«A parte i soliti ubriachi, i soliti maleducati o qualche vip ogni tanto, c’è una storia che mi è rimasta impressa. Ero in macchina, lo scorso inverno, quando tre balordi mi si avvicinano. Hanno capelli lunghi, piercing al labbro e pantaloni strappati. Salgono addirittura sul cofano, così io non posso far altro che fermarmi e farli accomodare. Il loro aspetto è poco rassicurante: puzzano, sono trasandati e non sembrano in gran forma. Urlano e mi trattano con arroganza, dandomi anche del tu fin da subito. Mi dicono di prendere la tangenziale e inizia un viaggio piuttosto lungo.
Non nascondo di provare paura, in quei momenti, ma finalmente ecco la richiesta di fermarsi. Non ci speravo, ma i ragazzi pagano, chiedendomi però di fermarmi lì per qualche minuto.
Anche se un po’ titubante, decido di restare.
Poi il colpo di scena: mi si avvicinano due agenti in divisa e mi spiegano che i tre ragazzi che ho trasportato sono uomini sotto copertura che stanno andando a incastrare dei trafficanti di droga. Mi ringraziano e mi danno il permesso di rientrare in centro, mentre finalmente posso tirare un bel sospiro di sollievo e ripensare in tutt’altro modo a quello strano viaggio»
(Giuseppe C., località Duomo)