti vengono catapultati in un’Europa in cui, pagina dopo pagina inizia a diffondersi un’epidemia molto contagiosa che scatena un panico oscuro: la peste. Questa porrà fine all’umanità fino a trasformare Lionel in un “Robinson”, nell’ultimo uomo sulla terra, the LAST MAN.

I protagonisti vengono catapultati in un’Europa in cui, pagina dopo pagina inizia a diffondersi un’epidemia molto contagiosa che scatena un panico oscuro: la peste.

Costantinopoli come Wuhan, l’Inghilterra come l’Europa

Costantinopoli, parte integrante dell’immaginario romantico inglese, si trasforma nell’epicentro della malattia. Da Golden City diventa il buco nero che inghiottirà il mondo intero.

«PLAGUE. This enemy of the human race had begun early in June to raise

its serpent-head on the shores of the Nile; parts of Asia, not usually subject

to this evil, were infected. It was in Costantinople».

«LA PESTE. Questo nemico dell’umanità ha iniziato nei primi di giugno ad alzare la sua testa di serpente sulle rive del Nilo; le parti dell’Asia, che solitamente non vengono toccate da questo nemico erano ora infette. Era a Costantinopoli».

La devastazione continua, ma l’Inghilterra si sente immune e lontana dal giorno in cui la malattia arriverà nelle sue città, decimando i suoi cittadini. Tra Lei e la peste si distendono Francia, Germania, Italia e Spagna, un muro invalicabile per l’epidemia.

«England was still secure. France, Germany, Italy and Spain, were interposed, walls yet without a breach, between us and the plague».

Quando la peste arriva a Londra,  il mare che circonda l’Inghilterra si trasforma in una prigione.

Quando la peste arriva a Londra,  il mare che circonda l’Inghilterra si trasforma in una prigione. La malattia è descritta come una beffa, una mera fatalità per cui gli uomini non hanno colpe. Se inizialmente Lionel parla di un’umanità che vincerà sulla peste e di una peste che si trasformerà in un ricordo storico, nelle ultime pagine emerge un senso di rassegnazione.

Mary Shelley non lo sapeva, o meglio, lei sapeva di essere, come Lionel, l’ultima donna sulla terra, una naufraga spirituale dalla vita travagliata. Per quanto oggi l’attualità che si cela tra le righe di The last man possa sorprendere, si tratta pur sempre di un romanzo di fantascienza in cui il viaggio del protagonista diviene simbolo della solitudine umana e la peste di corrosione degli ideali e di ribellione.