L’ultimo ad entrare nella corsa all’Eliseo è stato l’outsider Benoit Hamon, che ha avuto la meglio nelle primarie socialiste: con lui si chiude il cerchio dei candidati alle elezioni presidenziali francesi che si terranno il 23 aprile (primo turno) e il 7 maggio (secondo turno). A meno di clamorosi colpi di scena, saranno in undici a correre per conquistare la poltrona che oggi all’Eliseo è occupata da François Hollande, il grande assente delle elezioni 2017, il primo presidente in carica che rinuncia a ricandidarsi per un secondo mandato nella storia recente della Francia. In corsa ci saranno: Benoit Hamon (Partito Socialista) Marine Le Pen (Front National), François Fillon (Les Républicains) Emmanuel Macron (En Marche!), Jean-Luc Mélenchon (Fronte di Sinistra), Bayrou (Movimento Democratico), Yannick Jadot (Europa Ecologia I Verdi), Nicolas Dupont-Aignan (Debout la France), Philippe Poutou (Nuovo Partito Anticapitalista), Nathalie Arthaud (Lotta Operaia) e Charlotte Marchandise (LaPrimaire.org). In questa selva di nomi, di sicuro sarà della partita Marine Le Pen con il suo Front National, che da partito di nicchia di estrema destra è diventato sempre più ‘di massa’. Ma chi sarà il suo principale avversario? Di questo e della situazione socio-politica francese abbiamo parlato con Stefano Ziantoni, corrispondente Rai da Parigi.

Secondo lei è davvero plausibile una vittoria del Front National?
La Francia è reduce da cinque anni di amministrazione abbastanza negativi: Hollande è stato il capo di governo con meno popolarità in assoluto della quinta Repubblica ed è la prima volta che un presidente non si ripresenta per le successive elezioni. Anche per questo Hamon, non propriamente un politico di professione, alle primarie socialiste ha avuto la meglio su Valls, primo ministro di Hollande. In questo quadro, in cui l’elettorato sembra voler rompere nettamente con il quinquennio precedente allora sì che il Front National potrebbe vincere. Tuttavia bisogna precisare che lo scenario politico è ben diverso da quello che sembrerebbe: è vero che il Front National è in ascesa, ma è un partito che non ha mai visto suoi politici a capo di amministrazioni rilevanti (come per il M5S in Italia), ed anche se è vero che se con la Brexit e Trump gli “anti-sistema” hanno vinto, in Francia potrebbe non andare allo stesso modo.

Rimane tuttavia innegabile la grande credibilità che Marine Le Pen ha acquisito agli occhi dell’elettorato.
La Le Pen è stata la prima a scendere in campo per le presidenziali. Si farà chiamare solo Marine e sarà rappresentata da una rosa dipinta di blu, il colore della destra. Però il blu è legato anche ai repubblicani: già da questo si capisce come voglia rappresentare un punto di riferimento non solo per i frontisti. I suoi messaggi sono rimasti i soliti, ma fanno colpo: dalla lotta all’immigrazione selvaggia all’uscita dall’Europa. Credo sia necessario però chiedersi se l’elettorato francese sia davvero pronto per scenari politici inesplorati, perché, come disse François Mitterrand al Parlamento di Strasburgo il 17 gennaio 1995, “Il nazionalismo è guerra!”. È vero che la globalizzazione non ha prodotto benefici per tutti, ma ripristinare dazi e forme di nazionalismo forse porterà indietro nel tempo un Paese da sempre progressista.

Quali sono, secondo lei, i motivi della crescita del Front National?
La ragione per cui il Front National è cresciuto è che, a differenza degli altri partiti, è stato in mezzo alla gente. Mentre repubblicani e socialisti hanno perso di vista l’elttorato, è stata Le Pen che ha continuato a stare in mezzo alle persone, nelle periferie e nelle grandi città. Così facendo ha conquistato la fiducia di allevatori, agricoltori e altre categorie sociali quasi ai margini della vita politica e che gli altri, così come la globalizzazione ed europeizzazione della politica, avevano un po’ dimenticato. La Le Pen ha bussato casa per casa e non a caso la sua campagna elettorale è iniziata in centri piccoli, dove la gente esprimeva le proprie esigenze e lei le faceva sue: ecco perché di fatto è cresciuta, anche se non è mai arrivata a governare un’istituzione importante. Portando dalla sua parte persino gli operai.

Impossibile quindi vedere la sinistra in corsa per l’Eliseo?
Penso sia abbastanza facile prevedere che i socialisti non avranno possibilità e nel prossimo quinquennio faranno solo opposizione. Ma dalla sinistra viene comunque Emmanuel Macron, ex ministro delle finanze del governo Hollande, che non ha fondato un partito politico, bensì un movimento denominato En marche! di cui lui stesso è il leader. Non so se riuscirà a vincere al ballottaggio, ma credo che comunque riuscirà ad ottenere un numero considerevole di voti, soprattutto dopo lo scandalo che ha travolto il repubblicano Fillon. Del resto anche Macron, come Marine Le Pen, rappresenta il cambiamento e la rottura con la vecchia politica. E i francesi ‘anti Front-National’ potrebbero affidarsi a lui per sconfiggere la Le Pen al ballottaggio, indipendentemente dal loro orientamento politico originario. Il precedente da ricordare è quello del 2002, quando in corsa per l’Eliseo c’era Jean-Marie Le Pen, padre di Marine. Al secondo turno anche l’elettorato di sinistra votò in massa per il repubblicano Jacques Chirac pur di scongiurare la vittoria del Front National: questo è sintomo di grande maturità da parte dell’elettorato francese.

Come stanno seguendo i media francesi l’avvicinamento alle presidenziali?
In Francia sia i giornali che le televisioni danno lo spazio necessario all’episodio quotidiano più importante, che comunque il giorno viene archiviato. Questo è accaduto per le recenti stragi compiute dall’Isis, così come accade per la politica e per la cronaca. Faccio un esempio: lo scandalo sessuale di Hollande è durato 48 ore, in Italia i giornali e le tv avrebbero continuato a ricamarci per un anno. In questi mesi di avvicinamento alle elezioni non posso che continuare ad apprezzare la maturità dei media francesi, perché nessuna notizia riguardante i diversi schieramenti non è mai affrontata da un punto di vista spudoratamente di parte e gli avvenimenti si esauriscono nel tempo necessario per commentarli.