Snapchat è un’applicazione pensata per comunicazioni temporanee, nata per permettere agli utenti l’invio di foto e video con la possibilità di aggiungere testo e disegni personalizzati.

Un ritorno primitivo all’evanescenza eliminata dalla memoria lunga di internet e dei social network: su Snapchat i messaggi vengono infatti visualizzati per pochi secondi, per poi sparire e venire cancellati anche dai server del servizio. In tempi di grande preoccupazione per la privacy online, Snapchat è diventata popolarissima tra giovani e giovanissimi.

A questo serviva l’applicazione nelle intenzioni di Evan Spiegel (24 anni) e Robert Murphy (26), quando la inventarono nella primavera del 2011; oggi però è diventata molto altro, sconfinando nel territorio del giornalismo con ripercussioni interessanti. Applicando la teoria della temporaneità all’informazione, il team di Snapchat ha inventato Discover: un servizio che offre agli editori uno spazio all’interno dell’app per pubblicare contenuti giornalistici che durano 24 ore, per poi esser rimpiazzati.

I numeri di Snapchat

Prima però alcuni numeri, per capire la portata di questa applicazione che in un paio d’anni ha ottenuto una crescita notevole, soprattutto negli Stati Uniti, mentre in Italia rimane ancora un terreno tra l’esotico e il poco conosciuto.

Snapchat vanta attualmente i tassi di crescita più alti tra i social network: 330 dipendenti, 100 milioni di utenti e 2 miliardi di video visualizzati al giorno – secondo un documento che l’azienda sta inviando in queste settimane alle agenzie pubblicitarie. Snapchat conta dunque la metà delle video views registrate da Facebook, che però ha un numero di iscritti di circa 10 volte superiore. Secondo alcune voci, Facebook e Google avrebbero offerto rispettivamente Tre e quattro miliardi per acquisirla; queste offerte, però, sarebbero state rifiutate.

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Il fondatore Evan Spiegel, fotografato da Bloomberg

Nuove risorse per i giornali

Tornando all’intersezione con il giornalismo, di cui Evan Spiegel parla, tra le altre cose, in una lunga feature di Brad Stone e Sarah Fier per Bloomberg Businessweek, l’approccio di Snapchat al giornalismo passa da un rapporto diretto con le testate – tra le altre Daily Mail, Vice, National Geographic, Cosmopolitan -, un po’ come Facebook con gli instant articles.

I numeri ottenuti dai contenuti pubblicati, secondo varie fonti, sarebbero «impressionanti»: l’editor-in-chief di Cosmopolitan, ad esempio, ha affermato che il canale del magazine ottiene 2 milioni di visualizzazioni al giorno. Declan Moore, chief media officer del National Geographic, ha commentato: «Se la gente passerà sempre più tempo qui e noi abbiamo l’opportunità di raccontare una storia, vogliamo farlo».

Questo apre alcune riflessioni. La prima è che dopo aver sposato la tesi che le notizie oggi si leggono soprattutto dai social network, si passa ora a fruire le notizie da un’applicazione che non nasce per questo scopo, a riprova che i siti dei giornali saranno sempre meno il luogo prescelto per l’incontro tra lettori e informazione.

La seconda riguarda l’aspetto visivo relativo alla verticalizzazione della fruizione: Snapchat inserisce la sola visualizzazione verticale per i suoi prodotti giornalistici, raggirando il “fastidio” di dover girare lo smartphone. È lo stesso principio adottato, in molti casi, dagli uffici marketing per i contenuti pubblicitari.

 Una realtà editoriale in crescita

L’azienda non vuole fermarsi: Snapchat sta infatti cercando e assumendo giornalisti per coprire le elezioni americane del 2016 all’interno della sua piattaforma, preparandosi ad esordire nel mercato dei contenuti originali. Indizio questo del fatto che, sempre più spesso, le professionalità giornalistiche possono trovare oggi nuovi spazi al di fuori delle redazioni canoniche. Il giornalismo non sta morendo: sta traslocando.

Anche dal punto di vista tecnologico la app non pare intenzionata a fermarsi. L’ultima novità in casa Snapchat, datata 1 luglio, è rilevante: la tecnica del “press and hold”, utilizzata e difesa fin dagli esordi, viene abbandonata in favore del “tap to view”: gli utenti non dovranno più mantenere il dito sullo schermo per vedere i contenuti, ma con un tap si avvierà la riproduzione, con un altro si passerà alla clip successiva e con uno swipe verso il basso si chiuderà la storia.

Un aggiornamento per favorire la comodità degli utenti, che da oggi potranno anche trovare più facilmente amici (prima, infatti, bisogna conoscerne l’esatto nickname) con la nuova funzione opzione “Add Nearby”, che permette di aggiungere altri utenti situati nelle vicinanze: il nome viene mostrato solo se gli amici hanno aperto il menu corrispondente, senza effettuare la scansione continua della posizione.

Due novità che mettono in luce l’attenzione verso i propri utenti sopra a ogni personale idea romantica del fondatore, per dirla con l’imprenditore tecnologico Gary Vaynerchuk, e che si inseriscono nella scia dei nuovi scenari che Spiegel e la sua app vogliono esplorare in futuro.