First Look Media perde pezzi. Il nuovo progetto di giornalismo digitale nato da un’idea e dai soldi di Pierre Omidyar (@dogstoevsky), proprietario di eBay, deve fare i conti con una uscita importante: Matt Taibbi (@mtaibbi), il reporter investigativo che per anni aveva raccontato i casi di corruzione tra Wall Street e il potere politico americano, ha infatti deciso di lasciare Racket, il magazine online del gruppo di Omidyar che aveva contribuito a disegnare.

Per chi è interessato al futuro del giornalismo e ai nuovi modelli di business editoriale è una notizia che non può passare inosservata; perché First Look Media aveva, e ha tuttora, l’ambizione di indicare la strada per chi vuole fare informazione di qualità in modo economicamente sostenibile.

Online dal febbraio scorso, con un obiettivo ben preciso: «Reimmaginare il giornalismo all’epoca del digitale, combinando l’innovazione digitale con il potere del giornalismo che non ha paura di nulla. […] Avere come scopo un giornalismo originale e indipendente, approfondito e frutto di un gran lavoro di ricerca, di factchecking e di controllo delle fonti, ma che sia anche ben scritto. Ci guida soprattutto la convinzione che la buona salute di una democrazia sia strettamente legata all’esistenza di un pubblico non solo informato, ma profondamente coinvolto».

L’impresa si basa due pilastri fondamentali: da una parte l’assoluta libertà editoriale e l’indipendenza dei giornalisti. Dall’altra, l’assenza di rigide gerarchie all’interno delle varie redazioni. Con un’investimento non indifferente: 250 milioni di dollari.Secondo il proprietario di First Look Media, il cambio di rotta non modificherà gli obiettivi a lungo termine

Al centro del progetto, oltre all’ex Taibbi, ci sono due icone del giornalismo indipendente: Glenn Greenwald (@ggreenwald), il reporter che insieme ad Edward Snowden ha svelato come la CIA e l’NSA abbiano utilizzato i dati personali di milioni di persone, e Laura Poitras, l’autrice dell’intervista in cui Snowden rivelò di essere la talpa del Datagate.

L’idea iniziale è di un grande contenitore a fare da collettore a diverse riviste digitali. Ma dopo pochi mesi dall’esordio online, nell’agosto 2014 si assiste al primo cambio di strategia. È lo stesso Omidyar ad annunciarlo con un breve comunicato: «Avviamo per i prossimi anni una fase sperimentale. Piuttosto che costruire un grande sito, siamo arrivati alla conclusione che avremo un maggiore impatto positivo nel testare più idee facendole poi crescere sulla base di quello che sappiamo imparare strada facendo».

Il proprietario di eBay dichiara che il cambio di rotta non modificherà gli obiettivi a lungo termine: «Qualunque sia la direzione dove ci porteranno i nostri esperimenti, continueremo a investire nei nostri giornalisti sostenendo il loro impegno nel realizzare inchieste coraggiose e basate sui fatti». Sopra a First Look, oggi, campeggia un gigantesco cartello “lavori corso”.

Tuttavia, stando alle notizie provenienti da oltre oceano, questo periodo potrebbe essere già finito o almeno aver perso un pezzo importante. Già, perché l’addio di Taibbi pesa: il suo magzine Racket avrebbe dovuto essere la seconda punta di diamante di “First Look media” dopo The Intercept di Glenn Greenwald. In realtà il giornale digitale, rimasto in rampa di lancio per quasi un anno, non ha mai visto la luce. L’abbandono di Taibbi si lascia dietro uno strascico di polemiche e accuse.

Secondo quanto riportato dal magazine online In these times, i problemi alla base dell’allontamento di Taibbi sono molto complessi. Una fonte interna di First Look Media sostiene che la gestione dell’intero progetto è molto confusa, sia per la struttura del sistema che per le sue regole.

Stiamo quindi assistendo all’inizio del fallimento di una realtà editoriale che avrebbe dovuto indicare la strada verso il futuro del giornalismo? È troppo presto per affermarlo con certezza. Quanto durerà il “burn rate” di First Look, ovvero il tempo necessario per bruciare il capitale investito inizialmente? Molti analisti, negli USA, cominciano a chiederselo.

La nebbia che attualmente aleggia sulla giovane creatura di Omidyar è la stessa che da anni campeggia su tutto l’orizzonte dell’informazione. La domanda da un milione di dollari rimane una: è possibile realizzare modelli di business in cui si punta esclusivamente alle inchieste e ai contenuti di qualità? Diversi giornalisti americani hanno abbandonato i loro posti sicuri in testate prestigiose alla ricerca di una risposta. Che, al momento, non è ancora arrivata.