Falso/Nicola Zingaretti, segretario del Partito democratico: “La disoccupazione dilaga”

Lo scorso 4 maggio, in occasione di due comizi, il nuovo segretario del Partito democratico Nicola Zingaretti ha commentato negativamente l’operato del ministro dell’Interno Matteo Salvini e del suo esecutivo. Oltre a porre l’attenzione sulla questione sicurezza – tornata in primo piano dopo gli episodi criminali di Napoli, Viterbo e Ostia – il successore di Maurizio Martina ha sostenuto che, sotto il governo Lega-Movimento Cinque Stelle, sia in corso un marcato aumento della disoccupazione. A Cremona, come riporta un quotidiano locale, ha spiegato infatti che “l’economia si è fermata, i fatturati delle aziende sono crollati” e, in aggiunta, ha detto che “la disoccupazione dilaga”. Anche a Reggio Emilia, rispondendo alle domande dei giornalisti sulle azioni dell’esecutivo, ha parlato di una situazione nefasta per l’economia italiana: «Salvini si è dimenticato di dire che, da quando governa lui, ci sono meno lavoro, più disoccupazione, meno produzione per le imprese».

In realtà, secondo i dati Istat aggiornati a marzo 2019, dalla data in cui il governo Conte è entrato in carica – giugno 2018 – non c’è stato un vero aumento della disoccupazione, sia intesa come tasso (espresso da una percentuale calcolata in base alla forza lavoro) sia in termini assoluti (numero di disoccupati). In realtà, secondo i dati Istat aggiornati a marzo 2019, dalla data in cui il governo Conte è entrato in carica – giugno 2018 – non c’è stato un vero aumento della disoccupazione, sia intesa come tasso (espresso da una percentuale calcolata in base alla forza lavoro) sia in termini assoluti (numero di disoccupati). Piuttosto, si può parlare di una continua fluttuazione per entrambi gli indici – senza forti variazioni al rialzo o al ribasso – i cui valori, nel lungo termine, appaiono tendenzialmente in calo. Vediamo nel dettaglio i dati.

Come mostra il grafico 1, il tasso di disoccupazione sotto il governo Lega-M5s oscilla tra il 10,7% e il 10,1%. Partendo dal 10,7% del giugno 2018, si arriva al 10,1% dell’agosto 2018, per poi risalire al 10,7% nell’ottobre dello stesso anno. Da novembre 2018, i valori scendono: 10,5% a dicembre, 10,4% a gennaio 2019, leggero aumento al 10,5% a febbraio e riduzione al 10,2% a marzo (ultimo dato disponibile). In attesa della percentuale di aprile 2019, il dato di marzo risulta il più basso da sette mesi a questa parte; se tuttavia si prende in considerazione l’intero periodo del governo Conte, il minimo – come detto – è stato raggiunto ad agosto 2018. In ogni caso, nel lungo termine il tasso di disoccupazione è diminuito, e nei mesi in cui ha vissuto una leggera risalita non ha comunque superato il punto di partenza (10,7%).

Anche il numero dei disoccupati è tendenzialmente in calo, e le sue oscillazioni ricalcano di fatto quelle del tasso di disoccupazione. Come si può notare dal grafico 2, si comincia dai circa 2 milioni 790mila individui nel giugno 2018, fino a scendere ai 2 milioni 611mila nell’agosto 2018. Si torna a superare quota 2 milioni 700mila nel periodo settembre 2018-febbraio 2019, per poi arrivare a 2 milioni 641mila nello scorso marzo. Quest’ultimo dato è certamente il più basso degli ultimi sette mesi; se tuttavia si prende in considerazione l’intero periodo del governo Conte, il minimo – come nel caso del tasso di disoccupazione – è stato raggiunto ad agosto 2018. Nel lungo termine la quantità di disoccupati è diminuita, e nei mesi in cui è ha vissuto una leggera crescita non ha comunque superato il punto di partenza (2 milioni 790mila).

Il tasso di disoccupazione e il numero assoluto dei disoccupati nel giugno 2018-marzo 2019 sono mediamente minori rispetto a dicembre 2016-maggio 2018, ossia il periodo del governo Gentiloni. Durante quella fase, sempre secondo l’Istat, il primo indice è oscillato dall’11,8% del dicembre 2016 al 10,6% del maggio 2018, mentre il secondo da 3 milioni 50mila individui a 2 milioni 755mila. In entrambi i casi, nel lungo termine i valori sono in diminuzione, ma in comparazione al governo Conte rimangono comunque superiori.

In sostanza, alla luce dei dati esposti, le due eventuali interpretazioni della frase di Zingaretti (un marcato aumento della disoccupazione durante l’esecutivo Conte, scevro da qualsiasi confronto con il precedente governo, oppure una disoccupazione attuale che risulta maggiore rispetto al periodo Gentiloni) sono entrambe da considerarsi false.

Grafico 2 - N. disoccupati (Italiano)

Resta tuttavia valida una considerazione: come illustra il glossario dell’Istat, per disoccupati si intendono “le persone non occupate tra i 15 e i 74 anni” che – in riferimento a una certa data – “inizieranno un lavoro entro tre mesi” o hanno concretamente cercato lavoro nelle quattro settimane precedenti. Gli individui non occupati e non disoccupati sono invece gli inattivi, che non hanno un lavoro e non lo stanno cercando. La conseguenza è logica: se aumentano i disoccupati, non necessariamente diminuiscono gli occupati, perché può capitare che alcuni inattivi si attivino per cercare un posto di lavoro e diventino così disoccupati. Tale fenomeno, in linea teorica, non è negativo per l’economia. Viceversa, una diminuzione della disoccupazione non comporta per forza un aumento dell’occupazione: è possibile infatti che alcuni disoccupati abbiano smesso di cercare lavoro e si siano trasformati in inattivi. Questo fenomeno, invece, non è affatto positivo per l’economia. Insomma, per valutare se l’aumento o la diminuzione della disoccupazione sia un evento favorevole o meno, bisogna integrare e confrontare questi dati con il numero di inattivi e di occupati, insieme ad altri indicatori.

Infine, ampliando lo sguardo in ottica continentale, secondo i dati forniti da Eurostat, l’attuale tasso di disoccupazione dell’Italia (10,2%) è il terzo più elevato dell’Unione europea, ed inferiore solo a quello della Grecia (18,5%) e della Spagna (14%). In aggiunta, a marzo 2019 il tasso di disoccupazione medio dell’Ue è calato al 6,4%, una percentuale che rimane ben al di sotto di quella italiana.

Inchiesta realizzata all’interno del progetto europeo Eufactcheck.eu, powered by EJTA