Anna Napolitano è la titolare di una bottega senza nome in zona Magenta. La frenesia di viale San Michele del Carso è appena riflessa dalle sue vetrine sospese. Alziamo la testa e vediamo che non c’è un’insegna che targhi questi quindici metri quadri: “A dirla tutta, un nome questo posto ce l’ha: Da Franco” – Anna mi dice, riferendosi all’attività da lei acquisita quattro anni fa dal calzolaio Franco.
Anna è una donna che emana il fulgore dei suoi quarant’anni: ha i capelli ricci, un volto roseo e due occhi castani, scuri e insondabili, come le antiche icone sannitiche dell’Irpinia, suo luogo d’origine. Quando si presenta schiude un sorriso puro, di quelli che solitamente si riservano agli amici di lunga data. La sua vita da calzolaio è iniziata a quarant’anni, quando ha deciso di ripartire da zero: “Ma non hai avuto paura?”, le chiedo. “Essere femmina e aprire un’attività che non conoscevo è stata una sfida vera – risponde –. Ma credo che la vita consista in due cose: è breve e puoi sfidarla, pur sapendo che potresti perdere”.
È profonda Anna quando parla e ogni sua parola è carica di significato: “Sai, penso che la vita sia dura. Ma proprio per questo vale tutto. La vera paura mi spaventa di più del non avere coraggio”. La sua bottega è un luogo metafisico, dove alle scarpe si avvicendano stampe e cataloghi di mostra: “Ho voluto circondarmi di questo perché credo che nella bellezza ci sia la salvezza”. Il contatto con i clienti è la cosa che più la gratifica nel lavoro, perché ogni persona ha sempre da insegnarle qualcosa. In questi anni racconta della nascita di amicizie sincere, come quella con una storica dell’arte che un giorno la invitò a prendere un the: da allora, è nata una bella amicizia.
Con questa e altre storie Anna riesce a persuaderci che Milano, città all’apparenza algida, può restituire il calore da piccoli anfratti. Come la sua bottega senza nome.