Accade molto spesso che una notizia venga raccontata attraverso filmati realizzati da testimoni, video che poi vengono messi in rete. Questo ha cambiato profondamente il lavoro dei reporter, non solo da un punto di vista organizzativo, ma anche sotto il profilo della gestione delle fonti. Accanto ai social media più usati, Facebook e Twitter, applicazioni di messaggistica istantanea come WhatsApp e WeChat stanno rapidamente crescendo, diventando un mezzo per seguire eventi importanti e un prezioso collegamento tra giornalisti e attivisti.

Un esempio emblematico dell’importanza assunta da queste app è stata la rivolta degli Ombrelli, un movimento di protesta ad Hong Kong, nel 2014.

Negli ultimi anni, però, le applicazioni di messaggistica hanno superato i social media, consentendo ai giornalisti di raccogliere notizie sui disordini in modo più efficiente. I reporter ricorrono alle chat perché sono economiche, efficienti, flessibili e consentono anche la raccolta di informazioni multimediali come audio, video, fotografie.

Esistono anche chat crittografate (Telegram e Signal) che consentono ai giornalisti e alle loro fonti di parlare di temi delicati senza paura di ritorsioni.

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