La radio ha sette vite. La danno sempre per spacciata, poi risorge. Avrebbe dovuto morire negli anni ’50, surclassata dalla televisione. Poi grazie alla creatività di produttori e deejay, si ritagliò un proprio spazio nonostante i pochi soldi a disposizione.
Anche oggi, nell’era della rivoluzione digitale è in difficoltà, come d’altronde lo sono televisioni e giornali cartacei. Tuttavia in America, gli addetti ai lavori stanno studiando nuovi modelli editoriali e di business. Con una convinzione: la radio può recitare un ruolo da protagonista anche nel 21° secolo.
L’ancora di salvezza potrebbero essere i podcast, i file audio scaricabili, in tutto e per tutto simili a un programma radio. Per molto tempo sono stati legati a doppio filo con le radio tradizionali. Ad esempio, chi si perde il proprio programma preferito può riascoltarlo in ogni momento scaricandolo sul sito della stazione.
Ma adesso c’è chi studia come slegare la realtà nuova da quella vecchia, rendendo i podcast un prodotto radiofonico autonomo. Un esperimento interessante è stato lanciato dalla piattaforma digitale americana PRX: si chiama Radiotopia ed è un network di radio. La colonna portante è 99% Invisible, un programma di 15 minuti di design e architettura ideato e realizzato da Roman Mars (@romanmars).Tra i vantaggi le poche barriere all’entrata e i bassi costi di realizzazione. La vera sfida? Creare l’audience
Con oltre 30 milioni di download, è uno dei podcast più apprezzati dal pubblico. Il progetto di Mars ne affianca altri ancora in fase di sviluppo; in questo modo si sta creando un collettivo dove si uniscono forze e conoscenze per la commercializzazione e la realizzazione dei podcast. Per la fase di start-up sono stati stanziati 200mila dollari dalla Knight Foundation.
Uno degli obiettivi principali sarà far crescere l’audience. «Ogni giorno mi faccio la stessa domanda: come faccio ad aumentare i miei ascoltatori? Sono convinto che là fuori ci sia un pubblico molto più grande di quello che siamo riusciti a raggiungere finora» afferma Jake Shapiro (@jakeshapiro), CEO di PRX. In ogni caso per ora i risultati stanno dando ragione a Radiotopia: nell’ultimo autunno, 99% Invisible ha fatturato 375mila Dollari.
I vantaggi del podcast
Rispetto a una radio tradizionale questo modello ha molti vantaggi. In primo luogo ci sono poche barriere all’entrata: i costi di realizzazione sono relativamente ridotti, bastano un buon microfono e un computer con installato Garage Band. Niente, in confronto ai budget milionari necessari per lanciare un programma in una radio terrestre.
Grazie ai bassi costi di realizzazione si può investire sul contenuto cercando intrecciare il giornalismo tradizionale con nuove forme di storytelling.
Inoltre, i podcast possono essere di ogni dimensione e ogni forma. Questo può aiutare a rimodellare il prodotto sulle esigenze dell’ascoltatore ed entrarci in relazione. «Le persone vogliono essere parte del programma e spesso decidono di sostenerti economicamente» afferma Mars. Non è infatti un caso che molti podcast possano andare avanti anche grazie alle donazioni dei fan. «Tuttavia, il momento più difficile arriva ora ed è proprio adesso che bisogna crescere»; a Radiotopia ne sono convinti.
E in Italia?
Ma mentre in America tanti professionisti si stanno buttando in nuove avventure radiofoniche in Italia cosa succede? Per ora è calma piatta, progetti come quelli americani non se ne vedono all’orizzonte.
Tuttavia gli ingredienti per uno sviluppo dei podcast ci sono. In primo luogo c’è un aumento della fruizione di contenuti on-demand: dai film su Sky alle canzoni su spotify ormai l’orario non è più un vincolo. Inoltre negli ultimi anni c’è stato un boom nell’acquisto di smartphone, senza precedenti.
Ma c’è di più: l’enorme diffusione di web-radio significa che c’è ancora tanta voglia di fare informazione e intrattenimento senza un supporto visivo. Soprattutto a livello giovanile, come dimostrano le tante radio universitarie.
Quindi, perché non unire questi elementi e provare a sviluppare dei modelli di business per lo sviluppo dei podcast. Come già scritto, i costi necessari sono abbastanza contenuti. Basta un po’ di creatività. La stessa che ebbero i giovani delle generazione precedente quando negli anni ‘70 fondarono le radio libere.