In Messico, San Valentino in realtà si chiama “El día de la Amistad”, per celebrare l’amore romantico e l’amicizia in egual misura. “E’ un concetto che non appartiene più alla nostra cultura occidentale, dove ti senti escluso dalla società se non hai qualcuno con cui andare a cena”, spiega Anna Lekas Miller, giornalista freelance e reporter in Medio Oriente, specializzata in temi umanitari e migratori. “Ma non deve essere così: probabilmente hai degli amici che ti vogliono bene e una famiglia che ti ama. Vorrei che le persone considerassero il 14 febbraio solo come un giorno per celebrare l’amore e tutti i suoi modi di manifestarsi nelle nostre vite. Penso che l’amore romantico sia qualcosa di incredibile e da celebrare, se si ha la fortuna di trovare qualcuno con cui si è veramente legati in quel modo, ma penso che lo siano a uguale titolo anche le nostre amicizie, le nostre comunità e le nostre famiglie”.
Il 14 febbraio può essere un giorno qualunque per molti e per altri un momento di condivisione e dimostrazione d’amore. Ma quando si parla di coppie a distanza è tutto un po’ più difficile da visualizzare. Miller, che si occupa di politiche internazionali e del loro impatto sociale, ha raccontato tutto questo nella sua ultima pubblicazione, Love Across Borders, un libro-testimonianza che uscirà nelle librerie inglesi il prossimo giugno. Qui racconta la sua esperienza personale e quella di tante altre coppie che si sono ritrovate divise dalla pandemia.
“Il mio compagno viene dalla Siria. Ci siamo conosciuti e innamorati a Istanbul, in Turchia, dove lavoravamo entrambi come giornalisti. Ma io sono americana e lui siriano e le nostre nazionalità ci permettono libertà di movimento molto diverse. Quando è scoppiata la pandemia, il mio compagno è stato cacciato dal Paese: è stato rimandato in Iraq solo perché aveva già svolto un incarico là.
Il libro “Love across the borders” racconta quanto i passaporti condizionino e, a volte, impediscano l’amore: la pandemia e la migrazione, per coppie inter-nazionali, sono state e sono esperienze cruciali. Così è nata anche la community #loveisnotourism che si è battuta per il diritto alla mobilità durante il Covid-19
Io ho potuto trasferirmi con lui solo perché, prima di tutto, ho un passaporto americano e poi sono giornalista. Quindi è stato difficile, ma non impossibile. Non posso dire lo stesso di tanti altri casi: mi sono chiesta quante persone si fossero imbattute in questa situazione come questa e fossero state costrette a lasciarsi, a vivere separate o a subire leggi e ingiustizie burocratiche”. Con questo libro, l’obiettivo di Miller è denunciare il privilegio dei passaporti europei e nord-americani: le persone che provengono da Paesi in guerra o Paesi impoveriti fanno più fatica a entrare legalmente in uno Stato ricco.
“Sono rimasta sorpresa dalla forza dell’amore: ci sono certe coppie che si sono spinte oltre alla frontiere, oltre i visti, che hanno rischiato la propria vita per restare con le persone che amavano per continuare a stare insieme a prescindere da tutto. Alla fine, l’amore è il fil rouge fra le storie che ho raccolto da tutto il mondo.
Le restrizioni di viaggio imposte dal Covid-19 hanno reso tutti uguali: nessuno poteva vedersi, nessuno poteva lasciare il proprio Paese per trasferirsi in un altro. Anche chi ha il privilegio di avere un passaporto che consente l’accesso a quasi tutti i confini non ha potuto fare altro che aspettare e rimanere a casa.
La giornalista Anna Lekas Miller: “Io sono americana e mio marito siriano. Le nostre nazionalità ci permettono libertà di movimento molto diverse. Quando è scoppiata la pandemia, il mio compagno è stato cacciato dal Paesee rimandato in Iraq.”
In generale,la pandemia ha inghiottito tutte le relazioni sociali dando al San Valentino un sapore diverso. Lo sanno bene i componenti della community #loveisnottourism, gruppo che si è organizzato all’inizio del 2020 – agli albori dell’emergenza sanitaria – per far fronte a quel legame affettivo a distanza che in quei mesi è stato spesso messo in secondo piano dallo Stato. Se le coppie italiane hanno dovuto pazientare qualche settimana per riabbracciarsi e le coppie con passaporti dell’area Schengen hanno festeggiato il ricongiungimento con il decreto del settembre 2020, le persone che hanno deciso di intraprendere una relazione con un cittadino di un Paese fuori da quest’area hanno visto la luce in fondo al tunnel troppo tardi. “Il gruppo “Love is not tourism” è nato proprio per affrontare il problema della mobilità in tempi di Covid perché l’amore non è mai stata una questione turistica ma di affetto sincero”, ci spiega Alessandra Johanna Leo, fondatrice della community.
L’Italia, infatti, ha assunto da sùbito il ruolo di primo della classe e il gruppo ha esercitato fin da subito una pressione forte verso il governo 5Stelle che superava la questione definendola di poca importanza. “Non abbiamo mai messo in dubbio la scelta di chiudere le frontiere per contrastare l’emergenza sanitaria, era comprensibile e necessaria. Ma non eravamo viaggiatori alla ricerca di avventure: eravamo partner ancora più lontani di quanto abituati e impossibilitati a raggiungere la nostra metà”, continua Johanna, riassumendo l’angoscia che queste coppie hanno vissuto, non per loro volontà.
- Coppia riunita grazie a #loveisnottourism, lei biellorussa e lui italiano
- Coppia riunita grazie a #loveisnottourism, lei italiana e lui americano
- Coppia riunita grazie a #loveisnottourism, lei italiana e lui bosniaco




