Intorno a Via Melchiorre Gioia: alla scoperta delle anime di Milano
Se chiediamo, a chi non ci abita e quindi a chi non conosce la città, di elencare i principali luoghi di interesse presenti a Milano, le risposte nella maggior parte dei casi saranno sempre le stesse: il Duomo, lo Stadio di San Siro e i Navigli. Qualcun altro, più informato, magari si ricorderà del Castello Sforzesco e del teatro alla Scala. Per il resto Milano è considerata la città del business, priva di patrimonio culturale e tradizione, salvo rare eccezioni. È la città dove si lavora e dove si va sempre di fretta. È il capoluogo italiano del lusso, dove i problemi sociali non esistono. Un po’ poco per descrivere quello, che dopo Roma, è il centro metropolitano più grande e popoloso d’Italia.
Certo però non si deve avere la presunzione di affermare che il capoluogo lombardo può essere paragonato, sul piano architettonico, alla Capitale o a Firenze, due città che in ogni loro angolo ospitano monumenti e siti archeologici. Ed è vero, Milano a primo impatto può sembrare grigia, fredda, caotica e forse anche snob. Ma come sottolinea Guido Piovene, nella sua opera Viaggio in Italia: “per capire Milano bisogna tuffarvisi dentro e non guardarla come un’opera d’arte”. Perché per capire Milano bisogna andare oltre alle apparenze. E solo dopo aver fatto questo si potranno capire le variegate sfaccettature sociali e architettoniche della metropoli lombarda.
Se prendiamo una cartina dei Municipi della città, ci accorgiamo che Milano è divisa in 9 zone e che quella centrale, il “Municipio 1”, comprende il Duomo, la Scala e il Castello Sforzesco. Come già detto i tre luoghi più conosciuti. Ma in realtà lo scopo di questo scritto non è quello di descrivere i Municipi di Milano, uno per uno. Verrebbe fuori un qualcosa di troppo lungo e probabilmente noioso per chi lo leggerà. Quello che proveremo a fare è raccontare una sezione relativamente conosciuta della città che si sviluppa intorno a via Melchiorre Gioia, una delle più grandi arterie milanesi. Intorno a questa via lunga 2,5 chilometri co-esistono intrecciate le varie anime di Milano: quella più antica e borghese, quella più industriale e disagiata e quella più moderna e lussuosa.
L’anima tradizionale: Cassina de Pomm’ e il Giardino Martesana.
Immaginiamo quindi di partire per questa lunga camminata, percorrendo Via Melchiorre Gioia e i più prossimi dintorni. Vistando la parte nord che ruota intorno alla via, ci si accorge subito di come la tradizione e la natura, pur contrastate dai sempre più moderni complessi residenziali, trovano ancora un loro spazio.
Le facciate color giallo sole, i fiori curati su ogni davanzale e l’aurea del passato che aleggia intorno. Già il solo nome, in milanese (dialetto ormai scomparso soprattutto tra i giovani) fa intendere che abbiamo a che fare con un qualcosa di antico. È “Cassina de Pomm”, la cascina più antica di Milano ad essere rimasta intatta, nonché una delle poche costruzioni “a corte” che si possono ancora ammirare nella città. Da diversi anni la quasi totalità della struttura è composta da appartamenti privati ma come sottolineano con orgoglio gli attuali abitanti, “nel corso dei secoli questo luogo ha ospitato alcuni dei più celebri personaggi italiani”. Concepita nel XV secolo come luogo di villeggiatura per le famiglie nobili, nel corso del tempo è stata trasformata in un albergo in cui hanno soggiornato Giuseppe Garibaldi, Napoleone Bonaparte, Sthendal e Carlo Porta. Nel XX secolo invece Cassina De Pomm, divenuta verso gli anni Settanta un ristorante di lusso, è stata frequentata da numerosi vip dell’era moderna. Negli ultimi anni è stata scelta anche come luogo di riprese per alcuni famosi film italiani come “Benvenuti al Nord” con Alessandro Siani e Claudio Bisio. Ma questo luogo, che porta sulle sue spalle il peso della storia, continua a vivere anche ai nostri giorni. Soprattutto nelle stagioni calde, in particolare da metà pomeriggio, decine di giovani popolano il locale “La Buttiga”, una moderna birreria aperta nel 2018. L’ambiente risuona delle voci spensierate dei ragazzi, che sorseggiano un cocktail o una birra seduti all’aperto con vista sul Naviglio Martesana. Eh sì, perché proprio davanti a Cassina De Pomm’ parte, coi suoi 35 chilometri di lunghezza, uno dei tre navigli che si possono ancora vedere all’interno di Milano. E se ciò non bastasse per capire come passato e presente si amalgamano tra loro in questo angolo di quartiere, accanto all’ingresso del naviglio ecco il Giardino Cassina de Pomm’. Circondato da ciò che rimane delle mura della ormai demolita fabbrica di candele Bonomi, il parco ospita tra l’altro una garitta, un tipico bunker risalente alla Seconda Guerra Mondiale. Fin dai primi periodi caldi, questo piccolo spiazzo verde viene condiviso dalle varie fasce generazionali: le aree giochi dedicate ai più piccoli sono affiancate da due campi di bocce. La coinvolgente carica giovanile dei bambini, che si svagano dopo una lunga giornata passata a scuola, unita alle imprecazioni dialettali degli anziani che mancano la “bocciata”, rende il posto estremamente piacevole da vivere. “A tratti non mi sembra nemmeno di essere a Milano”, confida un anziano signore, mentre sorveglia il nipote che si lancia giù per lo scivolo. Un’affermazione forse eccessiva, visto che il tipico traffico meneghino non manca nemmeno da queste parti, ma che rende l’idea di come questa sezione intorno a via Melchiorre Gioia rappresenta l’anima più antica della città (che ovviamente è possibile trovare anche in altre parti di Milano). E anche per quanto riguarda gli esercizi commerciali, se da un lato è indubbio che negli ultimi anni sono stati aperti diversi negozi di gestione straniera, dall’altro lato la zona ospita una maggioranza di attività di matrice italiana, tra cui alcune storiche come: la celebre pasticceria “Alvin’s”, la “Farmacia Gioia” presente dal 1967 e il fiorista “Fratelli Fumagalli”, una catena stabile nel capoluogo lombardo dal 1957.
L’anima più fragile: intorno alla Stazione Centrale
Ma basta spostarsi di pochi metri dall’area del Naviglio Martesana per ritrovarsi catapultati in una realtà abbastanza diversa. Il verde lascia spazio a grigie strade asfaltate, circondate da anonimi condomini. Il suono delle voci dei ragazzi si spegne e lascia campo aperto al silenzio e alla desolazione ma anche al degrado e alla sporcizia. Tanti, troppi i luoghi abbandonati specialmente nelle strade, parallele a via Melchiorre Gioia, che portano a ridosso della Stazione Centrale. Serrande abbassate, spazi interni inutilizzati da tempo, casolari abbandonati e diroccati che attendono, da anni, di essere rivalorizzati. Queste aree in passato erano utilizzate dalle Ferrovie di Stato come depositi, ma molti di essi giacciono vacanti. E poi ci sono i tunnel sotto i binari sopraelevati della Stazione Centrale. Passandoci sotto, il cuore una qualsiasi persona dotata di pizzico di umanità non può fare a meno di stringersi. Materassi, tende da campeggio e altri ricoveri di fortuna, circondati da un numero infinito di poveri oggetti personali. Sono le “case” di un cospicuo numero di senzatetto, che si “accomodano” negli spazi pedonali di queste gallerie, nonostante lo smog prodotto dai veicoli di passaggio e le condizioni metereologiche proibitive, soprattutto d’inverno. Nella quasi totalità dei casi si tratta di esseri umani schiacciati dal peso di una vita, che ha tolto loro tutto. È estremamente raro che arrechino fastidio ai passanti.
Chi scrive ha percorso questi tunnel migliaia di volte nella sua vita e quindi conosce la realtà di questo luogo, ma spesso chi non è abituato a frequentare la zona viene assalito dal timore che possa capitare qualcosa. Alcune persone che conosco e che reputo siano prive di preconcetti mi hanno confidato: “Passando di lì non mi sento sicuro”. E personalmente sono convinto che appunto non sia questione di pregiudizio, ma bensì dell’immagine che il luogo offre di sé. Tra l’altro è importante sottolineare come in questo spicchio di quartiere che si sviluppa intorno a via Melchiorre Gioia, nonostante i vari problemi, le identità straniere e le identità locali si intrecciano in modo naturale dando vita a una comunità multietnica perfettamente al passo tempi. Ed è pertanto spiacevole che i più prossimi dintorni di un’imponente struttura architettonica quale è la Stazione Centrale, nonché uno dei principali punti di accesso alla città, siano così poco curati. Ma Milano è anche questa ed è giusto che questa anima più disagiata non venga nascosta.
L’anima moderna: i palazzi della Milano del futuro
Ritorniamo quindi ora al punto di partenza. Nei precedenti paragrafi abbiamo provato a trasmettere, su piccola scala, le anime meno conosciute di Milano: quella tradizionale e quella più difficile. Lo scopo appunto era quello di dimostrare che il capoluogo lombardo non è solo il luogo del lusso e del business, come molti pensano superficialmente. Tuttavia, l’anima moderna è innegabilmente il tratto distintivo della città. E senza dimenticare gli altri aspetti, i milanesi devono andare fieri di ciò.
Continuiamo allora il nostro cammino intorno a Via Melchiorre Gioia. Nella sua parte più vicina al centro, superata la zona della Stazione Centrale senza soluzione di continuità andiamo verso quella che è la Milano del presente e che sarà quella del futuro. La zona, una volta di stampo industriale, è stata riqualificata e ora ospita i palazzi delle istituzioni regionali e delle banche ed è il luogo dove risiede parte dell’élite milanese. Dal tranquillo e in qualche modo “bucolico” Giardino Cassina de Pomm’, siamo passati all’affollata e arrivista Biblioteca degli Alberi di Piazza Gae Aulenti. Se col primo la natura si pone in contrapposizione a palazzi e costruzioni moderne, la seconda è funzionale allo sviluppo dell’architettura attuale. La Milano delle torri e dei grattaceli deve necessariamente guardare alla sostenibilità ecologica e ambientale. La natura, seppur pianificata dall’uomo in questo caso, si inserisce con armonia negli spazi lasciati liberi dal cemento e dai palazzi del potere e conferisce a quest’ultimi un’aria più ridente e apprezzabile. L’emblema è senza dubbio il Bosco Verticale, il lussuoso complesso residenziale formato da due torri. Le strutture hanno dei balconi speciali, detti anche “prospetti”, su cui sono distribuite numerose specie vegetali. L’obiettivo appunto è quello di proteggere la biodiversità naturale e di ridurre l’inquinamento nell’ambiente circostante. Questo è uno dei quartieri che ha contribuito maggiormente a dare a Milano la nomea di “città più moderna d’Italia”. È questo il centro dell’economia e del business milanese. È da qui che si sviluppano le strade della movida milanese. Tutto si basa su una concezione futuristica. Non se ne può più fare a meno.
E così siamo arrivati in fondo a via Melchiorre Gioia, il viaggio è terminato. Può sembrare semplicistico riassumere Milano facendola ruotare su una sola strada e sui suoi dintorni. Ma non è così: le sfumature della città raccontate le si possono riconoscere anche in altre zone di Milano, ma nella maggior parte dei casi non sono così concatenate tra loro. Perché Milano va guardata da ogni suo lato. Bisogna andare oltre alla facciata principale, bisogna scavare nelle profondità senza fermarsi alla prima impressione. E se qualcuno non vuole farlo, pazienza, non si può piacere a tutti. Come cantava Giovanni D’Anzi, “lassa pur ch’el mond el disa ma Milan l’è on gran Milan”.