Una buona dose di scetticismo, astuzia a sufficienza e un minimo di abilità letteraria. Sono questi gli elementi imprescindibili del giornalismo investigativo secondo uno dei suoi massimi esperti del genere sotto copertura, James Kleinfield. Laureato in francese ad Oxford, James inizia a lavorare per la sezione investigativa di Al Jazeera nel 2016: giovane, ebreo e con una buona conoscenza della situazione israelo-palestinese, il suo è il profilo perfetto per infiltrarsi nella lobby filo-israeliana.

James Kleinfield, giornalista sotto copertura per al Jazeera Investigative Unit, ha firmato diverse inchieste che hanno fatto discutere. Parlando del metodo investigativo, dice: “C’è un prezzo da pagare in termini di salute mentale per il giornalista ma soprattutto per le proprie fonti. Sopra tutto ci vuole la certezza di lavorare nell’interesse pubblico, soprattutto quando si agisce al confine della legalità”

Il risultato dei cinque mesi di operazione sotto copertura è la serie “Lobby USA” che rivela alcune scomode verità sulla portata dell’influenza del governo israeliano nella vita politica americana. “Quando scegli di seguire una storia devi studiarla a fondo per arrivare a conoscere ogni cosa ed evitare di confondere con uno scoop un fatto già noto”. Questione di metodo perché, come Kleinfield ci tiene a sottolineare , “quello che mostriamo al pubblico è solo la punta dell’iceberg”, il risultato di mesi di lavoro e di ricerca. Parliamo di uno sforzo collettivo che coinvolge diverse figure professionali poiché quando si lavora sotto copertura non ci si può muovere da soli.

“Devi fare un bilanciamento tra costi e benefici, sapere che operi sempre e comunque nell’interesse pubblico anche quando agisci ai confini della legalità, ma devi avere la pelle dura perché questo non è un lavoro facile: sai che, comunque vadano le cose, ti occuperai di storie complesse che coinvolgono persone potenti, sai che ti metterai contro di loro e che potrebbero esserci delle ripercussioni”. “I rischi fanno parte del lavoro che svolgiamo ma la pressione psicologica è un fattore che non bisogna assolutamente trascurare”.

E proprio gli aspetti della sicurezza e della salute mentale sono centrali nel discorso di Kleinfield che, ripercorrendo la sua esperienza, non dimentica di ricordare gli ostacoli incontrati lungo il percorso. Le difficoltà sono personali, ma non solo. Ad avere bisogno di supporto e protezione sono innanzi tutto le fonti: “Trattare con gli informatori è molto difficile: devi prenderti cura di loro, rassicurarli e garantire che non verranno esposti a conseguenze che potrebbero compromettere il loro futuro”.

Klainfield racconta a Magzine.it quanto sia importante non farsi condizionare dal pregiudizio, nemico della verità: “Tu parti da una tesi, ma è fondamentale seguire la strada tracciata dalle prove. Se le prove ti portano in una direzione che non ti aspettavi, devi accettarlo”. A volte capita di affezionarsi a un’idea ma bisogna trovare il coraggio di lasciarla andare: “Noi come giornalisti dobbiamo riflettere la realtà, non siamo qui per cercare di confermare le nostre convinzioni”. L’immagine che lezione professionale di Kleinfeld suggerisce è quella di una palla di neve che rotolando acquista spessore e velocità, perché – dice – “quando trovi la chiave, la verità prima o poi si manifesta”.