Alla stazione di Rogoredo, sotto un cielo grigio, pendolari di tutta Italia osservano con rassegnazione i tabelloni di arrivi e partenze dei treni. Non mancano ritardi e cancellazioni. Per questa piccola e spoglia stazione di Milano Sud transitano ogni giorno regionali e alta velocità, ma oggi i binari sono vuoti a causa delle agitazioni sindacali. Le persone in attesa sulle banchine osservano, con il naso all’insù, le vetrate colpite dalla pioggia e dalle quali filtra una luce fioca.

Questo sciopero divide i viaggiatori: c’è chi lo comprende e chi non sente ragione. «Non ne posso davvero più», dice Davide da Saronno. «Avrei dovuto prendere il treno per Roma, ma sono arrivato in ritardo e ho dovuto comprare un altro biglietto, rimettendoci dei soldi».

«Io capisco i motivi dello sciopero, ma non si può viaggiare così ogni volta», aggiunge, mentre osserva con nervosismo il tabellone di arrivi e partenze, con i minuti di ritardo in aumento.

Le ragioni dello sciopero non sono chiare a tutti i pendolari, complici i frequenti disservizi del venerdì sera

È dello stesso avviso Chiara, studentessa dell’università di Pavia, dove frequenta un master di psicoterapia. Chiara è una pendolare che viaggia da Nord a Sud con molta frequenza, visto che proviene dalla Basilicata: «È da gennaio che faccio su e giù e gli scioperi sono ormai all’ordine del giorno – spiega con aria stanca -. Sono in viaggio dalle sei del mattino e mi è già stato cancellato un treno». Chiara vuole vedere, però, il bicchiere mezzo pieno: «Almeno sono riuscita ad arrivare a Milano». Molti pendolari sanno quando partono ma non quando arrivano. Chiara è una di questi: «Mentre sono in viaggio, osservo in maniera ossessiva l’app di TreNord, sperando che non appaia qualche ritardo o cancellazione».

C’è anche chi, quando deve mettersi in viaggio, parte prevenuto, ed è proprio il caso di Andrea, imprenditore emiliano: «Questa mattina sono partito molto presto: per me arrivare in ritardo è fonte di imbarazzo». Andrea, però, capisce le ragioni della protesta: «C’è diritto di sciopero in Italia ed è giusto rispettarlo».

Ad alimentare le polemiche tra i viaggiatori, contribuiscono le agitazioni sindacali che ricorrono molto spesso il venerdì: «Se le cose non vanno bene è giusto manifestare, ma pensare di intervenire sempre e solo di venerdì non è corretto», dice Paolo, medico veterinario. «Spero di riuscire a tornare a casa questa sera», aggiunge con preoccupazione.

Ma i sindacati non hanno intenzione di fermarsi: per il 15 dicembre prossimo, infatti, è già stato indetto un nuovo sciopero e dicembre si preannuncia un mese nero per i pendolari di tutta Italia.