Tra discoteche, bar modaioli e locali di tendenza, c’è un angolo di Milano che prova ad andare controcorrente. Si tratta del Circolo ex combattenti e reduci di guerra, situato nel vecchio dazio di Porta Volta. Lì ha sede il Circolo, nato dopo la fine della Prima Guerra Mondiale come luogo riservato a tutti i reduci ed ex combattenti. L’esclusività per i soci è rimasta intatta fino ai primi anni del Duemila, quando il Circolo è stato aperto al pubblico. Dietro questa iniziativa c’è Nunzio, 54enne che dopo diverse esperienze nella gestione di enoteche sette anni fa ha deciso di prendere in gestione del locale: “Con tante difficoltà, ma anche con enormi soddisfazioni”, ricorda.

Questa realtà vuole abbracciare i soci più anziani ma anche i giovani, che da qualche anno hanno iniziato a frequentare il circolo: “Pian piano il posto si è fatto conoscere per la sua bellezza (nel giardino c’è un glicine secolare) e la sua tradizione, una realtà diversa da tutto ciò che lo circonda”, spiega Nunzio. L’incontro culturale è stato promosso proprio dai soci di vecchia data, tra cui Armando, un 90enne che vede nel contatto con la gioventù una fonte di felicità. Come lui sono tanti gli anziani che frequentano giornalmente il circolo, e con loro sono vivi i ricordi che si leggono solo nei libri di storia.

La tradizione è capace di avere la meglio anche sulla modernità: anni fa un progetto del Comune di Milano prevedeva di abbattere la Porta per costruire nuovi edifici. Per evitare la catastrofe è stato decisivo l’intervento dei soci: tra questi quello di Colombino, 95enne, che in una lettera al Comune ha definito il Circolo “la mia casa che non potete togliermi”, esclama. “Il Comune ha riconosciuto il circolo come “associazione e punto di integrazione cittadina” e per questo diventa intoccabile”, dice con soddisfazione il gestore. L’integrazione non riguarda solo età diverse ma anche differenti culture: tra baristi, infatti, sono presenti anche stranieri. Diversamente da quanto si potrebbe pensare, questo non ha mai creato problemi nei soci più anziani, dimostratisi anzi i più aperti in questo senso: “Qualche inconveniente è invece sorto con i soci 60/70enni, ma in questo caso abbiamo anche cancellato le loro tessere perché la voglia di fare non ha colore né origine”, ci tiene a sottolineare Nunzio. Nel futuro, tra un bianchino e una partita di biliardo, l’obiettivo è quello di consolidare le due anime, quella moderna e quella tradizionale del circolo, per continuare a rimanere la più bella eccezione di Milano.