Francesco Costa è giornalista e vicedirettore de Il Post. Cura un blog dal 2003 e negli ultimi due anni è diventato uno dei massimi esperti sulle elezioni americane. Noi di Magzine gli abbiamo parlato dopo la sorprendente vittoria di Trump. E ancora una volta Costa ci ha dimostrato che quella dei sondaggi non è una scienza esatta.
Come è maturata la vittoria di Trump?
Trump è riuscito a consolidare lo storico elettorato repubblicano. Ha ottenuto più o meno gli stessi voti di McCain e qualcuno in meno di Romney. Quindi è riuscito a mantenere i consensi soprattutto in alcuni Paesi chiave come il Midwest, nella regione nord orientale degli Stati Uniti, e a vincere a sorpresa in: Michigan, Pennsylvania, Iowa e Wisconsin. Ha conquistato gli elettori bianchi per vari motivi, che riguardano sia la situazione economica di quelle regioni, che hanno patito la recessione più di altre, che una questione in parte etnica. Sono luoghi in cui i bianchi si sentono in qualche modo minacciati non solo dalla crisi, ma anche dal cambiamento demografico in corso. Trump ha trionfato nelle campagne, nelle zone rurali, che sono anche i territori meno soggetti all’immigrazione o agli attentati terroristici. Ma ha convinto anche chi è più esposto a questi fenomeni, mentre Clinton è stata votata dagli elettori più poveri. Trump non ha solo portato la classe operaia dalla sua parte, ma ha saputo sfruttare il malessere di alcuni grandi elettori. Però non bisogna dimenticarsi che Hillary ha ricevuto più voti del tycoon, quindi lui è diventato presidente in funzione di un sistema elettorale che prevede il voto stato per statoPerò non bisogna dimenticarsi che Hillary ha ricevuto più voti del tycoon, quindi lui è diventato presidente in funzione di un sistema elettorale che prevede il voto stato per stato. La vera notizia è che l’ormai ex first lady ha perso 6 milioni di voti rispetto a Obama quattro anni fa, quindi c’è un pezzo di elettorato democratico che non si è presentato alle urne perché, evidentemente, non era abbastanza entusiasta del candidato. Le spiegazioni possono essere molte, ma di sicuro il punto di forza di Trump è stata la debolezza della Clinton.
Fino all’ultimo i sondaggisti hanno sostenuto la vittoria di Hillary. Dove hanno sbagliato?
I sondaggi nazionali sono stati persino ancor più accurati di quattro anni fa, quando avevano previsto una vittoria risicata di Obama, e invece ottenne larghi consensi. L’errore vero è stato circoscritto nella zona del Midwest. Se si sposta l’1% dei voti da Trump a Clinton, Hillary vince le elezioni, quindi l’errore c’è stato, ma non è stato particolarmente grave. Però, per quanto piccolo, ha cambiato l’esito delle elezioni.
E i media?
La stampa ha sbagliato nel pensare che uno come Trump non potesse vincere. In base agli standard del passato, va alla Casa Bianca chi convince di più nei dibattiti e alle convention. Quindi molti hanno escluso che potesse diventare presidente. In realtà dovevamo, parlo anche per me, renderci conto che la sua vittoria era possibile. Bisognava osservare un po’ meglio l’America, e fidarsi meno dei precedenti storici.
Quali sono stati gli elementi vincenti della campagna elettorale di Trump?
Una comunicazione molto forte e concentrata su un messaggio omogeneo. Trump ha sempre detto di voler rendere l’America grande come una volta, con una necessità di riscatto che coinvolge chi ha sofferto di più in questi anni. Poi ha saputo presentarsi come un imprenditore, un uomo al di fuori del mondo della politica, con un’ideologia anti establishment. Per questo è sbagliato accostare la figura del tycoon a quella di Berlusconi. Il Cavaliere, quando vinse le elezioni in Italia, salvò l’establishment precedente, portando al governo gli ex democratico-cristiani, i leghisti e gli ex del movimento sociale. Trump invece è arrivato in politica lottando contro la classe dirigente, cercando di estromettere anche i repubblicani. Il partito pensava di indebolirlo lasciandolo solo contro tutti, invece l’idea che fosse un candidato indipendente ha rafforzato la sua immagine.
Dove ha sbagliato Hillary Clinton?
A decidere l’esito delle elezioni sono stati solo 110 mila voti. Ma se anche Clinton avesse vinto in modo risicato, sarebbe stata lo stesso una sconfitta. Il suo risultato è stato deludente, mentre quello di Trump sorprendente. C’erano dei limiti innati nella campagna elettorale di Hillary: il suo passato, gli scandali e le sue qualità da candidata che non hanno esaltato e non hanno creato abbastanza entusiasmo fra gli elettori democraticiC’erano dei limiti innati nella campagna elettorale di Hillary: il suo passato, gli scandali e le sue qualità da candidata che non hanno esaltato e non hanno creato abbastanza entusiasmo fra gli elettori democratici. Poi non è riuscita a trovare un messaggio all’altezza del Change di Obama. Alcuni di questi errori potevano essere risolti o comunque minimizzati, ma la tendenza di Hillary a proteggersi dalla stampa, ad alimentare dubbi e sospetti sulla sua persona perché poco trasparente, non l’hanno aiutata. Si è costruita un’immagine sbagliata: quella della donna di potere di cui non ci si può fidare.
Cosa dobbiamo aspettarci dai prossimi quattro anni di presidenza?
È difficile dire in che modo il presidente Trump sarà diverso dal candidato Trump. Ci vorrà qualche mese per capire davvero quello che ci aspetta. Lui ha cambiato spesso idea, si è contraddetto ed è sempre stato imprevedibile. Quello che sappiamo, è che si apre una fase totalmente nuova per la politica americana. Gli stessi repubblicani devono capire come rapportarsi con questo presidente che, per quanto aderisca al loro partito, ne è un corpo estraneo. Invece per i democratici si prepara una lunga traversata nel deserto: sono stati estromessi non solo dalla Casa Bianca, ma anche dal Congresso, e ad oggi non hanno dei veri leader nazionali. Manca una classe giovane di quarantenni che possa poi puntare a riprendere il potere.
Quale effetto avrà l’elezione di Trump sui movimenti populisti?
Porterà nuovi consensi. Quello di Trump non è un episodio isolato: è una tendenza che in Europa esiste da anni, dal Movimento 5 Stelle in Italia, a Podemos in Spagna, senza dimenticare Le Pen in Francia e il fenomeno Brexit. Forse per la prima volta il Vecchio Continente ha anticipato il nuovo. La vittoria di Trump contribuirà a rafforzare i movimenti populisti e metterà un po’ di vento dietro alla loro schiena.
Si poteva prevedere la vittoria di Trump?
Trump aveva il 30% delle possibilità di vincere: il suo successo era improbabile, non impossibile, e il fatto che alla fine sia il nuovo presidente non significa che il calcolo fosse sbagliato. La sua vittoria si poteva prevedere. Ci siamo convinti che non fosse possibile perché, a buon senso, era un candidato assurdo. Però i dati e la storia degli americani ci dicevano che questo scenario, per quanto improbabile, si poteva verificare.