Sabato 28 Febbraio, Ali Khamenei è stato ucciso nei suoi uffici vicino a Pasteur Street. L’operazione, scaturita in seguito all’ordine di procedere dato da Trump, è iniziata con l’interruzione del servizio di telefonia cellulare della zona attraverso degli attacchi informatici americani, che non consentivano a nessuno di contattare la sicurezza qualora si fosse reso necessario dare l’allarme. Intorno alle 6 del mattino, in Israele, sono decollati gli aerei da combattimento dalle loro basi. Alle 9.40, a Teheran, i missili a lungo raggio hanno colpito il complesso dove si trovava la guida suprema dell’Iran.  Ma Stati Uniti e Israele come facevano a sapere che Ali Khamenei si trovasse proprio lì? 

Israele ha trascorso anni hackerando le telecamere del traffico di Teheran. Le immagini criptate venivano trasmesse a server a Tel Aviv, consentendo ai servizi segreti di cogliere informazioni importanti relative agli spostamenti dei più alti funzionari di Stato. Non solo, complessi algoritmi hanno aggiunto dettagli sui membri delle guardie del corpo del leader supremo dell’Iran e dei suoi bracci destri, creando dei veri e propri “modelli di vita”: set di informazioni che ricostruivano la quotidianità di queste persone. E’ stato utilizzato, inoltre, un metodo matematico noto come analisi dei social network per analizzare miliardi di punti dati per scoprire improbabili centri decisionali e identificare nuovi obiettivi da sorvegliare e uccidere.

Telecamere hackerate, immensi data set riguardanti funzionari di stato e guardie del corpo, analisi di social network, hanno permesso a Israele e Stati Uniti di sapere perfettamente dove si trovava Ali Khamenei e a che ora. 

Israele e Stati Uniti, grazie all’operazione congiunta dei loro servizi segreti, sono, quindi, riusciti, ad ottenere un massiccio insieme di dati, che ha permesso loro di conoscere perfettamente la città, ogni singolo spostamento dei suoi uomini forti e rispettive guardie del corpo, e di notare qualsiasi cambiamento o cosa fuori posto.

Quando le intelligence di entrambe le nazioni hanno concordato nell’affermare che sabato 28 febbraio Khamenei avrebbe tenuto un incontro nei suoi uffici vicino a Pasteur Street, hanno ritenuto fosse arrivato il momento di ucciderlo. Aspettare e dargli la caccia in un momento successivo avrebbe significato dare ai servizi segreti iraniani la possibilità di adottare misure evasive. Israele e Stati Uniti, infatti, sapevano che la guida suprema dell’Iran non viveva ancora nascosta. 

 L’uccisione di Khamenei è stata il risultato di una lunga operazione costruita sull’integrazione di dati, algoritmi avanzati, intelligenza artificiale e sofisticati attacchi informatici. Non un’azione improvvisata, ma l’esito di anni di sorveglianza silenziosa e analisi predittive, capaci di trasformare informazioni frammentarie in una mappa dettagliata di abitudini, movimenti e relazioni. 

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