Nella macro galassia di persone che non hanno mai smesso di lavorare malgrado il pericolo Coronavirus, i primi a venirci in mente sono medici, infermieri, farmacisti, cassieri e autotrasportatori. Gente che sacrifica se stessa per il bene della comunità. Gente definita eroica per la dedizione alla propria professione. Nell’etere però vive un altro, grande cosmo che non si è mai fermato: la radio. Un medium che prima dell’emergenza sanitaria sembrava ridotto a una nicchia, ma che invece è tornato prepotentemente a imporsi all’attenzione generale.

Con le sue costellazioni di voci, la radio continua ad accompagnare tutti i giorni sia chi non sopporta più di stare a casa sia chi farebbe di tutto per poterci rimanere. Ylenia Baccaro è una di queste voci. Non una qualsiasi: co-conduce con Marco Galli, Pizza, Mitch e Betty Tutto esaurito, il morning show più ascoltato d’Italia in onda su Radio 105 dal lunedì al sabato, dalle 7 alle 10. Un programma che ha un solo scopo: far sorridere gli ascoltatori per infondere loro la carica con cui affrontare l’intera giornata, soprattutto in un momento difficile come questo.

Ylenia è esattamente come la immaginiamo ascoltandola alla radio. È raggiante e sa trasmettere il buon umore. Intervistarla non ha nulla di formale, anzi: è come se la conoscessimo da sempre, è come parlare con un’amica che non vediamo da tanto tempo, ma che sembra di aver incontrato l’ultima volta soltanto ieri. La sua spontaneità e genuinità conquistano immediatamente, in particolare quando racconta dei disagi tecnici legati al dover trasmettere da casa per evitare assembramenti in radio: «Pizza è andato in onda stando in piedi e con la testa nell’armadio della propria camera, qualcun altro infilandosi sotto un tavolo o gettandosi una coperta sulla testa. Io sono fortunata, non ho problemi con l’audio. Trasmetto dalla mia postazione improvvisata nel soggiorno di casa e tutto questo diventa tema di conversazione in onda, un aneddoto ogni giorno».

«Per me e per i colleghi  è terapeutico andare in onda, anche in circostanze peggiori di questa. Quando accendi il microfono, ti dimentichi di tutto.

Le misure di sicurezza imposte dal governo valgono anche per loro. Da qui, il bisogno di riorganizzarsi dimostrando una resilienza straordinaria tipica del mondo radiofonico. «I primi dieci giorni sono stati i più complicati perché era tutto nuovo – spiega Ylenia –. Avevamo dei mezzi che sono stati messi a punto man mano. Adesso ciascuno ha il proprio codec, così da migliorare la qualità audio e la trasmissione con il server della radio. Gli apparecchi all’inizio non erano disponibili per tutti; sono stati ordinati e sono arrivati con qualche giorno di ritardo per i problemi con le consegne dei pacchi. Alcuni speaker sono andati in radio fino alla settimana scorsa, ciascuno in uno studio diverso per rispettare le restrizioni sulla distanza di sicurezza, altri erano a casa, ma costretti – come me e Pizza – a lavorare insieme perché avevamo un solo codec. Poi c’è stato il problema dei ritardi nell’audio, che possono generare delle terribili pause in quello che dovrebbe essere il flusso continuo della trasmissione radiofonica. Oppure degli accavallamenti tra una voce e l’altra. Adesso stiamo prendendo le misure, va decisamente meglio. In generale, però, trasmettere a distanza non è una modalità nuova, ma semplicemente inconsueta per il nostro programma. È straniante, sì, ma nemmeno troppo».

Si va in onda, allora. Accompagnati da un motto che vale più di mille parole. «Proud to be ON AIR è fortissimo, mi piace. Siamo davvero orgogliosi di esserci per i nostri ascoltatori, di non mollarli neanche in un momento come questo e di dare una parvenza di normalità, come se nulla fosse cambiato. Molti scandiscono l’inizio della giornata con la radio e i nostri contenuti, come fosse un rito, e questo fa bene». Però c’è stato un momento in cui anche Ylenia ha temuto che le trasmissioni potessero interrompersi: «Inizialmente c’è stata questa preoccupazione pur sapendo che la radio si può fare anche da casa, come poi effettivamente abbiamo fatto».

Poiché il principale scopo di Tutto esaurito è regalare un sorriso fin dalla prima mattina, è naturale chiedersi se e quanto sia difficile per gli speaker far ridere gli ascoltatori in un momento così particolare che ha lasciato trasparire del disagio perfino dalle loro voci. Non a caso il Capitano Marco Galli ha salutato più volte il pubblico con un ironico Good morning, Vietnam. «Per me e per i colleghi – dice Ylenia – è terapeutico andare in onda, anche in circostanze peggiori di questa. Magari dopo aver ricevuto una bruttissima notizia: un lutto in famiglia, per esempio. Ma quando accendi il microfono, ti dimentichi di tutto. Ti immergi completamente. È talmente forte la passione per il tuo lavoro che entri in un’altra dimensione, quasi in una bolla. Ci fa davvero bene. Perciò se ci sentite ridere, ridiamo davvero, perché scordiamo tutto il resto. In questo senso è una terapia. È ovvio che durante la giornata non ce la si fa sempre. A volte quando mi sveglio mi chiedo se tutto questo sta succedendo davvero».

La differenza tra l’ultima settimana e i passati quindici giorni però è notevole. Gli ascoltatori hanno carpito il progressivo miglioramento della situazione in radio proprio dalla voce dei conduttori. L’Ylenia di inizio pandemia appariva triste e spossata, oggi invece sprizza un’allegria contagiosa dovuta al ritorno in collegamento dei colleghi che per motivi familiari hanno dovuto prendersi una pausa. «Mitch era in quarantena ed eravamo un po’ preoccupati, nonostante ci rassicurasse tutti i giorni. Fabio Liuzzi, il regista, si è dovuto allontanare per la paternità, ma affrontare una gravidanza in questo momento è stressante e preoccupante, soprattutto se sei costretto a entrare e uscire dall’ospedale. Il loro rientro ci fa stare bene», conferma Ylenia con un sorriso.

L’età del pubblico e le esperienze che vengono raccontate in radio attraverso messaggi e chiamate influenzano l’umore dei conduttori? La partecipazione attiva di ascoltatori giovani, teoricamente più spensierati e fiduciosi, avrebbe ripercussioni favorevoli sull’ambiente? Ylenia ci pensa un po’ su: «Sì e no. Il pubblico è prevalentemente adulto, ma il programma si rivolge alle famiglie ed è seguito anche dai bambini. C’è un po’ di tutto, non credo che i giovani alleggerirebbero il clima. E poi sta a noi tenere alto l’umore di chi ascolta. Certo, riceviamo calore e affetto dal pubblico, ma siamo noi a dover rassicurare e informare gli ascoltatori».

A proposito di spensieratezza, non si può non citare la data dello scorso 20 marzo, quando tutte le emittenti hanno trasmesso contemporaneamente l’inno nazionale, seguito da tre capisaldi della tradizione canora italiana: Azzurro, La canzone del sole e Nel blu dipinto di blu. «I brani sono stati scelti un po’ perché fanno parte della storia della canzone italiana, un po’ perché essendo in onda su tutte le reti bisognava andare incontro alle esigenze di un pubblico che fosse il più vasto possibile. È stato anche un modo per allinearsi a quanto fatto con i flashmob – chiarisce Ylenia, che poi confida: – Mi emoziona particolarmente La canzone del sole: è stata la prima canzone che ho imparato a suonare con la chitarra da ragazzina, all’oratorio. Mi ricorda un periodo molto felice della mia vita. Avrò avuto 12 anni circa. Si tratta di brani che tutti sanno a memoria, unendo trasversalmente le generazioni». E se fosse proprio Ylenia a scegliere una canzone da ascoltare per allontanarsi dalla realtà anche solo per una manciata di minuti? «Non ho mai avuto delle canzoni di riferimento. Non ho nemmeno un genere preferito. Mi piace tutto. Vado a periodi, anche nella stessa giornata: magari la mattina metto un sottofondo più rilassante, il pomeriggio qualche hit radio più pop… Vale un po’ tutto. L’importante è che ci sia sempre musica, musica, musica. Basta questo per evadere».

Non solo musica: la radio è anche informazione, soprattutto adesso che si ha davvero bisogno di restare aggiornati. Tutto esaurito si è caratterizzato per una serie di partecipazioni notevoli, dal Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, Silvio Brusaferro, passando per l’infettivologo Massimo Galli dell’ospedale “Sacco” di Milano fino ad arrivare al vice ministro dell’Economia Laura Castelli. La semplice voce degli esperti che rispondono alle domande da studio e di chi chiama o invia messaggi rafforza il messaggio che si vuole trasmettere? Questa sorta di filo diretto tra pubblico ed esperti funziona meglio dell’immagine televisiva? «Penso di sì – annuisce Ylenia –. Ma la radio rafforza a prescindere, perché ci si concentra sul contenuto di quanto si dice proprio grazie all’assenza dell’immagine. Il messaggio poi è ancora più persuasivo se a parlare è una figura autorevole. Moltissime domande che arrivano in tempo reale le leggiamo e giriamo immediatamente agli esperti così che possano rispondere. Questo collegamento diretto tra pubblico, conduttore ed esperto avvicina ascoltatori e figure di riferimento, senza contare che una domanda posta in radio da un cittadino qualsiasi fa sì che automaticamente chiunque altro avesse in mente lo stesso dubbio o curiosità venga soddisfatto. L’ascoltatore si sente più protagonista, parte del gruppo».

In questo senso si può dire che non tutto il male viene per nuocere. Il Coronavirus ha fatto riscoprire la radio e l’importanza del suo ruolo comunicativo. Ma qual è il vero punto di forza? Per Ylenia le considerazioni da fare sono semplici: «La televisione ha interrotto buona parte della sua programmazione consueta per i motivi che tutti sappiamo. All’inizio è stato eliminato il pubblico nei programmi d’intrattenimento, poi si è passati alla sospensione. La programmazione quindi è più scarna, pur essendoci stato un aumento dell’infotainment. La radio invece, malgrado sia fatta in una maniera alternativa per adattarsi alla situazione, prosegue con le stesse, identiche modalità. Per noi fondamentalmente non è cambiato nulla. La radio poi è più immediata e veloce. Arriva a tutti perché parla il linguaggio comune, quello della vita quotidiana con amici e parenti. Il rapporto diretto con il pubblico è garantito dalla ricezione simultanea di messaggi, audio WhatsApp e telefonate. Il riscontro stesso degli ascoltatori è diretto, non c’è divario tra loro e il conduttore radiofonico. La forza della radio è questa e risulta importante soprattutto ora che si ha bisogno di creare condivisione e unione per confrontarsi e raccontare ciascuno le proprie ansie, paure e angosce. Perciò cerchiamo di rassicurare, per quanto possibile, gli ascoltatori spaventati».

Ascoltare la radio aiuta a riportare alla normalità, soprattutto se rientra tra le nostre abitudini. Lo psicoterapeuta Stefano Boni, tra i più recenti ospiti del programma, ha sottolineato proprio l’importanza di prepararsi ogni giorno e di comportarsi come se si dovesse uscire per andare al lavoro pur rimanendo in casa. «Io lo sto facendo – conferma Ylenia ridendo –. Mi sveglio alle 5.30 del mattino, ho posticipato la sveglia solo di una mezz’ora rispetto al solito. Mi preparo e mi trucco, addirittura. Sì, l’ascolto della radio aiuta. Tanti ci seguono da casa, ce lo scrivono o ci fanno arrivare attraverso i social le loro foto alle prese con radio, app e pc a testimonianza del bisogno di mantenere ciascuno la propria routine pur avendo cambiato ritmi».

E allora come potrebbe essere la prima puntata del programma alla fine dell’emergenza sanitaria? Cosa si urlerebbe al posto di Good morning, Vietnam? «Immagino una grande fiesta, tre ore di stupidera, come la chiama il Capitano – ride Ylenia –. Tre ore di follia, con Marco che potrebbe esordire gridando “Sono sul balcone di casa, mi sto toccando il cicciolino, mi sto spirillando, ce l’abbiamo fatta!”. Qualcosa di simile, sì».  Poi torna seria: «A volte però penso a come potrà essere la realtà una volta finito tutto: forse saremo ancora così spaventati da mantenere le distanze per un po’. Per il momento però continuiamo a sensibilizzare, a ripetere costantemente agli ascoltatori di stare a casa. Qualcuno ci scrive di smettere, ma noi andiamo avanti: finché il concetto non sarà chiaro davvero a tutti, noi proseguiremo a martellare. È per il bene comune».

Questa è la radio: orgogliosa di esserci, di sfidare tutti i giorni un nemico invisibile. E per questo non possiamo che ringraziarla. Anche noi, come pubblico, siamo fieri di ascoltarvi ogni mattina.