Un giornalista che autoproduca i propri contenuti a pagamento può avere successo? Mentre il grande flusso di informazioni è disponibile gratis su molti siti internet e ci raggiunge addirittura sulle nostre pagine social, c’è chi sta nuotando in un’altra direzione. E lo fa con successo.

Luke Timmerman, una carriera come giornalista di biotecnologie, nel 2015 si mette in proprio e realizza un bollettino con una sottoscrizione annuale di cento dollari sull’argomento di cui si è sempre occupato. Il progetto funziona e l’abbonamento del The Timmerman Report sale a 149 dollari. Oggi ha un migliaio di lettori.

Essere un giornalista “one-man-band” per alcuni è una necessità, per altri un traguardo, per tutti una sfida. Proprio a chi vuole intraprendere questa strada Timmerman, in un’intervista a NiemanLab, regala alcuni suggerimenti.

Innanzitutto la buona notizia è che una simile impresa è sostenibile anche sul lungo periodo. Se l’autore sa offrire loro contenuti di qualità diversi dalla vulgata comune, i lettori gli rimarranno fedeli e saranno disposti anche a aumentare l’esborso per accedervi. Ovviamente più questi contenuti surclasseranno quelli normalmente disponibili gratuitamente, maggiore potrà essere il successo.

Un altro aspetto fondamentale, oltre alla cura del contenuto, è la cura del rapporto coi lettori. Sebbene sia impossibile incontrare tutti di persona, è importante cercare di interagire singolarmente con il proprio pubblico, anche incontrandolo faccia a faccia di persona. Bisogna cercare di rispondere alle esigenze dei singoli lettori, come se si fosse titolari di un negozio di quartiere.

In quanto media company miniaturizzata, un giornalista-editore deve avere capcità imprenditoriali ed essere manager della propria attività. Bisogna anche che sappia fronteggiare problemi pratici, come aiutare i lettori che non riescono ad accedere al sito, o che hanno perso la password, per fare qualche esempio.

⇒Per saperne di più leggi su NiemanLab

©Immagine tratta dal profilo Flickr di marcmo