“Immigrazione: fanno crescere la povertà o creano ricchezza?”. La ventinovesima edizione ISMU del Rapporto sui migranti si apre con una provocazione. Le narrazioni politiche sul tema si sono divise. Tra porti chiusi e porti aperti per gli arrivi dal mare, tra occasione e intralcio per il calo demografico, la domanda di fondo rimane sempre la stessa: gli stranieri possono essere una risorsa o un ostacolo per la crescita del Paese?

Presentato il 29esimo Rapporto della Fondazione sulla migrazione. In evidenza, la necessità di prendere atto che dopo oltre dieci anni di eventi migratori, non si dovrebbe più parlare di emergenza, ma di fenomeno strutturale, che richiederebbe misure a lungo termine

Dal rapporto della Fondazione Ismu sull’immigrazione emerge che gli stranieri in Italia rappresentano il 9,6% della popolazione italiana: sono pari, quindi, a 5,7 milioni di persone. I dati sono in lieve crescita rispetto agli anni precedenti. È dal 2013 che si parla di emergenza migranti. Nel corso del tempo la situazione, come la narrazione attorno all’argomento, si è involuta e la più grande responsabilità dovrebbe essere assunta da chi racconta la migrazione: in modo graduale si è passati dalla pietas alla crisi permanente . In questo senso dovrebbe cambiare anche la visione politica per avvicinarsi al tema. Innanzitutto, si deve prendere atto che dopo oltre dieci anni di eventi migratori, non si dovrebbe più parlare di emergenza, ma di fenomeno strutturale, che richiederebbe misure a lungo termine (e non più occasionali a un determinato periodo).

In secondo luogo, si dovrebbe presentare il fenomeno senza giudizi o, peggio, pregiudizi morali, come buono o cattivo, dannoso o vantaggioso. È indubbio che la gestione dei flussi migratori e la conseguente integrazione sociale degli stranieri sia uno dei compiti più impegnativi che lo Stato possa svolgere. Se si considera, però, il calo demografico che sta vivendo in questo periodo storico l’Italia e la mancanza di forza lavoro, i nuovi arrivi possono essere occasione di crescita dell’economia . Ovviamente servono delle politiche calibrate – idealmente anche dettagliate per ogni individuo – che, al momento, però, sono assenti: il 15% degli stranieri è disoccupato e il 34% vive in povertà assoluta. Nell’ultimo periodo si è creato un disallineamento tra la domanda di lavoro e le richieste sempre più specifiche nell’assunzione delle imprese che ha coinvolto non solo la popolazione italiana, ma anche, in modo particolare, quella straniera. Di questo cortocircuito, a pagarne il prezzo più alto sono i ragazzi. La fragilità economica e sociale delle famiglie si ripercuote sulla formazione scolastica dei figli: infatti, c’è un preoccupante aumento dei casi di abbandono scolastico. Inoltre, il 29% dei ragazzi si trova in un limbo in cui non lavora e non studia . I sistemi di integrazione sono affidati ai corpi intermedi: quel famoso Terzo Settore che si occupa di creare connessioni tra i soggetti e le aziende che cercano personale.download

Per coinvolgere maggiormente le persone straniere nei meccanismi sociali e lavorativi di uno Stato non è sufficiente una legge. Servono misure che trovino un equilibrio nel soddisfare esigenze contingenti del fenomeno migratorio con quelle di lungo periodo per l’integrazione delle persone. C’è bisogno di rafforzare la posizione dell’Italia nel mercato globale per poter investire maggiormente sull’individuo, con corsi di formazione (soprattutto quelle di base, con l’insegnamento della lingua) e salari più alti per chi lavora .