I media americani restano perplessi su Bernie Sanders, il senatore del Vermont candidato alle primarie del partito democratico che si definisce da anni un «socialista». Pochi giorni prima del voto dell’Iowa – primo Stato chiamato alle urne, dove Sanders ha azzerato il distacco che lo separava da Hillary Clinton – la Columbia Journalism Review ha dedicato un articolo al pretendente alla Casa Bianca, analizzando l’atteggiamento dei media verso di lui, come già aveva fatto con Donald Trump, l’altro candidato “fuori dal coro”. Quello di Sanders è davvero un messaggio radicale di cambiamento (per la storia Usa) o un’etichetta per distinguersi dagli avversari?
Journalists remain stumped on Bernie Sanders’ socialism https://t.co/Dan76d4Snv pic.twitter.com/21ORz8GEXK
— CJR (@CJR) January 31, 2016
Secondo la CJR i giornalisti americani hanno «perso occasioni per pungolare» Sanders sul suo «socialismo democratico» e sul perché sia diverso, mentre l’ascesa di Sanders nei sondaggi e quindi la possibilità che un socialista corra per, o addirittura vinca le presidenziali Usa, rende necessario un chiarimento. «Il pubblico può anche respingere qualunque cosa Sanders intenda per “socialismo democratico”, ma sarebbe un ottimo risultato per la sua campagna elettorale e per il giornalismo americano se questa decisione venisse presa dopo aver compreso il significato delle sue parole piuttosto che per stigmatizzare un concetto non chiarito fino in fondo.» E ancora: «Sanders dice di voler demistificare il socialismo, ma i reporters gli hanno permesso di farlo sfumandone i contorni, e non definendoli precisamente.» Candidandosi, Sanders aveva detto di essere «socialista» per sottolineare di non essere paragonabile agli altri candidati, generalmente «liberali». Per la CJR, se è vero che dimostra «una devozione totale a questo principio», è vero anche che Sanders non è un filosofo della politica: «il che rende difficile definire il fondamento intellettuale dei suoi valori.»
Da New York fanno notare che il senatore del Vermont «preferisce definire il socialismo in base a ciò che non è»: no a grandi disuguaglianze di reddito. Sanders «ha offerto solo scorci di una definizione in questi ultimi mesi», parlando di politiche attive del governo per favorire la giustizia sociale ed economica favorendo così la partecipazione democratica. Politiche che si potrebbero definire più semplicemente keynesiane. Quindi perché Sanders insiste sul socialismo?
Ospite a Meet the Press, ha chiesto, stizzito, come mai non si chieda a nessun altro candidato repubblicano se sia un capitalista o no. «Ma ci si aspettta che un candidato presidente Usa sia un capitalista: è Sanders che dovrebbe invece spiegare la sua novità, perché il modo in cui i candidati definiscono se stessi – sottolinea ironicamente la CJR – di solito è importante.» Se l’etichetta da socialista ha aiutato Sanders a distinguersi, ora che è diventato un candidato credibile non può più minimizzare l’importanza del suo messaggio di rottura: e perché questo accada, spetta ai giornalisti fare in modo che lo spieghi a tutti gli americani.
