“Non siamo robot”. Così grida al megafono uno dei numerosi scioperanti al deposito di Amazon di Castel San Giovanni, durante il Black Friday. Perché alcuni magazzinieri non accettano di essere trattati come robot, ma la società di e-commerce fondata da Jeff Bezos ha come obiettivo l’automatizzazione nel processo di smistamento dei prodotti grazie all’intelligenza artificiale. Sono addirittura cinque i centri robotizzati in cui queste scatole, simili ad aspirapolvere, spostano enormi scaffali. A Passo Cortese in provincia di Rieti, Amazon ha costruito il primo centro di deposito automatico Italia.
È quindi in atto la quarta rivoluzione industriale: un cambiamento che andrà a ridefinire il rapporto forza/lavoro dell’essere umano. Emanuele Micheli, ingegnere specializzato in robotica e vice presidente della Scuola di Robotica di Genova, offre una panoramica sulla nuova fase di automazione della produzione industriale e ne chiarisce alcuni aspetti. «Premetto che la robotica industriale è entrata nelle catene di montaggio da circa 40 anni – spiega Micheli ̶ ma l’uso di queste macchine nei magazzini è una vera e propria rivoluzione. I robot utilizzati da Amazon sono stati progettati e creati dalla Kiva System, società che è stata venduta a Bezos per più di 700 milioni La vera rivoluzione di questi dispositivi sta nel fatto che riescono a operare in ambienti non strutturati, riuscendo ad adattarsi a un luogo di lavoro che prima era solo progettato per gli esseri umani».
Secondo il vice presidente della Scuola di Robotica di Genova, questo è un passo importante che l’uomo deve affrontare con estrema attenzione perché in tempi abbastanza brevi si costruiranno macchine in grado di sostituire quasi completamente la manovalanza umana. Sociologi di alto rango stanno già portando avanti degli studi in proposito, mentre nella nostra Scuola di Robotica cerchiamo di insegnare ai nostri ragazzi che queste macchine devono essere progettate con un profondo senso etico e civile». L’utilizzo di droni telecomandati in grado di sparare e lanciare bombe esistono già da parecchio tempo e in ottica militare i possibili futuri robot-soldato saranno un delicato argomento su cui discutere.
Anche se non si tratta di questo nel segmento industriale coperto da Amazon, l’ufficio stampa del deposito di Piacenza Barbara Coronella ci tiene a precisare qual è la filosofia dietro questa innovazione:«I Kiva, che Amazon ha acquistato, non sostituiranno assolutamente il lavoro dell’uomo, anzi creeranno nuovi posti di lavoro nel campo dell’ingegneria e programmazione informatica. Il magazziniere non dovrà più spostare pesanti scaffali e camminare tanti chilometri. A Passo Cortese è la merce che si sposta e va dai magazzinieri, mentre nei depositi non ancora automatizzati accade il contrario. I Kiva tutelano la salute dei dipendenti e riducono incredibilmente i tempi di smistamento delle merci».
A Luton, in Inghilterra, diversi lavoratori hanno mostrato tutto il loro consenso per queste nuove macchine: di certo risparmieranno loro grande fatica. Amazon quindi esclude l‘ipotesi di una “sostituzione” del lavoro umano, ma in America intanto è nato il primo robot barista capace di preparare cocktail. In Italia hanno inventato un sistema robotico in grado riabilitare un paziente che necessita di terapie in campo ortopedico e non solo. Che Amazon lo ammetta o no, diverse professioni verranno rivoluzionate. E la figura del magazziniere sembra la prima cavia del sistema e quella più prossima a un cambiamento epocale.