La ripartenza post-Covid, tanto attesa dai piccoli commercianti, per molti si è rivelata un piccolo scatto o, nei casi peggiori, solo un miraggio. Gli aumenti delle bollette e i costi delle materie prime frenano come àncore la ripresa, e molte piccole botteghe o negozi storici hanno tenuto le serrande abbassate. Persino nelle zone universitarie, nell’immaginario comune ricche di locali soffocati da una clientela caotica, oggi si respira un’aria molto diversa.

Le lancette dell’orologio tornano a un anno fa, quando a metà gennaio la Lombardia dalla zona arancione passava a quella rossa. Pur senza le stesse restrizioni delle prime fasi della pandemia, l’altalena tra crescita e calo dei contagi in un’emergenza sanitaria che solo negli ultimi giorni sembra alleviare i suoi effetti, sta svuotando le città lombarde, con la conseguente crisi nera per il commercio dopo le festività natalizie. Consumi stagnanti, negozi semivuoti, turisti assenti e una ripresa soffocata sul nascere. Un’attività aperta ogni due o tre saracinesche abbassate. È questo che si vede, se si passeggia nel reticolo di vie tra corso Magenta, via Nirone, via Sant’Agnese e via Terraggio.

“Al mattino e all’ora di pranzo è un brulicare di persone tra gli studenti dell’Università Cattolica e i lavoratori che ruotano attorno alla stazione di Cadorna ma appena cala il tramonto lo scenario cambia radicalmente”, ci raccontano Silvia, Sandro e Riccardo titolari del bar All’improvviso di via Sant’Agnese. “Sono gli studenti della Cattolica che ci permettono di tenere aperta la nostra attività. Abbiamo già avvertito sensibili aumenti per quanto riguarda l’energia elettrica e stiamo facendo non poca fatica”. Della stessa opinione sono anche i dipendenti del cocktail bar Niro di via Nirone, che ringraziano i molti studenti che decidono di organizzare qui le loro feste di laurea. I tram della linea 16 e 19 scandiscono il tempo in corso Magenta dove si respira un’aria di incertezza, mitigata da una timida  speranza.

“Gli studenti della Cattolica ci permettono di tenere aperta la nostra attività”: così i titolari del bar All’Improvviso, la cui attività è legata all’università.

Per Riccardo Piva, titolare del negozio di abbigliamento M.Bardelli in corso Magenta e rappresentante di Confcommercio, “la situazione non sembra così drammatica. A fine anno, rispetto al 2019, a Milano e nell’hinterland sono state registrate 579 attività in meno. Ad essere più colpite sono le attività di ristorazione: prima del 2020 erano 3.475 quelle attive, oggi sono 3.275, ossia duecento in meno. Bisogna però anche considerare che, dall’inizio del 2022, sono state aperte già 62 nuove attività”.

Milano, piazza della Trivulziana. Il sole illumina gli edifici beige e un caldo anomalo, per il febbraio milanese, rende questa giornata perfetta per concedersi una pausa all’aperto, tra una lezione e l’altra. Eppure, i locali sono vuoti e aleggia un silenzio quasi totale. Dal campus principale della Bicocca, pochi studenti fanno avanti e indietro e si respira un’atmosfera da semi-lockdown, nonostante le restrizioni siano sempre più leggere.

Entriamo in un locale, il Fancy Toast, che ci accoglie con luci al neon rosa e un’atmosfera americaneggiante. Sono le 11 ed è ancora deserto. “Sì, ci stiamo riprendendo”, conferma Giada Muratore, la cameriera, mentre litiga con la porta che stenta a chiudersi da sola. “La riapertura è andata bene e piano piano stiamo riprendendo il giro, anche se comunque ci sono ancora molti ragazzi in didattica a distanza”. Non sa fino a che punto i decreti ristori abbiano aiutato il locale, ma ci conferma che i prezzi delle materie prime sono decisamente aumentati: “Abbiamo molti fornitori e alcuni hanno rincarato i prezzi. Riusciamo, però, a trovare compromessi e accordi per venirne a capo. Però, sì, i costi si sono alzati”.

Luca de Pasquale, titolare del bar-ristorante Tutto St’Orto, è più negativo. Ammette che sono ancora lontani dai ritmi di una volta, anche se un po’ di ripresa c’è stata. E sui ristori è critico: “Poca roba. Abbiamo pagato qualche bolletta, ma niente di più. Non sono queste misure a risolvere i problemi”. Mentre guarda la piccola lavagnetta su cui sono segnati i piatti del giorno, Luca ci conferma l’aumento delle bollette: “Quella dell’elettricità è triplicata e ormai i costi sono quasi insostenibili”, racconta, la voce bassa appena coperta dal chiacchiericcio delle uniche due clienti. “Anche le materie prime sono aumentate e noi siamo costretti ad aumentare i prezzi. Vedremo il mercato come reagirà”.

“La bolletta dell’elettricità è triplicata e ormai i costi sono quasi insostenibili”. Le parole di Luca de Pasquale, titolare del Tutto St’Orto, descrivono una situazione drammatica.

Incertezza e rabbia, dunque, regnano ancora tra i piccoli commercianti delle zone universitarie. La situazione pandemica, però, si sta lentamente stabilizzando e, secondo gli esperti, presto si inizierà a parlare di endemia. Le restrizioni verranno eliminate una dopo l’altra e, forse, queste botteghe non dovranno unirsi alla lunga fila di serrande abbassate e cartelli con la temuta scritta “chiuso”, nero su bianco.