“Il principe azzurro lo puoi anche sposare, ha venduto il castello e fa l’ingegnere”. Così canta Eugenio Finardi in Favola, canzone del 1993. L’autore improvvisa una favola della buonanotte in chiave moderna, mostrando quanta magia si celi nella realtà. Ed è proprio alla realtà, raccontata in chiave favolistica, che rimandano le Storie della buonanotte per bambine ribelli di Francesca Cavallo ed Elena Favilli, edito da Mondadori. Il libro, che ha riscosso tantissimo successo con 470mila copie vendute, è la raccolta di cento biografie o meglio, di “100 vite di donne straordinarie” dedicate alle bambine di tutto il mondo, come recita la dedica iniziale.

Rita Levi Montalcini, Frida Kahlo, Coco Chanel, Marie Curie, sono alcune tra le cento donne presenti nella raccolta. Non più principesse dormienti e sirenette depresse, ad essere proposte come modelli ai quali ispirarsi, sono le donne che hanno fatto la storia del mondo. Oltre all’originalità, la scelta delle due autrici sembrerebbe rispondere al bisogno di proporre nuovi modelli che siano in linea con gli attuali cambiamenti sociali. Conforme a questa tendenza sembra essere anche il colosso dei film di animazione per bambini, la casa cinematografica Walt Disney-Pixar. Nel nuovo film di animazione Coco, uscito nelle sale cinematografiche italiane a dicembre, il protagonista è un bambino qualunque con un sogno qualunque: diventare un giorno un musicista. Non è un supereroe con superpoteri, a contraddistinguerlo sono il coraggio e la determinazione. Insomma, un bambino come tanti, con un sogno nel cassetto e un idolo al quale ispirarsi. La trama è inoltre arricchita da un messaggio toccante: l’eternità dei defunti nella memoria di chi li ha amati.

In questo panorama di cambiamenti nella letteratura e cinematografia per l’infanzia, verrebbe da chiedersi se le tematiche dei racconti del passato possano ancora considerarsi attuali. Secondo Enzo D’Alò, regista di alcuni successi come La gabbianella e il gatto, La freccia azzurra, Momo alla conquista del tempo, assolutamente si. “Anche la trama più semplice della tradizione, come la principessa che deve essere salvata dalla matrigna cattiva – sostiene il regista napoletano – può essere letta come un racconto metaforico che convoglia messaggi più profondi. La struttura narrativa è sempre attuale, così come alcune tematiche universalmente valide in ogni tempo e in ogni luogo”.

“Anche la trama più semplice della tradizione, come la principessa che deve essere salvata dalla matrigna  – sostiene il regista Enzo D’Alò – può essere letta come un racconto metaforico che convoglia messaggi più profondi. La struttura narrativa è sempre attuale, così come alcune tematiche universalmente valide in ogni tempo e in ogni luogo”.

D’Alò chiarisce infatti che esiste una distinzione intrinseca nei generi della favola e della fiaba. Se nella favola si ritrovano gli animali antropomorfizzati per raccontare difetti e virtù del genere umano in situazioni talvolta paradossali, la fiaba si caratterizza per la forte presenza di materiale fantastico e per il fatto di essere svincolata da precisi riferimenti storici e geografici. Vista in questo senso la favola, che ha come fine ultimo quello di trasmettere una morale, degli insegnamenti, al contrario della fiaba è molto legata al tempo perché il suo compito è quello di stigmatizzare i problemi sociali.

Secondo il regista napoletano, ciò comunque non ha reso obsolete le favole del passato rispetto ai nostri giorni proprio per la loro peculiarità di convogliare messaggi universalmente validi. Ed è proprio all’universalità dei contenuti che rimandano le trame dei suoi film di animazione: il rapporto padre-figlio nella sua rilettura di Pinocchio o la ricchezza che risiede nella diversità individuale della Gabbianella e il gatto. Insomma, secondo D’Alò, nonostante riletture, reinterpretazioni e cambiamenti vari, i racconti per l’infanzia del passato, non saranno comunque messi nell’ombra e l’universalità delle loro tematiche consentirà loro di essere apprezzate anche dalle generazioni future.