Non solo iniziative culturali: il 25 novembre è anche un giorno di protesta. Dalle manifestazioni quelle di sabato a Roma e a Palermo organizzate da Non una di meno (Nudm), con la partecipazione di diverse organizzazioni e associazioni locali, fino ai cortei organizzati in vari capoluoghi e città italiani, più o meno strutturati, il tema della violenza di genere si innerva sulla politica e non lascia gli italiani indifferenti. Soprattutto gli schieramenti politici e le rappresentanze femminili alle Camere. A Roma, hanno sfilato la rete D.i.Re, l’Associazione nazionale dei Centri antiviolenza e la vicepresidente della commissione sui femminicidi di Camera e Senato Cecilia D’Elia, insieme la coordinatrice della segreteria Marta Bonafoni, entrambe deputate del Partito Democratico.
Contro le dichiarazioni di Valditara
Il 15 novembre sono finite sotto i riflettori le dichiarazioni del ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, che alla Fondazione Giulia Cecchettin aveva accusato parte del movimento femminista come “cultura ideologica” e aveva dichiarato che l’incremento dei fenomeni di violenza sessuale è legato anche all’immigrazione illegale. Prima dell’inizio del corteo, davanti al ministero dell’Istruzione, una foto del ministro è stata bruciata, mentre un manifesto riportava la scritta “104 morti di Stato. Non è l’immigrazione ma la vostra educazione”, in riferimento al numero di femminicidi che sono stati registrati dall’inizio dell’anno in corso. «Nei primi dieci mesi di quest’anno – spiega Stefania Campisi, portavoce di D.i.Re – abbiamo accolto quasi 22mila donne. Il patriarcato c’è, esiste ed è un fenomeno strutturale. Questa è la nostra risposta alle affermazioni del ministro Valditara». «È stata un’azione largamente contestata da parte della destra e di alcune testate giornalistiche – dichiara la manifestante Federica Oneda – e mi sento di dire che bruciare la foto di un ministro non è un ennesimo atto di violenza, come vorrebbero far passare alcuni, ma è l’atto simbolico di una società che si in qualche modo indigna e nega quanto detto dal ministro in questi giorni».
Consultori, interruzione di gravidanza ed educazione sessuale
Alla protesta hanno partecipato anche diversi rappresentanti dei consultori nazionali. Il motivo deriva da una misura approvata dal Parlamento lo scorso 24 aprile che per la prima volta permette la presenza a livello nazionale degli attivisti pro-vita e antiabortisti all’interno di queste strutture. «Abbiamo coinvolto tutta una serie di consultori, associazioni e collettivi femministi che si sono ritagliati uno spazio per potere farsi sentire», continua Federica, ricordando le varie iniziative che hanno avuto luogo durante la protesta, come il cartello con su scritti i nomi di tutte le 104 vittime di femminicidio e le studentesse che si sono spogliate per riprendere il gesto di Ahoo Daryaei, la studentessa iraniana che ha manifestato davanti l’università di Teheran. «Queste azioni significano ribellarsi alle politiche delle nostre istituzioni che negano continuamente l’esistenza del patriarcato e che, anzi, mettono in atto gli stessi schemi patriarcali, con la negazione dell’educazione sessuale nelle scuole o del diritto all’interruzione volontaria di gravidanza».