Ieri Ebola, oggi Zika. Sul nuovo virus che sta spaventando il mondo si conosce ancora poco: le immagini circolano numerose sul web, mentrel’Organizzazione Mondiale della Sanità parla di emergenza globale. Il rischio di facili allarmismi è dietro l’angolo: ne è consapevole Al Tompkins che su Poynter ha pubblicato un vademecum per insegnare ai giornalisti a raccontare correttamente Zika. Tompkins è partito dalla tabella messa a punto dalla dottoressa Barbara Reynolds, esperta di comunicazione di crisi, per aiutare i giornalisti a rapportarsi in modo corretto alle emergenze:

 

Secondo Reynolds e Tompkins le emergenze che sono provocate dall’uomo, come gli attacchi nucleari, spaventano di più rispetto agli incidenti naturali. Nel raccontare Zika, i giornalisti dovrebbero precisare che solo in rari casi il virus risulta letale e che ci sono strade per prevenire il contagio. Recentemente ci sono stati nuovi casi di influenza da H1N1, un virus molto più pericoloso e mortale di Zika che però non ha avuto lo stesso impatto mediatico. Questo perché si tratta di un virus già conosciuto e che, per questo, spaventa meno rispetto alla novità di Zika.

«Quando parliamo di un virus nuovo – spiega Tompkins -, tirandolo fuori dal suo contesto, sviluppiamo un alto rischio di creare allarmismo». Quando un emergenza minaccia solo gli adulti, inoltre, viene percepita come meno pericolosa. Il virus Zika ha catturato così tanta attenzione per via del suo possibile, ma non provato, legame ai bambini nati con teste molto piccole, le cui immagini sono diventate presto virali sul web.

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