Il primo ministro italiano Giuseppe Conte: “Le prime dosi saranno disponibili all’inizio di dicembre”: parzialmente falso

Il presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte ha annunciato che il farmaco anti-Covid comincerà a essere distribuito tra poco più di un mese: «Se le ultime fasi di preparazione del vaccino Oxford-Irbm Pomezia-AstraZeneca saranno completate nelle prossime settimane, le prime dosi saranno disponibili all’inizio di dicembre». La dichiarazione, tratta dal libro “Perché l’Italia amò Mussolini (e come ha resistito alla dittatura del Covid)” del giornalista Bruno Vespa, è stata resa pubblica lo scorso 20 ottobre.

L’affermazione del premier italiano è servita a stemperare gli animi infuocati dei lavoratori più colpiti dalla pandemia, ma non corrisponde pienamente alla realtà: infatti tra la fine di novembre e le prime settimane di dicembre dovrebbero terminare gli studi sperimentali sul farmaco, mentre la distribuzione effettiva delle dosi non comincerà prima di Natale o di gennaio 2021.

A confermarlo è stato Piero Di Lorenzo, amministratore delegato e presidente di Irbm Pomezia – società italiana che sta collaborando allo sviluppo del vaccino con i ricercatori della Oxford University e con la casa farmaceutica AstraZeneca –, secondo il quale “È ragionevolmente credibile che entro fine 2020 arriveranno nel Paese circa 3milioni di dosi”. Prima ancora, aveva specificato che “La produzione è partita da un paio di mesi. L’auspicio è che le dosi del vaccino siano disponibili entro fine anno. Incrociamo le dita”.

È evidente che fra l’ipotesi ventilata da Conte e l’augurio degli scienziati lo scarto è rilevante. Se le ultime settimane di sperimentazione non dovessero proseguire secondo le aspettative, il divario aumenterebbe.

Anche le precisazioni – rilanciate da molte testate britanniche, tra cui il Daily Mail – del prof. Adrian Hill, capo del progetto di ricerca sul vaccino alla Oxford University, confermano le tempistiche annunciate dai partner italiani. Inoltre il medicinale dovrà essere approvato dall’Agenzia europea del farmaco (Ema) prima dell’immissione ufficiale in commercio e ciò avverrà solo a inizio 2021, per arrivare alla distribuzione massiccia in tarda primavera.

Proprio il sito dell’Ema spiega che i tempi di analisi e approvazione del vaccino si stanno abbattendo rispetto a quanto previsto dalle normali linee guida. Di solito lo sviluppo di un nuovo medicinale ha un percorso che può durare fino a dieci anni: è il caso della ricerca che si sta ancora conducendo sul virus Ebola. La mobilitazione di massa che invece c’è stata per cercare di frenare la nuova pandemia sta facendo sì che tutto ciò che sta dietro alla messa in commercio di un vaccino – dall’analisi dei risultati preliminari alla burocrazia che norma l’approvazione di un farmaco secondo il regolamento europeo 726/2004 – si concluda in massimo due anni. Lo dimostra il fatto che l’Ema si stia impegnando ad analizzare i dati forniti da Oxford circa ogni due settimane in venti giorni rispetto agli usuali 40-70 e che prenda delle decisioni sull’approvazione dei diversi step in 48 ore invece che in 10 giorni; la stessa velocizzazione avverrà anche per l’OK finale prima della commercializzazione del vaccino (da 210 giorni a 150), con la promessa di fare tutto il possibile per accelerare ulteriormente le procedure burocratiche.

Come riportato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, le fasi di preparazione di un vaccino sono tre. Nel caso del medicinale di Oxford, la prima parte della sperimentazione ha coinvolto 1077 partecipanti: solo una parte ha ricevuto il farmaco, mentre l’altra è stata trattata con placebo. I volontari hanno saputo cosa fosse stato loro somministrato solo alla fine; in questo modo i ricercatori hanno potuto isolare eventuali falsi positivi.

Le due fasi successive hanno visto partecipare 10.560 persone in tutto il Regno Unito, inclusi adulti d’età compresa tra i 56 e i 69 anni, over 70 e bambini tra i 5-12 anni. A far sperare nell’efficacia del farmaco è soprattutto la risposta immunitaria negli anziani, confermata proprio da Oxford il 26 ottobre.

«Se tutto andrà liscio potremo autorizzare i primi vaccini tra gennaio e febbraio»: così si è espresso Guido Rasi, da nove anni direttore esecutivo dell’Ema, sulle pagine de La Repubblica il 28 ottobre. È “estremamente difficile se non improbabile” che possa arrivare un vaccino prima di Natale, come annunciato dal premier Giuseppe Conte. Inoltre bisogna entrare nell’ordine di idee che le prime dosi serviranno a «vaccinare subito le categorie a rischio così da poter avere entro l’estate abbastanza vaccinati per vedere gli effetti sulla pandemia».

La battaglia contro il Covid-19 si prospetta ancora lunga ed estenuante perché, conclude il numero 1 di Ema, per rendere immune l’intera Europa «servono 500-600 milioni di dosi e averle entro la fine del prossimo anno non sarà possibile».

Se qualcuno quindi pensava di intraprendere la corsa al vaccino, si è illuso: almeno all’inizio il farmaco sarà somministrato – ancora in via parzialmente sperimentale – dando la priorità al personale medico, ad anziani e portatori di altre gravi patologie. Per essere davvero sicuri di tenere sotto controllo la pandemia ci vorrà comunque la fine del 2021.