L’escalation tra Russia e Ucraina ha fatto sì che le fake news si diffondessero ancora più velocemente, alimentando la confusione nella narrazione del conflitto.
La disinformazione mira principalmente a distrarre, confondere, manipolare e alimentare discordie, ed è motivata da fini economici e politici. È una tecnica tipica di nazioni polarizzate, dove la propaganda cerca di coprire i problemi economici e sociali all’interno del Paese.
In particolare, il Cremlino adotta la tecnica dell’infowar, che prevede una ripetizione costante e l’inondazione del contenuto, in modo tale che si diffonda e contamini il flusso di informazioni in più lingue. A livello nazionale ci sono i principali media russi, finanziati dal governo centrale. Con il passare degli anni i media di Stato hanno affinato la tecnica e i metodi per portare avanti una narrazione a loro più congeniale.
I video sono lo strumento più efficace di propaganda per il loro effetto persuasivo e catalizzatore. Dall’inizio del conflitto sono circolati molti video fake: alcuni appartenevano a precedenti conflitti in altre parti del mondo, altri erano tratti da un videogame. Questi video sono stati ripostati non solo sui social media, ma anche da emittenti televisive nazionali.
Per combattere la disinformazione, Facebook ha creato uno “Special Operations Center”, per rimuovere i contenuti sospetti o che violano gli standard della Community, mentre Twitter ha condiviso dei consigli su come utilizzare il social al meglio nelle zone di conflitto. Sul tema del bunking si stanno adoperando anche consorzi internazionali o europei, come Lighthouse Report e Bellingcat.com, gruppi di giornalismo investigativo in open source specializzato in fact-checking.
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