“Oggi per un giovane che vuole lavorare, acquistare una casa o un’attività agricola è complicato se non impossibile, quindi si cerca un’autonomia che permetta di dare alla gente che vive in Corsica, la possibilità di vivere sull’isola degnamente”. Guillaume Bereni, redattore corso di Corsica Oggi, sito che attraverso i suoi articoli valorizza il legame storico con l’Italia, lascia intendere la tensione che si respira in questo angolo di mondo. Un territorio che da anni lotta per definire la propria identità tra la difesa della lingua corsa e la richiesta del diritto di cittadinanza per frenare la speculazione fondiaria.In un anno cruciale come il 2022, con la morte di uno dei volti della militanza più viva come Yvan Colonna e la corsa di Emanuel Macron all’Eliseo, che risente di quello che è stato definito “il problema corso”, l’impressione è che il cammino verso l’autonomia sia diventato concreto. Una via che potrebbe percorrere anche la Bretagna, un’altra porzione di Francia che, con i due referendum richiesti dal Fronte di Liberazione della Bretagna – Armata Rivoluzionaria Bretone (FLB-ARB), si sta adoperando in questo senso e guarda all’indipendenza.

La morte dell’ex separatista corso in carcere ha rinfocolato tutte le tensioni di autonomia in Francia, dalla Corsica alla Bretagna: e mentre Macron si prepara a scalare ancora l’Eliseo, le proteste diventano sempre più violente

Yvan Colonna è morto a Marsiglia il 21 marzo, dopo diciannove giorni di coma in seguito all’aggressione di Franck Elong Abé, detenuto jihadista camerunense. Quest’ultimo scontava la sua pena ad Arles e lo avrebbe aggredito per aver offeso il suo credo religioso. “L’uomo, il militante che era diventato assassino, è diventato un eroe per una parte dei corsi”.Tra la gente che scende nelle piazze delle città, si scontra con la polizia e mira ai luoghi simbolo delle istituzioni, c’è chi imbratta sui muri la scritta “Gloria à te, Yvan” e porta striscioni con lo slogan “Statu francese assassinu”. Si batte per le condizioni dei prigionieri politici e guarda con sospetto alla dinamica di questo omicidio. Chiede verità e giustizia in memoria di un uomo che, una volta arrestato e prima di essere giudicato, era stato già bollato dall’allora ministro dell’Interno Nicolas Sarkozy come esecutore materiale dell’omicidio del prefetto Claude Érignac, avvenuto il 6 febbraio 1998 ad Ajaccio con tre colpi di pistola sparati mentre stava andando ad un concerto di musica classica con la moglie.

Chirac, Sarkozy, Hollande e Macron hanno tutti mantenuto la stessa linea: non c’è mai stato né dubbio, né dibattito, né voglia particolare di immaginare che Yvan Colonna non avesse fatto questo attacco contro il prefetto”. Un personaggio diviso tra la pastorizia e l’attivismo acceso, sparito dai radar per quattro anni prima di essere trovato nei boschi corsi nel luglio del 2003. Condannato tre volte all’ergastolo e proclamatosi sempre innocente, è stato rinchiuso in prigioni lontane dalla terra natìa, da famigliari e amici per la sua condizione di détenu particulièrement signalé (DPS). Proprio come Alain Ferrandi e Pierre Alessandri, gli altri membri del “commando” Érignac che, dopo 22 anni di carcere, si apprestano ad essere trasferiti sull’isola. “Con il loro statuto di DPS, non potevano essere trasferiti perché la prigione di Borgo ufficialmente non era in grado di ospitarli. Lo Stato ha giocato con quello statuto di DPS per fare un po’ di pressione sociale e politica sulla Corsica.Permettere ai due di tornare in Corsica ora che Yvan Colonna è stato ucciso è una buona cosa per le famiglie di Ferrandi e Alessandri, ma aspettare che uno sia ucciso per permettere il diritto di essere ravvicinati è anche una provocazione”.

Guillaume Bereni, redattore di Corsica Oggi: “Yvan Colonna, il militante che era diventato assassino, da morto è diventato un eroe per una buona metà dei corsi”.

La regione di Francia con gli stipendi più bassi, un altissimo livello di disoccupazione, una alta crescita demografica e una grande difficoltà a credere nell’avvenire è un’isola che non si è mai sentita francese fino in fondo. Il nazionalismo persiste dagli anni Sessanta e si è acuito negli anni Settanta, quando tra gli abitanti ci fu chi, come Edmond Simeoni, pensò che un programma come la Società per lo sviluppo della Corsica (SOMIVAC) favorisse la viticoltura dei reduci della guerra d’Algeria, però non fruttasse ai produttori locali. Così, nel 1975, decise di occupare militarmente una delle cantine ad Aleria, sulla costa orientale.

Suo figlio Gilles è stato uno degli avvocati difensori di Colonna ed è l’attuale presidente del Consiglio esecutivo della Corsica. Il funzionario delle trattative con lo Stato centrale che dovrebbero portare ad una “soluzione politica globale”, per ora suggellata da un documento co-firmato dallo stesso politico e dal ministro dell’Interno Gérald Darmanin, emissario di Parigi già inviato sull’isola per aprire ad un dialogo che, a un passo dal primo turno delle presidenziali del dieci aprile, dovrebbe intensificarsi. In vista dei prossimi colloqui, i sindacati studenteschi di Corte promotori delle manifestazioni e del discorso ufficiale e i principali partiti nazionalisti dovranno trovare un compromesso di vedute:“Tra i partiti nazionalisti e tra i cittadini nazionalisti non tutti hanno la stessa voglia di ottenere qualcosa e allora si vuole almeno l’autonomia stile Alto Adige: una regione a statuto speciale con un vero bilinguismo, con la capacità di prendere decisioni a livello locale. La Corsica oggi a livello della Francia ha uno statuto speciale ma, se si guarda verso l’Italia e verso altri Paesi, non siamo così autonomi. Non abbiamo tanti diritti perché, a un certo punto, tutto è scelto da Parigi”.