Il mondo sta diventando un luogo sempre più complesso. Con la pandemia abbiamo imparato il significato del termine inglese smartworking. Il lavoro si divide ormai tra attività online e offline. Nel vocabolario sono entrare anche altre espressioni come il genderfluid. Una persona può in qualsiasi momento identificarsi come maschio, femmina, neutra o un’altra identità non binaria. Infine, con la globalizzazione le culture sono entrate sempre più in contatto tra loro, a volte mescolandosi e arricchendosi, mentre in altre circostanze hanno perso parte della propria unicità.

La realtà in cui viviamo è sempre più ibrida. Per questo motivo il titolo dell’undicesima edizione di BookCity è “La vita ibrida”. Un concetto attuale e difficile da comprendere, che è stato approfondito in tutte le sue forme nella serata d’inaugurazione e nell’evento di chiusura della kermesse. «La vita è fatta di convivenze altalenanti, diversità, conflitti – afferma Piergaetano Marchetti, presidente dell’Associazione BookCity –. Il vero e il falso si combinano e ne scaturiscono nuovi mondi ed espressioni. Una comprensione dell’ibrido che libera dalle costrizioni e dal pensiero dominante. Un simbolo di libertà».

Il teatro Dal Verme ha fatto da sfondo al dibattito letterario tra il vincitore del premio Strega 2021 Emanuele Trevi e lo scrittore norvegese Karl Ove Knausgård, che ha ricevuto il sigillo della città di Milano consegnato dal sindaco Giuseppe Sala. «La letteratura è magica – spiega Knausgård – perché leggere è un’attività che si svolge in solitudine, ma allo stesso tempo può trasformarsi come questa sera. Siamo qui tutti insieme per parlare di libri. È proprio questa la magia».

La letteratura è magica, perché leggere è un’attività che si svolge in solitudine, ma allo stesso tempo può trasformarsi come questa sera. Siamo qui tutti insieme per parlare di libri. È proprio questa la magia

L’evento è stato un’occasione per presentare l’ultimo libro dell’autore norvegese “La stella del mattino”. Un romanzo con nove protagonisti che parlano tutti in prima persona. «Che cosa significa utilizzare la prima persona, se quel personaggio non sei tu? Scrivo per il piacere della scoperta, cambiando il mio stile. Nelle voci delle figure che compaiono nel romanzo, a volte sono io che parlo e altre volte no» racconta Knausgård. Passare da un’identità all’altra pur rimanendo sé stessi. L’ibrido torna anche nel monologo “Hybrida” di Melania Mazzucco vincitrice del premio Strega nel 2003. «La prima cosa che mi veniva in mente con la parola ibrida era la mitologia. Gli ibridi come il centauro o le arpie erano talmente diffusi nell’immaginario greco e latino, che le persone credevano nella loro esistenza. Nel nostro lessico indica l’unione di enti eterogenei. È un sinonimo di mescolanza e incrocio. In passato il termine ibrido veniva utilizzato per definire qualcosa di innaturale o con sangue misto» dice Mazzucco. Ma “La vita ibrida” è in realtà più presente nella nostra quotidianità di quanto crediamo. «Oggi mangiamo pomodori, peperoni, fragole e cipolle. Sono tutti degli ibridi – prosegue Mazzucco –. In base a delle ricerche il 10% delle specie animali e il 25% delle piante sono ibridi naturali. Anche l’aria e l’acqua sono impure. Siamo intersezioni, incroci e storie. Sappiamo sempre da dove veniamo, ma non sappiamo dove andremo e cosa saremo».

L’ibrido è presente anche in tutti gli ambiti della scienza. La tecnologia, lo spazio e la medicina. Settori che sono protagonisti nelle esposizioni del Museo della Scienza e della Tecnologia. Un luogo che ha ospitato l’ultimo evento di BookCity dal titolo “La vita ibrida. Il valore della scienza”. Tre scienziati con la conduzione della giornalista scientifica Barbara Gallavotti hanno discusso sull’importanza dell’ibrido nelle proprie materie di competenza. «Siamo tutti un po’ ibridi. Per questo motivo essere ibridi è una cosa spontanea – dice Amalia Ercoli Finzi, ingegnere aeronautico –. Un esempio può essere la matematica, che pervade tutte le scienze. È quella materia che fornisce lo strumento primo per ottenere grandi risultati». Il continuo progresso e sviluppo della tecnologia, può realizzarsi grazie all’ibridazione degli strumenti. «Più le macchine sono ibride, più sono facili da usare e più sono funzionali – spiega Giorgio Metta direttore dell’Istituto Italiano di Tecnologia –. L’ibridazione ci consente di essere dove non siamo: nei posti pericolosi per l’uomo possiamo utilizzare una macchina che viene controllata da remoto». Nella serata conclusiva si ricorda quanto l’intreccio di materie, ambiti e settori sia fondamentale per accrescere la propria conoscenza.  «All’ingresso del museo abbiamo messo la scritta “Scienza è cultura” – racconta Fiorenzo Galli direttore del Museo della Scienza –. Il sapere scientifico è fondamentale, ma abbiamo bisogno di una scienza articolata con valori umanistici, altrimenti non possiamo guardare al futuro. Alla complessità del mondo in cui viviamo abbiamo deciso di rispondere con un progetto culturale come BookCity».