Sedes vacans, il trono della Santa Sede resta vacante. È nera la prima fumata di questo conclave 2025. Un risultato in linea con le aspettative. Il fumo denso che esce dal comignolo appositamente installato venerdì scorso scurisce il cielo già plumbeo di piazza San Pietro. È stata una giornata dal tempo variabile, in cui attimi di sole afoso si sono continuamente rincorsi a grigi nuvoloni e a brevi momenti di pioggia, restituendo anche visivamente il senso di irrequietezza in cui versava la capitale. I cardinali si sono riuniti alle 16:15 nella Cappella Paolina, nella Prima Loggia del Palazzo Apostolico, mentre i fedeli continuavano ad accorrere in frotte sempre più numerose all’interno del colonnato vaticano e i ripetitori telefonici venivano spenti. Il segnale era atteso più o meno alle 19.00, invece è arrivato più di un’ora dopo, tanto che alcune persone in piazza speravano che la lunga attesa fosse in qualche modo segnale di fumata bianca, mentre altri, forse pensando che all’interno della Sistina potessero sentirli, hanno iniziato a battere le mani, quasi volessero sollecitare i cardinali a velocizzare il voto. La piazza, che strabordava di persone, è rimasta delusa nel momento in cui l’esito della votazione è stato finalmente chiaro alle migliaia di occhi puntati sul tetto di palazzo Apostolico, socchiusi nel tentativo di decifrare il prima possibile il risultato.
I ministri latini hanno indossato, come prevede la tradizione, la veste rossa con la fascia in vita, un richiamo alla passione e al martirio di Cristo, il rocchetto bianco e la mozzetta, al petto la croce pettorale appesa al cordone rosso e oro, all’anulare destro l’anello cardinalizio, in testa lo zucchetto e la tradizionale berretta rossa. Per le Eminenze delle Chiese orientali sono stati disposti gli abiti corali propri. Da qui, lo sciame porpora sulle note del canto delle Litanie dei Santi ha fatto il suo ingresso processionale alla Cappella Sistina e si è disposto in quattro file a tavoli ricoperti da tovaglie marroni con drappi rossi. Qui, a conclusione del tradizionale rito Veni, Creator Spiritus, i Cardinali hanno pronunciato il giuramento prescritto: «Prometto e giuro di osservare il segreto assoluto con chiunque non faccia parte del Collegio dei Cardinali elettori, e ciò in perpetuo, a meno che non ne riceva speciale facoltà data espressamente dal nuovo Pontefice eletto o dai suoi Successori, circa tutto ciò che attiene direttamente o indirettamente alle votazioni e agli scrutini per l’elezione del Sommo Pontefice».
Una volta declamate le ultime parole anche dall’ultimo dei membri dell’assemblea, il Maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie, monsignor Diego Ravelli, ha intimato l’extra omnes a tutti gli estranei. Oltre gli elettori, sono rimasti soltanto lui e il cardinale Raniero Cantalamessa, predicatore emerito della Casa Pontificia, incaricato della seconda meditazione degli elettori, che hanno poi lasciato la Cappella al termine del momento di riflessione.
Una volta chiusa a chiave (cum clave) la porta e interrotto quindi ogni collegamento con l’esterno, il Cardinale decano, ruolo svolto da Pietro Parolin – essendo Battista Re non più elettore perché ultraottantenne – ha avuto ufficialmente inizio la prima sessione di voto.
I cardinali, votanti e non, si sono radunati già in mattinata, all’interno della Basilica di San Pietro, per la Santa Messa Pro Eligendo Romano Pontefice, a cui hanno assistito cinquemila fedeli. A presiedere la celebrazione, attorniato da 220 porporati tra elettori e non elettori con in capo la peculiare mitra bianca damascata, c’era il Decano del Collegio, Giovanni Battista Re. Nell’omelia ha ricordato la «massima responsabilità umana ed ecclesiale» dei ministri cattolici nel compiere questa scelta, descritta come «un atto umano per il quale si deve lasciar cadere ogni considerazione personale, e avere nella mente e nel cuore solo il Dio di Gesù Cristo e il bene della Chiesa e dell’umanità».
Ma il momento della liturgia che più di tutti ha attirato l’interesse dell’opinione pubblica è stato il segno della pace: inconsapevole del microfono aperto Battista Re avrebbe espresso degli «Auguri… e doppi» al cardinale Pietro Parolin. Un momento rimbalzato poi su tutti i siti di informazione, che ha suscitato interesse e aspettative. L’attesa, però, continua e solo con le prossime sessioni si potrà vedere quanto ci sia di fondato nel rafforzativo scelto dal decano. Domani, 8 maggio, le votazioni inizieranno già in mattinata. Alle 7.45 i cardinali partiranno da Casa Santa Marta alla volta del Palazzo apostolico: nella Cappella Paolina parteciperanno alla messa con le lodi, per poi rinchiudersi nella Sistina a pregare l’ora media e dare inizio alle procedure di voto. Alle 12.30 rientreranno in Casa Santa Marta per il pranzo, per poi dirigersi nuovamente in Sistina alle 15.45 per i vespri e le operazioni di voto. Salvo che la maggioranza dei due terzi non si raggiunga durante la prima votazione della mattina o nella prima del pomeriggio – ipotesi in cui sarà la fumata sarà bianca dopo le 10.30 oppure dopo le 17.30 – il comignolo verrà acceso due volte soltanto: una al termine della mattinata (dopo le 12.30) e una al termine del pomeriggio (dopo le 19). Si attende ancora in piazza San Pietro.