Che La Barona non sia una pasticceria come le altre lo noti appena arrivi. Non affaccia sulla strada e non ha una vetrina. Per raggiungerla devi passare da un cancello e scendere tra i palazzi di via Bari, nella zona di cui porta il nome. Ad indicare l’ingresso c’è solo un cartello bianco con una freccia enorme. Dall’esterno pare più un garage. Poi varchi la soglia e ti si apre un mondo fatto di bignè, torte e pasticcini. «Papà, come tutti i terroni di una volta, ha comprato questo posto con due lire nel 1975» «Papà, come tutti i terroni di una volta, ha comprato questo posto con due lire nel 1975», racconta Cristian Manfredi, 43 anni, che proprio come il padre ha scelto di fare il pasticcere. «Il fatto di non avere una locale sulla strada ma di essere nascosti tra i palazzi non ci aiuta, perché abbiamo meno visibilità. Negli anni, però, il passaparola tra i nostri clienti ci ha permesso di andare sempre avanti».

Cristian ricorda bene quanti sacrifici ha fatto suo padre per portare avanti l’attività e per garantire un futuro alla sua famiglia: «I primi anni non aveva neanche il latte da dare a mio fratello. Poi quando sono nato io la situazione è migliorata ed è riuscito a dare a tutta la famiglia una stabilità. Dopo un brutto lutto, però, ha perso un po’ la via della ricerca lavorativa», spiega con una vena di malinconia. Proprio per questo, anche quando le cose non vanno proprio benissimo, Cristian non vuole buttarsi giù. Ma le difficoltà ci sono, e lui non le nasconde: «Da dopo il Covid la situazione è molto calma, si lavora di meno.

Abbiamo sempre lavorato bene ma tra crisi, pandemia e guerre, è inevitabile che i prezzi aumentino un po’. Purtroppo, da quando è successo, abbiamo perso alcuni clienti che credevamo fidati». E sui motivi di questo cambiamento non ha dubbi: «Le persone ricercano sempre meno la qualità, preferiscono andare al supermercato per risparmiare qualcosa piuttosto che passare in pasticceria. Lavoriamo di meno anche con i grossisti perché adesso i supermercati preferiscono i prodotti congelati, che costano meno. Anche i classici cabaret di pasticcini della domenica si usano di meno: quelle persone che prima venivano ogni settimana, adesso le vedi una domenica al mese. Meno male che almeno sono uscite queste applicazioni per non sprecare il cibo. Too Good To Go ci ha permesso di raggiungere tanti nuovi clienti».

Quando gli chiediamo di parlarci dei suoi panettoni, esposti in bella vista sugli scaffali del negozio, gli occhi di Cristian tornano a brillare: «Abbiamo la nostra ricetta tradizionale. Quest’anno abbiamo fatto il panettone classico, quello al cioccolato e quello al pistacchio. E anche dei piccoli panettoncini decorati da noi come fossero torte» . Ci racconta che in passato preparava anche quelli al gusto pere e cioccolato, frutti di bosco e mele e cannella. Visto l’andazzo generale, però, ha deciso di diminuire la produzione: «L’anno scorso ne facevamo cento alla settimana. Quest’anno appena cinquanta». Per questo Natale Cristian non ha sogni particolari, ma un desiderio molto semplice: «Vorrei continuare a crescere i miei figli e portare avanti questa attività. Mi basta questo per essere felice». Dal laboratorio lo chiamano a gran voce, Cristian deve tornare di là: i dolci non si preparano da soli.